Di nuovo con la valigia di cartone? Non solo la "fuga dei cervelli" priva il nostro paese di giovani promettenti e di un ricambio generazionale equilibrato: una meno attesa ma corposa "fuga di braccia" è in corso presso altri strati della popolazione. Molti addetti dell’industria e dell’edilizia sono stati spinti dalla crisi a cercare lavoro in altri paesi europei, accolti a volte da politiche ostili in materia (vedi Brexit). Nel generale saldo migratorio negativo dell’Italia, una delle regioni con il maggior numero di emigrati è sorprendentemente la Lombardia, area di immigrazione per eccellenza. Nel Mezzogiorno, per effetto delle partenze delle classi in età fertile e da lavoro, si assiste a un vero e proprio "tsunami demografico", mentre i tassi di disoccupazione continuano a mantenersi altissimi. Va poi registrata l’emigrazione di pensionati verso mete con clima buono e costo della vita basso.
Letto per un corso universitario - breve, ma ben scritto. Interessante e comprensibile, adatto anche ad un pubblico più ampio che voglia informarsi di più in materia.
Interessante saggio di uno dei massimi studiosi di questioni migratorie e di politiche del lavoro. Il saggio cerca di trarre le fila della nuova emigrazione italiana, delle ragioni che la muovono e della sua complessità. Molto illuminante sotto vari aspetti, soprattutto nel disinnescare notizie un po’ troppo “lucidate” della famosa “fuga dei cervelli”, che esiste ma è anche affiancata da una più prosaica “fuga di braccia”. Interessante anche l’analisi delle emigrazioni di rimbalzo, dei meridionali che emigrano nel nord Italia e proseguono il percorso migratorio all’estero, sovente nel Nord Europa. In definitiva il saggio permette di analizzare in modo compiuto il fenomeno della nuova emigrazione italiana e delinearne i tratti fondamentali in modo chiaro e lucido.