Una fiaba nera e misteriosa che si svolge tutta in una notte, fino all'alba. L'incanto sospeso della fiaba si affianca alla capacità del romanzo di andare fino al fondo dell'animo di due adolescenti di fronte alla morte della madre. Che vorrà dire per loro la perdita di ogni sicurezza, compresa la casa dove trascorrono questa inquieta vigilia del loro destino, che è la veglia funebre definitiva della fanciullezza. La notte e il bosco sono l'ambiente in cui i due fratelli affrontano le proprie paure, in un'atmosfera misteriosa in cui gli inserti della fiaba modulano su variazioni minime l'attesa e l'angoscia, ma anche le speranze per il futuro.
Vive a Budrio, in provincia di Bologna. Il suo esordio letterario risale al 1997, con il romanzo Dei bambini non si sa niente, edito da Einaudi nella collana Stile libero; il libro, vincitore nel 2000 del Premio Elsa Morante opera prima, fa ottenere alla scrittrice un grande successo di pubblico e di critica, suscitando anche scandalo e polemiche per il tema trattato. Il romanzo è stato tradotto in dodici paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Nel 2009 è stata fra gli ospiti del festival letterario Mondello Giovani dedicato agli autori di nuova generazione.
Cate, Matt, Billo: fratelli, orfani, soli, insieme per l'ultima notte a ricordare, a confidarsi, a stringersi. Cate racconta una favola, piena di gioia e dolore, con un lieto fine: all'alba della nuova vita c'è speranza.
Cat, Mat e Francesco (aka Billo) sono tre fratelli particolarmente sfortunati (e dai nomi un po’ surreali per abitare nei pressi non meglio precisati di Bologna ed avere origini calabresi). Non si capisce bene quanto tempo prima, ma hanno perso il padre e la vicenda si apre a pochi giorni dalla morte della madre. Sono tutti minorenni ed, essendo orfani, molto probabilmente verranno a breve separati e dati in affidamento. Mat, il ragazzo sui quattordici/tredici anni, oltre ad essere, a quanto sembra, un accanito fumatore di Marlboro, ha anche intenzioni serie. Non volendo essere separato da ciò che gli resta della sua famiglia, si arma (nel vero senso della parola) con il fucile del padre per tenere lontano gli assistenti sociali. Al momento, però, è notte e, quindi, a giro non c’è nessuno a fare da bersaglio. La notte trascorre tra Cat che racconta una fiaba, discussioni, passeggiate a notte fonda nel bosco, discussioni, Cat che racconta una fiaba e ancora blablabla vari… Ma è bene che mi fermi qui, perché vi ho già rivelato le prime cinquanta pagine del libro (ed essendocene 113, meglio mi taccia).
Nella mia ignoranza, devo ammettere che, quando ho visto la copertina e (in particolare) il titolo del libro, ho subito pensato fosse il libro da cui avevano tratto ispirazione gli autori della sceneggiato televisivo Brothers & Sisters. No. Forse non ho beccato il libro giusto per conoscere quest’autrice, ma il suo stile telegrafico (soggetto+verbo+complemento+punto) e il triste dato che l’unica punteggiatura presente, oltre ai punti interrogativi/esclamativi, sono il punto e la virgola, non mi incoraggeranno a leggerne altri. La conclusione non porta a nulla (non si sa se i fratelli verrano separati o no); non viene spiegato nulla di quello che è successo (ad esempio, come è morta la madre, perché i fratelli non hanno parenti che potrebbero accoglierli in casa e non costringerli alla separazione). Insomma, il tutto si riduce ad una semplice chiacchierata-notturna/raccontami-una- storia/nota-le-somiglianze-tra-la-nostra-storia-e-la-fiaba fra fratelli.
Un racconto lungo. Un flash che si esaurisce in una notta di lunga attesa per tre fratelli rimasti oramai orfani nell'attesa dell'assistente sociale che verrà a prenderli. Una avventura fisica nel bosco e psicologica nella paura per il futuro e un ex-cursus del passato. Un po' frammentato ed incompleto, interessante l'argomento ma la narrazione rimane incompiuta. Surreale e poco efficace.
Okay, non è esattamente il libro più riuscito della Vinci, e per dirlo io che la amo alla follia vuol dire che è proprio vero. È un romanzo stanco. Parte lento, continua lento, finisce lento. Pur essendo brevissimo, il che è davvero assurdo. Al di là di ciò, come sempre è da apprezzare la capacità della Vinci di dire molto in poche pagine, anche se, ribadisco, in questo libro l'operazione non è del tutto riuscita. Degna di nota, in compenso, è l'ambientazione, questo notturno di campagna dalle sfumature inquietanti che a tratti mi ha riportato alla memoria uno dei primi racconti di Joyce Carol Oates.