Flâneur inveterato, illuminista paradossale e lieve, Flaiano passeggia per Roma e la guarda tranquillamente deteriorarsi. Luoghi comuni, accademismi, velleità, mode e vezzi di una cultura che, sul finire degli anni Sessanta, si parla e sparla addosso sono l’oggetto e il bersaglio di questo libro postumo, straordinario nella sua ilare, fulminante icasticità. Miscellanea di racconti, aneddoti, ricordi, graffianti definizioni e struggenti o disilluse passioni, "La solitudine del satiro" è attraversato da un sentimento intellettuale che pochi dei nostri scrittori hanno l’intelligenza messa al servizio del disincanto, una lucidità che è insieme cinica e malinconica, ma non riesce a velare l’amore per la letteratura e quello, ostacolato, per la vita, che può anche trovarsi in guerra proprio con la letteratura.Sempre deambulante fra i generi letterari, giornalistici e cinematografici, poco sedotto insomma dall’architettura chiusa del romanzo, negli ultimi anni, trascorsi ormai i tempi degli «amici del “Mondo”» e di via Veneto, tramontata la stagione degli scambi intensi e folgoranti – Flaiano non rinuncia a posare sul mondo che lo circonda, e che sempre meno gli somiglia, il suo occhio acuto e beffardo di irregolare, di outsider. Alla fine sarà confortato solo dalla propria ironia.
Flaiano wrote for Cineillustrato, Oggi, Il Mondo, Il Corriere della Sera and other prominent Italian newspapers and magazines. In 1947, he won the Strega Prize for his novel, Tempo di uccidere (The Short Cut). Set in Ethiopia during the Italian invasion (1935–36), the novel tells the story of an Italian officer who accidentally kills an Ethiopian woman and is then ravaged by the awareness of his act. The barren landscape around the protagonist hints at an interior emptiness and meaninglessness. This is one of the few Italian literary works (which has been constantly in print for sixty years) dealing with the misdeeds of Italian colonialism in Eastern Africa. In 1971 he suffered a first heart-attack. "All will have to change", he wrote in his notes. He put his many papers in order and published them, although the major part of his memoirs were published posthumously. In November 1972 he began writing various autobiographical pieces for Corriere della Sera. On November 20 of the same year, while at a clinic for a check-up, he suffered a second cardiac arrest. His daughter Lelè, after a long and grave illness, died at age 40 in 1992. His wife Rosetta Rota, sister of composer Nino Rota, died at the end of 2003. The entire family is buried together at the Maccarese Cemetery, near Rome. [edit]Flaiano's Rome Flaiano's name is indissolubly tied to Rome, a city he loved and hated, a caustic witness to its urban evolutions and debacles, its vices and its virtues. In La Solitudine del Satiro Flaiano left numerous passages relating to his Rome. In the Montesacro quarter of Rome, the LABit theatre company placed a commemorative plaque on the facade of his house where he lived from 1952. Critic Richard Eder wrote in Newsday: "To read the late Ennio Flaiano is to imagine a bust of Ovid or Martial, placed in a piazza in Rome amd smiling above a traffic jam. In his antic, melancholy irony, Flaiano wrote as if he were time itself, satirizing the present moment."
"Il calabrone entra nella stanza illuminata, va a battere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili. Rumore secco delle sue zuccate. Dopo un po’ si acquatta per riprendere forze. Ricomincia contro la lampada, le pareti, i vetri e daccapo la lampada. Infine cade sul tavolo, zampe all’aria, la mattina dopo è secco, leggero, morto. Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato." (p. 125)
"Il successo alla moda si ottiene con la pubblicità e si paga con la prostituzione alla folla. Invertendo l'ordine dei fattori il successo non cambia, diventa forse più duraturo, perché 'sofferto'. Il successo ottenuto col merito e pagato con l'indifferenza annoia il grosso pubblico e, da qualche tempo in qua, anche gli altri." (Settembre 1957)
Flaiano, tutto indistintamente, � un potentissimo antidoto, una pozione, un nepente! Libriccino prezioso di ironia a sciabola e cornucopia di invenzioni. Flaiano nel suo elemento conferma che � vero che il progresso � novantanove cose che peggiorano contro cento che migliorano ma c'� qualcuno che le conta e qualcun'altro che le pesa. Cosa sia un satiro, lo sapete. Perch� � solo? E' libero, mica si conforma, mica fa il piacione. Poi guardatelo, alla fine non si rimane nemmeno soli, certo c'� meno gente intorno, ma noi non li contiamo. Scritto appena ieri. su wiki trovate decine di citazioni: il copianicolla no per favore. Siamo l'unico paese che riesce ad arruffianarsi - rimanendo sempre nella posa in cui la gag fu ideata - anche i battutisti gi� morti. Pensando all'Italia e a quanto c'� ancora di vero nei bersagli scelti da Flaiano mi pare quasi miracoloso scrivervi tramite internet. I segnali di fumo, fatti con l'incenso mi parrebbero pi� appropriati.
Un libro da centellinare, risfogliare, gustare. Un po' come il caffè al mattino. O un amaro bacio della buona notte. Piccoli scorci di vita, di pensieri. Sguardi taglienti sull'Italia del secondo novecento che rimane fin troppo simile a ciò che viviamo e osserviamo oggi. "Oppure: aver lavorato tutta la vita, detestando ogni forma di sopraffazione de di violenza. onorando il padre e la madre, amando il prossimo, rispettando la roba degli altri e fornicando il puro necessario e infine accorgersi che la descrizione del presunto assassino è la stessa che un amico in buona fede potrebbe fare di noi."
Noto anche come i "Via Veneto Papers" in inglese, “La solitudine del satiro” è una raccolta di pensieri e di articoli usciti a più riprese sul “il Corriere della Sera”, “Il Mondo” e altri giornali, ove Flaiano osserva la realtà con lo sguardo distaccato, come un alieno travestito che si muove curioso tra gli umani. Nella versione americana c'è una recensione che riassume perfettamente Flaiano: "Leggere il compianto Ennio Flaiano significa immaginare un busto di Ovidio o Marziale, collocato in una piazza di Roma e sorridente sopra un ingorgo."
Fa sorridere poi leggere le pagine dedicate alla genesi della 'Dolce Vita': «Sto lavorando, con Fellini e Tullio Pinelli, a rispolverare una nostra vecchia idea per un film, quella del giovane provinciale che viene a Roma a fare il giornalista… Il film avrà per titolo La dolce vita… Uno dei nostri luoghi dovrà essere forzatamente via Veneto... Il giovane provinciale è già ben piazzato, guadagna, e uno di quei giornalisti prodotti dalla civiltà della sensazione, cioè racconta gli scandali, le fesserie che fanno gli altri. Si è lasciato adottare da quella stessa società che lui disprezza».
Osservazioni intime, amori miti, profonde amarezze; Intuizioni brillanti, ritratti disillusi. Potrei andare avanti all'infinito, senza veicolare la portata deliziosa di questi scritti: è senza dubbio più saggio iniziare a leggerli.
C'è tutta una superiore capacità di sondare la realtà, prevedere il futuro, anticipare i disastri, con un'impeccabile ironia che illustra la realtà sociale e culturale italiana in tutto il suo splendido e roboante fallimento
Ennio Flaiano was Fellini's favourite screen writer (8½, La dolce vita, La strada), famous for his pithy aphorisms. This collection of his journalistic writing includes a few gems:
"In Italy, in fact, the shortest line between two points is the arabesque."
"Fascism is divided into two parts: fascism itself and anti-fascism."
"(Mae West) appears to us today as a Mayan goddess of the steam age."
"It is well known that one of the Italian characteristics is that of flying to the aid of the winner."
A slightly different version of this book is available in English as The Via Veneto Papers.
oggi il comunista è un partito conservatore e reazionario, che non vuole fare rivoluzioni e si accontenta che gli altri partiti lo credano capace di farle...dall'altre parte abbiamo un partito confessionale-economico.. nessun altro paese al mondo si trova in una simile assurda e antistorica situazione..
Lo scopo di questi libri è di essere riletti, di farsi riprendere… Ennio Flaiano è diventato un amico. Silenzioso ma affidabile. Paziente ma irremovibile. Onesto fino a soffrirne. Amante della libertà sua* e rispettoso di quella degli altri: sa attendere i tuoi tempi, non chiede continuità di attenzione, ma ogni volta che gliela rivolgi, anche per brevi momenti, sa comunicarti qualcosa**: una riflessione a volte amara, a volte ironica, ma sempre arguta. E ti trovi a condividere le sue acri e sottili descrizioni della società, dei comportamenti,… e a sorriderne amaramente per la loro sconcertante attualità!
Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.
Al solito un grande Flaiano, più maturo e più cattivo anche rispetto al passato e quindi meno brillante, ma assai più profondo. come al solito aveva capito tutto, dell'italia di allora e dell'italia di sempre