Roma è stata mille Anna Magnani. Una di quelle donne che urlavano quando Monzón picchiava Benvenuti. La madre dei ragazzini del Bambin Gesù, di quando la luce di Monte Mario calava dentro l'Olimpico di Chinaglia, di Ciccio Cordova, di Bruno Giordano e di Totti. Gloria e struggimento. La Roma delle verduraie, dei pizzicagnoli con la brillantina e lo zinale immacolato. Di quando ci si baciava dentro la Cinquecento o si faceva l'amore nei parcheggi. Del sesso di Pasolini che, nello scatto di Dino Pedriali, sopravvive alla sua morte. Dei testacoda sulla Nomentana. Quella Roma, che oggi sembra sepolta nella distruzione, prepara invece in questo romanzo la riscossa per battere il mondo infame. Una sghemba autobiografia topografica, dove memorie personali e racconti di personaggi tanto veri da sembrare romanzeschi si intrecciano alle mutazioni di una città scintillante e livida, plebea e maestosa, madre e meretrice, pura e criminale, sempre oscena, che da millenni si allena ogni giorno al «gioco dell'immortalità».
Roma era una visione. Roma è sempre una visione quando decide di fermarsi smemorata. Di assentarsi dal mondo. Di cancellare il suo stesso passato. Roma è la meraviglia quando emerge dal nulla. È un maschio-femmina nudo; enorme e invisibile; un remoto console che si apposta concentrato con il gladio in mano. Roma è una specie di fotogramma che cattura l'eternità.
Aurelio Picca è nato ai Castelli Romani (Colli Albani). Ha pubblicato, tra gli altri, la silloge Per punizione (Rotundo 1990), la raccolta di racconti La schiuma (Gremese 1992), e i romanzi L’esame di maturità (Giunti 1995, Rizzoli 2001), I mulatti (Giunti 1996), Tuttestelle (1998, premio Alberto Moravia, Superpremio Grinzane Cavour), Bellissima (1999), Sacrocuore (2003), Via volta della morte (2006, nuova edizione Bompiani 2014), Se la fortuna è nostra (2011, premi Hemingway e Flaiano), tutti per Rizzoli; e, per Bompiani, Addio (2012), Un giorno di gioia (2014) e il poema civile L’Italia è morta, io sono l’Italia (2011). Nel 2016 è uscito Capelli di stoppia. Mia sorella Maria Goretti per le edizioni San Paolo, e nel 2018 per Einaudi Arsenale di Roma distrutta (premio Roma 2019). Ha scritto di arte, letteratura, cinema, cronaca per le più importanti testate nazionali; tuttora collabora al Corriere della Sera e La Lettura, Il Foglio, Il Giornale e la Repubblica.
fatemi capire, Aurelio Picca è il più grande scrittore italiano contemporaneo e voi non mi avevate detto niente? Cornuti!
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il libro non ha una vera e propria trama; scorre attraverso capitoli brevi e disincantati, tra il barocco e il kitsch, con il compito poco ingenuo di ricreare un'atmosfera elegiaca, non di rimpianto ma esaltata, maniacale: tra Chinaglia, Long John per i laziali ed er gobbo per i romani, e le melodie del Califfo che creano la neve a Roma dove la neve non c'è quasi mai, tra la banda di Leonardo Cimino e quella di Castellani, tra il sesso nei parcheggi e quello di Pasolini, l'unica cosa rimasta ancora in vita nelle scatti di Dino Pedriali dove Pasolini è già un uomo morto. In tutti gli aspetti di Roma, Picca cerca questa originaria confusione delle energie e dei valori, delle forze della vita e di quelle della morte, dice Emanuele Trevi. ed è centrato il paragone con gli eroi e i banditi di Odessa dei racconti di Babel. Sempre feroce, sempre estremo, Aurelio Picca ricerca l'anima nei bassifondi, lo fa con realismo spietato e maniaco, trova un'anima persino negli assassini più feroci. Premia l'audacia e il coraggio delle imprese, bandendo l'etica dal suo dialogo con Roma, ora intenso e poetico ora rapinoso e violento. Non ci sono aneddoti, ma sentimenti disperati. A Aurelio Picca non interessa un omicidio qualsiasi, una rapina qualsiasi, interessa il primo omicidio, la prima rapina: connotazione epica che fa da sfondo a tutto quanto il libro. Mi è venuta una gran voglia di leggerne altri.
Adesso Roma è piena di criminali in pantofole, inciviliti; tipi che , se devono fare il lavoro sporco, lo fanno fare addirittura ai politici. Sono identici ai preti pedofili. Invece i criminali e gli artisti di quella Roma, e Roma con essi, erano pagani e cristiani insieme. Uccidevano perché contro il mondo. Scrivevano e dipingevano per lo stesso motivo. Perfino Ludovico De Sanctis: il più grande rapinatore a mano armata e crudele sequestratore di Roma, detto Lallo lo Zoppo. L'uomo che rapì il signor Palombini, il re del Caffè. Anche lui, anche Lallo che, ucciso il Palombini, lo prende a martellate e lo infila in un congelatore, aveva un'anima. Ho una sua poesia dedicata alla moglie Daniela, che non farò mai leggere a nessuno
Sono alquanto perplesso nel dire la mia su un libro che ha sì il grossissimo merito di non parlare della solita Roma degli intellettuali, dei salotti bene, degli avvocati, architetti, ingegneri, magistrati di cui la stragrande maggioranza dello storytelling attuale vorrebbe convincerci sia fatta la Capitale. Qui si parla di tempi e persone sporche, basse, infide e criminali... però con troppa autocelebrazione, troppa indulgenza e non sufficiente introspezione. D'altronde, in un libro così corto, forse non c'era spazio. Strana scelta, però: le storie raccontate e il messaggio al centro dell'opera avrebbero fornito materiale sufficiente per riempire 3-4 volumi della Treccani.
E' un libro originale, scritto molto bene. Da un punto di vista lirico l'ho apprezzato, da un punto di vista narrativo è totalmente informe. Non sapendo come definirlo, lo paragono a un nostalgico flusso di coscienza o a un amarcord romanesco sopra le righe, che ha senz'altro una sua ragion d'essere. Tuttavia c'è un continuo salto in qua e in là, tanto che dopo averlo terminato l'ho preso come una lunga poesia in prosa, dimenticando che al momento dell'acquisto pensavo fosse un romanzo.
Letto per caso, apprezzato molto; ha portato a livelli mai raggiunti prima il mio desiderio di conoscere quella Roma di mia madre e dei mie nonni, e che invece non ho mai visto, quando i delinquenti li riconoscevi dalla pistola e non dai soldi. Credo che andrò a cercarmi altri libri scritti da Picca.
Picca è un autore sui generis e in questo piccolo libro, poco più di 100 pagine, ha deciso di parlare di sè, della sua vita, di quella che chiameremo da moralisti o bigotti: errori, cattive compagnie… Mentre si mette a nudo lo fa con garbo. Non ammicca al lettore, non cerca di piacere per forza. Ma in tutta la sua storia, dei suoi strani, spesso ai confini dell’ illecito, mentre rimpiange la sua gioventù Picca non fa altro che narrare il grande amore: Roma. Una Roma ormai lontana, gretta. Ma verace. Un libro malinconico di un passato che non tornerà più. Dei veri romani, della romanità, di box- inteso come sport-, di uomini e donne di storie piccole che però sono forse la Roma meglio descritta del XX secolo. Se amate Roma e non volete leggere il solito libro patinato leggete Picca. E poi commentate qui sotto.
An ode to a vanished Rome... A Roman version of Nick Tosches. "Rome was magical and dark. Underground. The nights were punk. It was the last dark, sensual and dramatic Rome. Animal." Rome is dead... https://www.youtube.com/watch?v=rW77y...
This book in my opinion is too fictional. The point of view of this writer is the image of an ancient city in 1960 where it makes a comparison between the image of cinema, actors and writers and popular Neighborhood crowded of people. In this book the protagonist has a very hard life when it cames in Rome.