Uno degli uomini più potenti e in vista di Siena, guru della comunicazione del Monte dei Paschi, per vent'anni ombra di Giuseppe Mussari, capo indiscusso della banca, il 6 marzo 2013 precipita dalla finestra del suo ufficio dopo aver avvisato la moglie che stava tornando a casa. Per la procura fin da subito è suicidio. Eppure il cadavere ha ferite dovute a una colluttazione. Un giallo italiano che ricorda i casi di Roberto Calvi e Raul Gardini. Un'inchiesta chiusa con troppa fretta, mille buchi e clamorosi errori nelle indagini. Questo libro entra nella scena del delitto attraverso documenti inediti e mette in fila fatti, perizie, lacune, testimonianze decisive. Un racconto attento e appassionato, minuzioso e pieno di suspense, che conduce il lettore a un passo dalla verità. Davide Vecchi ha seguito fin dall'inizio le inchieste relative a Mps. È a processo con Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, per aver pubblicato le mail che il manager aveva inviato all'amministratore delegato due giorni prima di morire. Un processo singolare, oggetto di interrogazioni parlamentari, del quale si è occupato anche il Global Freedom of Expression della Columbia University di New York, ritenendolo un tentativo di limitare la libertà di stampa.
Ha studiato Scienze Politiche presso l'Università di Perugia e successivamente Filosofia politica a Milano, ha iniziato a scrivere di cronaca su Il Messaggero della redazione Umbra. Trasferitosi a Milano per entrare alla scuola di giornalismo Walter Tobagi, è stato chiamato a lavorare per il primo giornale on-line Eday e per Metro. Poi per Venerdì di Repubblica e per l'Espresso. Per il settimanale pubblica lo scoop sul nuovo filone dell'inchiesta sul Mostro di Firenze legato alla scomparsa del medico perugino Francesco Narducci e al presunto scambio di cadavere. Nel 2004 passa ad Adnkronos dove si occupa principalmente di politica. Nel 2010 approda al Fatto Quotidiano, dove si occupa di cronaca giudiziaria, seguendo tutte le principali inchieste: il caso Ruby, MPS, lo scandalo Mose, Mafia Capitale, Banca Etruria e Consip pubblicando, in esclusiva, il verbale di interrogatorio del ministro Luca Lotti, indagato.
È a processo con citazione diretta dalla procura di Siena per aver pubblicato in anteprima le mail con cui David Rossi, manager di Mps che morirà in circostanze ancora oggetto di indagine, comunica all'amministratore della banca Fabrizio Viola la volontà di togliersi la vita accompagnate da richieste di aiuto. Secondo i magistrati senesi Vecchi avrebbe violato il diritto alla privacy, seppure le mail fossero contenute negli atti dell'inchiesta degli stessi magistrati per il presunto suicidio del manager.
Nel corso delle udienze sono stati sollevati molti dubbi sull'atteggiamento del Tribunale e della procura di Siena nei confronti della libertà di stampa, tanto che l'osservatorio internazionale della Columbia University di New York ha denunciato il rischio che si tratti di una limitazione al diritto dell'informazione, ripreso anche dal Resource Center dell'ECPMF, l'European Centre for Press and Media Freedom.
Sul caso Pippo Civati e altri deputati di Possibile hanno presentato una interrogazione urgente al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, chiedendo di "riferire con urgenza al Parlamento sulle modalità discutibili e persecutorie di questo processo”. Mentre il Movimento 5 Stelle, in particolare Daniele Pesco e Giulia Sarti, hanno più volte chiesto al ministro l'invio di ispettori al tribunale di Siena. Sull'intera vicenda è stato avviato anche un procedimento da parte del Csm.
Profondo conoscitore dei segreti della Lega Nord, ha rivelato prima l'esistenza dei conti della famiglia Bossi a spese del partito e l'inchiesta genovese sul tesoriere Francesco Belsito; poi la gestione allegra della Regione Lombardia e del Carroccio da parte di Roberto Maroni, infine la vera storia del nuovo leader Matteo Salvini. Quest'ultimo lo ha querelato quattro volte ma nel gennaio 2016 il gip di Bergamo ha dato ragione a Vecchi su tutta la linea con una sentenza in cui ha sancito, tra l'altro, che non è reato sostenere che Salvini non abbia mai lavorato perché corrisponde anzi al vero.
Tra aprile e maggio 2016 ha rivelato l'intenzione di Matteo Renzi di nominare il suo fidato amico Marco Carrai a capo della Cyber security. Con un'inchiesta pubblicata in tre puntate Vecchi e Massari hanno prima ricostruito la rete di società estere di Carrai e quindi i suoi possibili conflitti di interesse, poi il 19-9-2016 il legame con uomini legati al Mossad e Israele come Michael Ledeen riportando un'inchiesta svolta dalla Cia sulla sua figura, infine lo stop all'incarico chiesto dall'intelligence statunitense al governo italiano.
È stato componente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti dal 2008. Rieletto nel 2013 ha rinunciato all'incarico.
Davide Vecchi è indubbiamente un professionista coraggioso e onora la categoria dei giornalisti in quanto, dopo un attento lavoro di ricerca sulla morte di David Rossi, ne presenta i risultati e prosegue dritto per la sua strada fino a subire addirittura un processo (assieme proprio alla vedova del defunto). La vicenda Rossi presenta due grandi aree di indagine: la prima riguarda il modo in cui il manager morì (suicidio o omicidio) e le modalità con cui furono svolte le indagini subito dopo l'evento; la seconda riguarda invece tutto il contorno della vicenda del Monte dei Paschi e le eventuali trame che avrebbero condotto a ritenere necessario eliminare Rossi, qualora si propendesse per la tesi dell'omicidio o dell'induzione al suicidio. Vecchi fa quel che può e si limita ad approfondire la prima area, in modo peraltro convincente. Per quanto riguarda la seconda tematica, bisognerà cercare altrove. La verità, purtroppo, è ancora lontana e non si sa neanche se verrà mai a galla. Segnalo due ulteriori interessanti fonti di informazioni: la prima è l'ordinanza di archiviazione del GIP di Siena, datata luglio 2017 e consultabile qui; la seconda è il servizio della trasmissione Le Iene sul caso Rossi, mandato in onda ad ottobre 2017, disponibile qui.
Il caso del presunto suicidio di David Rossi responsabile della comunicazione della banca dei Monte dei Paschi di Siena è uno degli eventi più torbidi della torbida storia d’Italia. Oltre a ribadire, cosa ampiamente risaputa, che la giustizia in Italia è qualcosa che fa orrore, Il libro di Davide Vecchi non solo nulla aggiunge a quanto letto e sentito in questi anni su giornali e Tv, ma personalmente mi ha profondamente deluso per superficialità e parzialità. Ha il pregio di essere un libro che si legge in tre orette e si dimentica anche più in fretta.
Volendo l’Autore sottolineare le irregolarità, gli errori e le mancanze verificatesi nel corso delle indagini a volte il testo risulta ripetitivo. Rimane però un valido resoconto del “caso Rossi-Mps” che non vuole indirizzare verso una preordinata conclusione, ma fornisce gli elementi affinché ognuno si costruisca la propria idea, al di là della “verità ufficiale” stabilita dalla Magistratura italiana.
Il giornalismo d’inchiesta sui fatti recenti dell’Italia del terzo millennio svela quanto marcio e quanti segreti ancora si nascondano, complici lobby politiche e finanziarie, ed una magistratura non sempre al servizio della Legge. Questo libro riassume i troppi errori commessi durante l’indagine sulla morte di David Rossi, sottolineando le troppe ambiguità, ed i troppi omissis dei pm responsabili del caso. Viene da chiedersi se costoro siano ancora al loro posto...
Una morte strana, mai indagata correttamente, con rilievi sciatti, prove mai esaminate oppure distrutte a tempo record. L'autore riesce a ricostruire le ciorcostanze della morte di Davide Rossi in modo preciso e convincente. Escono fuori le incongruenze delle ricostruzioni ufficiali, le sciatterie nella gestione dell'indagine e le ingerenze esterne. Come viene ripetuto più volte nel corso del libro, questo non è un romanzo giallo, la morte del manager del MPS è uno dei tanti misteri italiani. Quattro stelline per il lavoro di investigazione e ricostruzione.