Per un artista non è sempre semplice trovare la via per esprimersi e farsi accettare. È un percorso lungo, fatto di «meravigliose cadute e sofferte risalite» – come ama definirle Ghemon – che porta a una profonda conoscenza e accettazione di sé. Lui stesso ha affrontato questa strada, partendo negli anni '80 da una città di provincia, per trovare la sua espressione artistica nel mondo del rap. Passando ore ad ascoltare musica di vario genere, scrivere testi e cantare nei locali, ha costruito la sua carriera un tassello alla volta. Oggi è un artista affermato e ha voglia di raccontare la sua vita, i traguardi e gli incontri importanti, ma anche gli ostacoli e i periodi bui. Per condividere la storia nascosta dietro il palcoscenico che ognuno di noi decide di affrontare. Perché «la perdita ti costringe ad abbandonare una parte di te e comporta una crescita. Artisticamente parlando posso dire di essere passato attraverso il fuoco della sofferenza, ma quando ne sono uscito sono rinato più forte. E felice».
Tre psichiatri, tre pericarditi, sedici traslochi, molte donne, pochi amici, il basket e la musica. La voce narrante, ironica e trasparente, di Ghemon che si autoracconta. Io che amavo già le sue canzoni ho potuto dare loro la rotondità e completezza che meritavano. Se già in macchina cantavo male a tratti malissimo tutto Mezzanotte, ora penso a quanto lui abbia faticato per trovare la sua voce, remando contro tutti, e ho voglia cantare più forte. Un atto liberatorio e catartico. Ognuno con le sue battaglie.
Spinta dall'amore per la sua musica mi sono avvicinata alla sua biografia un po' atipica in cui Gianluca racconta il suo percorso con la depressione. Ho trovato notevole il suo modo di scrivere con semplicità di un argomento così delicato al quale ancora oggi nel 2021 si affibbiano troppi cliché e false informazioni.
Da fan della prima ora, mi stupisco di me stesso nel dare solo 3 stelle a un lavoro di Ghemon. Purtroppo, le ragioni ci sono.
Ghemon e' un gran comunicatore. Uno dei pochi, nel mondo del rap italiano, che ha avuto la forza e il coraggio sin dall'inizio di sperimentare, andare oltre gli stereotipi e rinnovarsi. Il running title richiama proprio questa grande capacita' di Ghemon di cambiare pelle, nell'outfit come nella produzione artistica. Il libro pero' e' un gran parte focalizzato su altro, da qui il mio disappunto. Mi sarei aspettato di piu' sulle sue esperienze artistiche e "pelli" che ha vestito. E meno romanzo harmony.
I primi capitoli scorrono veloci, e raccontano le prima fasi della carriera artistica di Ghemon. Questa e' la parte della storia piu' prevedibile: un mondo prevalentemente analogico dove nessuno ascolta il rap e nessuno conosce l'hip hop. Un mondo di passa parola, cassettine registrate, concerti in luoghi sperduti. Una storia comune a tutti i rapper dell'epoca.
Ma Ghemon e' diverso, e la sua insofferenza verso il rapper medio italiano fa subito capolino. Rapidamente si entra in una fase in cui racconta i dischi che l'hanno reso noto nell'underground. Avrei voluto sapere qualcosa in piu' su "e poi all'improvviso impazzire". Invece il libro diventa un resconto della battaglia (artistica) che Ghemon ha con se stesso mentre si sente ingabbiato dal rap ma vorrebbe cantare e diventare un artista a tutto tondo. (Perche' il rap deve essere una gabbia e il canto l'uscita da quella gabbia? Il canto e' una gabbia a sua volta, seppur diversa.) Non era quello che mi aspettavo, ma alla fine parlavamo di cambiare pelle, giusto?
Dopo di che, e siamo a un terzo del libro, le vicende professionali passano in secondo piano e vengono quasi del tutto messe nel cassetto. Ghemon affronta prima un periodo di malattia fisica, poi quella psicologica: entrambe lo accompagnano fino alla fine del libro. Sono grato a Ghemon per aver condiviso questo aspetto della sua vita, la depressione in particolare, sono storie che nessuno racconta. E nessuno racconta la solitudine, le difficiolta', lo stress, la sindrome dell'impostore e le malattie che stress e instabilita' possono indurre. Questa e' parte piu' sorprendente in positivo, e in positivo perche' i could relate: a quanto parte arte e scienza condividono simili difficolta'.
Pero' la seconda meta' del libro e' praticamente esclusivamente sulla vita romantica di Ghemon. Si allunga in un brodo di storie e storielle d'amore che boh. Me ne sfugge il senso e sanno di harmony. Invece del rapper che capisce le donne, Ghemon pare un uomo come tutti gli altri. Non mi permetto di giudicare Ghemon e la sua vita personale, ma se questa e' pubblicata in un libro, allora mi permetto delle osservazioni oggettive: (1) Se tutti ti ripetono la stessa cosa, non vuol dire che hanno ragione (anzi), ma una ragione c'e' e vale la pena esplorarla. Chiudere tutti con un facile "sono superficiali" non aiuta. (2) Sono i tuoi amici che non ti chiamano, ma anche tu che non chiami loro: it's a two-way road (3) Tanto spazio ai difetti di queste donne, meno ai propri (4) Perche' una donna che non conosci dovrebbe assolutamente conoscere l'universo che ti porti dentro? (5) Perche' Ghemon non dovrebbe venire bloccato sui social se insiste troppo? Perche' l'approccio ironico di Ghemon non dovrebbe essere interpretato come invadente? (6) Perche' quest'altalena in cui o Ghemon e' unico e raro, oppure "ROTTO"? C'e' per forza bisogno di qualcuno che ci consideri perfetti, superiori e unici per non sentirci falliti?
Sempre interessante vedere come ragiona Gianluca in ogni situazione e sapere un po' di più della sua movimentata storia. Grande forza d'animo e un successo meritato.