Selfie maliziosi, Youporn, Grindr, sexting, online dating, scenari politici traboccanti di umori e allusioni sexy, performance oscene e dedali a luci rosse, estetiche morbose a ornamento delle comunicazioni più disparate, live cam, gay-for-pay, gif porno, dickpic, stanze private, dark room, pornhorror, feticismo gotico e barocco, love doli, fucking machine, realcore, lingerie erotica, jockstrap: dissoluto e fastoso, crudo e sovresposto, il porno brulica trionfante dalle maglie del web 2.0 agli scenari urbani, dagli schermi mediatici agli interstizi del quotidiano, invadendo le trame della vita pubblica, surriscaldando le connessioni elettroniche e impregnando di sesso la socialità contemporanea. Benvenuti nella pornocultura. Quali sono le origini, la genealogia e gli effetti di questa scena convulsa? Di quale condizione annuncia la venuta? Cosa sacrificano e battezzano i riti pagani, gli orgasmi multipli e gli scambi di questo teatro dell'osceno senza pareti? Quali nuove frontiere implica la rivelazione degli abissi fino a poco tempo fa inesplorati dai più? Investigando fino alle sue più estreme conseguenze il legame intimo tra l'erotismo e la morte qui in opera, il saggio intravede nell'irruzione della pornocultura, al di là del bene e del male, il declino del soggetto moderno e i primi vagiti di una nuova carne di cui è ormai urgente comprendere la forma, il senso e l'etica.
Ho scoperto la sociologa Claudia Attimonelli guardando un video del SoundMIT, la manifestazione torinese dedicata alla musica elettronica (se dovesse interessare, questo: https://youtu.be/UBvQ_Aww05I). Parlava della musica techno e house, su cui aveva fatto delle ricerche tempo fa. Mi è sembrata una persona con delle idee molto interessanti. In particolare mi ha colpito una sua affermazione: il fatto che le donne impegnate in questo genere musicale sono in qualche modo costrette dal sistema in cui agiscono ad adottare un atteggiamento il più possibile asettico ed asessuato, dove invece, se voluta, una maggiore sessualizzazione dell’aspetto e degli atteggiamenti non dovrebbe essere interdetta.
E’ un argomento che ho trovato molto interessante. Una volta tutti, uomini e donne, sarebbero stati pronti a stigmatizzare l’artista o la professionista che nel suo ruolo mettesse una componente sessualizzata: ecco, si sarebbe detto, una che cerca di farsi strada col corpo e non col talento e le capacità… Non è che poi io abbia una grande conoscenza di questo genere musicale (che comunque non schifo a priori), ma in effetti ho pensato ad alcune musiciste che saltuariamente mi capita di seguire: Giorgia Angiuli, pluristrumentista pugliese che - a prescindere dalle sue eccellenti capacità musicali - si veste in una maniera molto da ragazzina, cosa anche accentuata dal fatto che spesso sceglie di utilizzare strumenti musicali giocattolo (spero che, se dovesse leggere questo mio intervento, non si senta offesa, non è un giudizio negativo); il duo siciliano Giolì e Assia, due tecnomusiciste nelle cui esecuzioni, sempre in posti naturalisticamente bellissimi (l’Etna, l’Islanda, ecc.) sono sempre serissime e paludatissime. Paradossalmente nell’ambiente della musica classica, o anche in quell’area di confine tra la classica e la leggera che sta andando sempre più per la maggiore, una maggiore sessualizzazione sembra aver preso decisamente piede; penso alla pianista Yuja Wang, con schiena nuda e vestiti minimali, all’arpista Micol Harp (Micol Picchioni) che, oltre ad essere bravissima, ha delle gambe superlative e sa di averle, a gruppi musicali come l’Otta Orchestra russa, una eterogenea banda di ragazze piene di gambe e di tacchi, le rumene Amadeus String Quartet o il quartetto d’archi italiano Alter Echo, dove queste ultime non solo sono bravissime ma si fanno fotografare con magnifici vestiti e atteggiamenti da fotomodelle (come non notare i capezzoli che ogni tanto “bucano” prepotenti i tessuti leggeri…) o addirittura dopo una seduta di body painting.
Insomma, la Attimonelli mi ha molto incuriosito, allora ho cercato sue pubblicazioni e ho trovato non il testo in cui affronta il mondo della techno-house, quello grazie al quale il SoundMIT ha ritenuto di offrirle uno spazio, ma quest’altro, che per l’argomento affrontato ho pensato potesse interessarmi, e l’ho ordinato su Amazon.
E in effetti si tratta di un testo molto interessante, scritto a quattro mani con un altro sociologo, Vincenzo Susca. Al di là del fatto di dare puntuali riferimenti bibliografici di qualsiasi cosa si dica (ma forse dipende anche dal fatto che oggi, soprattutto in ambito universitario, c’è il terrore di apparire come ladri di pensieri ed idee altrui), il concetto di base è abbastanza chiaro: dopo la stagione della morte, che nel modo occidentale si è conclusa con le guerre mondiali, è cominciata quella di Eros. La pornografia è il suo strumento, e si è progressivamente insinuata, spesso mascherata e dissimulata, nei media (televisione, cinema), nelle pubblicità, nella moda. Internet ha poi fatto in modo che questo elemento diventasse accessibile a tutti e venisse in qualche modo “sdoganato” e reso meno clandestino di una volta, al punto di arrivare ad un ambito di pornografia “social” e autoprodotta (penso a siti come Onlyfans) e al paradosso che anche le pornostar vere e proprie cominciano a girare video dilettantistici (in cui, va detto, hanno una maggiore libertà di comportamento e di scelta, nonché di divertimento, e forse anche guadagni più interessanti rispetto alle produzioni delle majors del porno) e a metterli sulle apposite piattaforme.
La cosa che ho più apprezzato è la mancanza di moralismo di questo testo; il giudizio sulla “pornocultura”, se c’è, è sostanzialmente positivo. Tuttavia personalmente penso che la dimensione “pornografica”, ovvero il piacere di guardare immagini sessualmente esplicite e/o persone che compiono atti sessuali, sia stato presente un po’ in tutte le epoche, a volte più, a volte meno stigmatizzato dalla morale (il sesso non deve distrarre dai doveri civili, sociali ed economici! E poi si scopre che il maggior consumo di pornografia via internet avviene proprio durante le ore di lavoro…) La preistorica Venere di Willendorf, secondo me, non ha un valore cultuale-sacrale (la solita scontatissima dea della fecondità…) ma puramente pornografico (qualcuno si sarà eccitato a farla e a vederla); nell’antica Roma spesso a teatro aveva luogo la nudatio mimarum, e possiamo immaginare il resto; in tante culture le immagini sessuali esplicite sono un fatto normale, e presso certe popolazioni (tribù indiane-native del Nord America) il sesso di gruppo era prescritto dagli sciamani come un rimedio a quella che oggi potremmo chiamare depressione.
Comunque un libro interessante, e un’autrice da seguire.
O pornô está por tudo. É impossível sair livre dele na sociedade em que vivemos, em que o acesso aos conteúdos pornográficos se tornou mais fácil e anônimo. Todos acessam algum tipo de conteúdo pornográfico porque ele também está imiscuído na nossa cultura, não apenas nos streamings de vídeo de PornTubes e XVideos. Por isso os autores deste livro trabalham com o conceito de pornoerotismo que permeia a pornocultura. Os autores deste livro, dois pensadores italianos, não possuem nem uma linguagem e nem um texto de fácil compreensão ao mesmo tempo que exploram diversos tipos de atividades sexuais que vão das bonecas de silicone até a podolatria, a maioria deles, intermediado através de videos que os apresentam para o público geral. É um livro muito capcioso, que também é um livro corajoso por abordar um tema que - apesar de nossa sociedade de ponocultura - ainda é tabu para muitos que se recusam a pensa e assumir a presença da pornografia em sua vida e como ela os afeta. É preciso, sim, entender como nossa sociedade e cultura lidam com o desejo sexual para poder entender o consumo para o qual ela se submete, mas principalmente o desejo pelo consumo, como forma de aplacar as necessidades mais escusas.
Un libro que trata sobre la evolución y status del porno actual y los traspola a la cultura en general en lo que denomina la "pornocultura". El libro explora y analiza el porno y sus derivados pasando por varios tipos y prácticas e intentando dar una explicación sociológica a cada una de ellas. Es interesante pero, a mi parecer, se queda corto y solo da un pantallazo, me gustaría que profundizará más en su análisis. Por otro lado, es espectacular el uso del lenguaje qué un poco nos traslada a esa pornocultura de la que habla. Curioso libro para tener en cuenta si te interesa abordar el tema.
Excelente lectura. Con mucha ejemplificación y data para armar el discurso. Esto q estoy haciendo - escribir y rate del libro- se diluye en la pornocultura
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