Fastidio. Questo romanzo ha generato in me fastidio. Fastidio per quegli eccessi che trasudano cattiveria gratuita e violenza immotivata. Sarà pure realismo aderente ai fatti storici, ma resta la sensazione che una sorta di sadico autocompiacimento narrativo abbia spinto l'autore a calcare volutamente la mano, forse proprio per essere sicuro di raggiungere un preciso intento: generare disagio e disgusto nel lettore. Non verso quanto raccontato in sè, le vicende di un "re" del male, Amaro, e della sua corte dei miracoli, vera e propria sottoumanità degradata dalla fame, quanto piuttosto verso una macchia vergognosa che insozza la storia relativamente recente di una città, che oggi sembra in pieno rinascimento sociale e culturale. Quella macchia non deve assolutamente dissolversi nel dimenticatoio del tempo, sembra dirci Introna: c'era la Socia, parliamone, come si deve parlare di ogni fiore del male. Non dimentichiamo le storie di quei disgraziati che l'hanno vissuta. Ecco, sembra essere questo l'intento di Marcello Introna che si rivela un narratore di qualità. Sa scrivere, non lo si può negare, e sa raccontare vicende della grande Storia (il bombardamento del porto di Bari con le sue terribili conseguenze), forse troppo taciute, intrecciandole alle esistenze minime di reietti e debosciati. È una storia di miserabili, che vivono di soprusi e sopraffazioni, muovendosi, addirittura come i ben più noti Miserabili, nelle vie intestine e lerce della città. Romanzo iniziato, abbandonato, ripreso e completato a distanza di mesi. Sono contenta di non aver desistito e di aver superato (in parte) quel senso di orrore che una prima lettura aveva suscitato. Sono contenta di aver conosciuto personaggi che, a quanto leggo, sono davvero esistiti. Penso a Lorenzo, in particolare, alla sua dolcezza, al suo senso distorto dell'amore. Lorenzo, vittima di una Storia che sa essere tenera e terribile allo stesso tempo. E penso che Introna sia riuscito a restituire dignità umana a esistenze corrose da una destino di infelicità. C'è un'ombra di Useppe in Lorenzo, è innegabile, però l'autore potrebbe non raccontare tutto, secondo me: una scrittura così diretta può essere, a volte, meno efficace del non detto. D'altra parte, anche La Storia racconta abusi e sopraffazioni, ma la Morante evoca e non dice tutto il dicibile.