Sulle cartine geografiche del Settecento la Verzasca appariva come una piccola piega dell'arco alpino. Per secoli è stata valle di pene e di fatiche, che i suoi abitanti hanno sopportato con silenziosa e ostinata fermezza. Questa civiltà contadina, ormai definitivamente tramontata, si ritrova nelle pagine di "Lungo la strada", opera originale e per molti versi sorprendente nell'ambito della narrativa svizzero-italiana. Senza infingimenti retorici, con una prosa sorvegliatissima e tersa, Anna Gnesa descrive la sua terra con un sentimento di intima e accorata partecipazione. L'opera è distinta in due parti: la prima è quasi una galleria di ritratti, tasselli di un mosaico antropologico in cui spiccano figure di donne forti come querce, o fragili e stroncate "dalla gran malattia che sono gli strapazzi e la povertà". La seconda è fatta di frammenti e notazioni liriche in cui prevale il sentimento, profondamente vissuto dall'autrice, di far parte del processo universale della natura.
Musings on a recently-vanished Valle Verzasca by a person who knew it well and loved it dearly. It was great to read this, despite not being overly familiar with the valley (we would go there often growing up, but just as tourists).
The tidbits here and there in local dialect were enticing. They seem to differ so much from the Lugano/Sottoceneri dialect. I couldn't make head or tail of them.
The latter part of the book (about flowers/animals/etc.) I found less entertaining.