Oltre le sponde orientali del mar Caspio, se si prosegue verso est, si apre una steppa desertica, arida, apparentemente sconfinata. Si può pensare che quello sia l'infinito. Ma continuando a spingersi verso est quella pista nel deserto, sempre dritta e monotona, a un certo punto, quando meno te lo aspetti, inizia improvvisamente a salire. E quando decide di farlo, lo fa sul serio. E un cambiamento netto, brusco, che non lascia agli occhi il tempo di abituarsi. La pianura polverosa dissolve in fretta in un lontano ricordo. La strada s'inerpica in valli sempre più anguste, attraversa fiumi e scollina passi. Continua a salire. L'aria diventa sempre più blu e leggera. La sabbia arroventata dal sole svanisce, al suo posto appaiono lingue di ghiaccio che scendono da montagne vertiginose. I volti delle persone si fanno scuri, solcati da profonde rughe nere e incorniciati da lunghe barbe bianche. Gli occhi però sono a mandorla perché, anche se non sembra, si è già quasi alle porte dell'Oriente. Dal Tagikistan al Kirghizistan, sulle orme di Marco Polo. Uno zaino in spalla, un visto sul passaporto e nessun piano anticipato. Un viaggio di tappe senza fine su mezzi di fortuna, lungo il confine afgano e poi attraverso i monti del Pamir, inseguendo panorami selvaggi su altipiani a 4000 metri d'altitudine, tra bufere di neve e tazze di tè nelle case di fango o nelle tende nomadi. La strada del Pamir, lunga e sottile, desolata e struggente, accompagnata dal sorriso e dal calore della gente degli "stan".
Marco Grippa è nato a Milano nel 1975. È un ingegnere elettronico part time, appassionato di musica e di cucina. Come violinista si esibisce regolarmente con orchestre classiche o con una sua formazione folk irlandese. Ha iniziato a viaggiare in Europa durante gli anni dell’università, per allargare i suoi orizzonti verso Asia, Sud America, Africa, Medio Oriente, esplorando mete insolite come Groenlandia, Pakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kamchatka. Ama viaggiare zaino in spalla, cercando la bellezza della natura e il contatto con la gente prendendosi tutta la libertà che manca nella routine della vita cittadina, e costruendo la sua personalità e le proprie idee a contatto con il mondo vero e non filtrato dai media. Per Polaris ha pubblicato Pamir Express – in viaggio in Asia centrale. Cura il suo sito di fotografia e racconti di viaggi.
Ho ordinato questo libro prima del mio viaggio in Kirghizistan, ma è arrivato poco dopo il mio ritorno. Così è rimasto qualche mese nella mia libreria, un po’ per voler cambiare continente in cui sognare, un po’ perché l’Asia Centrale mi è piaciuta così tanto che non sapevo quando sarei stata pronta a rivivere quei momenti. Oggi, mi sono decisa ad aprire queste pagine sul treno che ogni mattina mi porta a Milano. Il Monte Rosa illuminato dalle prime luci del giorno accompagna questa lettura, che subito mi riporta a quest’estate.
Mi stupisce e un po’ mi fa sorridere che l’atmosfera che si respira negli stan non sia cambiata più di tanto in questi 8 anni. Certo, ci sono molte più comodità, molte più strade, molte più guest house. Ma basta allontanarsi dai centri più battuti dai turisti - perlopiù asiatici - per riscoprire paesaggi felicemente desolati, dove capre e cavalli sono più delle persone. Stesse avventure in Mashrutka, stesse attese su strade dismesse, stessa accoglienza e stessi sorrisi dalle persone che si incontrano. Mi sono ritrovata a mangiare in casa di sconosciuti, trattata come un ospite d’onore. Ho ascoltato moltissime storie di vite difficili, fatte di sacrifici e fatica, ma piene di speranze per il futuro. Quello stesso futuro che sempre più queste nazioni si preparano ad accogliere e che spero non rovini troppo l’autentica magia del loro silenzio.