I saggi che compongono il libro – opera di storici dell’arte, filologi, glottologi – hanno indagato la produzione artistica e letteraria a Genova fra XIII e XV secolo, prendendo in esame, in particolare, l’interazione fra testi letterari e immagini. Campi d’indagine sono stati la poesia e la trattatistica, l’agiografia e l’omiletica; e le immagini dipinte, scolpite, miniate, intagliate – o quelle evocate dalla parola, in latino e in volgare. Temi portanti della vita cittadina, come le devozioni civiche (san Giovanni Battista, san Giorgio), la cultura profana dei poeti in lingua d’oc e quella ecclesiastica degli Ordini mendicanti, l’influenza delle «gentes» aristocratiche e le inquietudini religiose dei nuovi ceti urbani, sono stati analizzati attraverso le testimonianze di protagonisti come il trovatore Simone Doria, l’Anonimo Genovese, o l’arcivescovo Iacopo da Varazze; e il dialogo con le opere di artisti diversi per cultura e per provenienza: dai frescanti della chiesa inferiore di San Giovanni di Prè al maestro lignario tedesco del Crocifisso della Maddalena; dagli scultori pisani della Tomba del cardinale Luca Fieschi al pittore cimabuesco pistoiese Manfredino d’Alberto; dal modenese Barnaba degli Agocchiari al lombardo Giovanni Gagini, fino a un raffinato interprete dello «stile internazionale» come Nicolò da Voltri. “Cittàmondo” aperta ai più vari orizzonti, gran mercato e “piazza” privilegiata per nuove esperienze artistiche, cenacolo di letteratura cortese e originale laboratorio di lingua volgare, Genova tardomedievale si conferma centro pulsante di snodo fra Europa e Mediterraneo, che tanto riserva ancora da scoprire e da studiare.