Nel 1980, per quattro giorni tra il 25 aprile e il 9 maggio, un uomo e una donna si siedono davanti a un registratore per parlare della relazione che li ha uniti per molti anni e che ha attraversato dei cambiamenti ineluttabili. È un colloquio intimo, impegnativo e a tratti struggente, che non nasce per diventare pubblico, ma si rivela da pubblicare alla luce della forza della conversazione. Sono Carla Lonzi e Pietro Consagra, due figure che hanno dedicato tutto il loro talento e la loro originalità all’arte e al femminismo, qui a confronto innanzitutto come uomo e come donna intenti a spezzare “l’omertà del rapporto a due”. Già nei diari raccolti nell’opera monumentale Taci, anzi parla Lonzi aveva manifestato l’esigenza di tornare sul rapporto con Consagra per capire l’inconciliabilità delle loro esigenze, dei loro “sogni diversi”. Lonzi scrive un “libro di conflitti” come ha sempre fatto, anche rispetto all’amore, e Vai pure non fa la donna non vuole essere trattata da creatura simbolica, e vuole far riconoscere la verità della sua realtà. Può l’uomo dall’altra parte accogliere questa esigenza di riconoscimento, mettendo da parte il piano del potere? Scavando nell’esperienza della loro relazione, riportando alla luce i retaggi di un’educazione patriarcale e la rivelazione del femminismo, Lonzi e Consagra ci consegnano uno straordinario passo a due, in cui l’autocoscienza può infondere una nuova ispirazione a dei sentimenti che fanno già parte del passato.
Carla Lonzi (Florence, March 6, 1931 – Milan, August 2, 1982) was an Italian art critic and feminist activist, who is best known as the cofounder of Rivolta Femminile (Feminine Revolt), an Italian feminist collective formed in 1970.
In the early 1970s, Lonzi adopted a feminist stance in relation to art. She had grown to view art as being yet another part of a system of institutions and labour which enable unequal power relations and the overall oppression of women. Lonzi became disillusioned and went as far as dismissing art criticism as a "phoney profession". She subsequently abandoned her career as an art critic and fully embraced the feminist cause.
Despite her eventual negative outlook on the field of art and art criticism, Lonzi has said that the experience and knowledge she gained from her work as art critic informed her feminist activism.
In 1970 Lonzi, Carla Accardi, and Elvira Banotti founded Rivolta Femminile, an Italian feminist collective. Their first action, in July 1970, consisted of plastering the walls of Rome with copies of the "Manifesto di Rivolta Femminile". The politics of Rivolta Femminile were largely grounded in "autocoscienza" theory and practices. "Autocoscienza", meaning a heightened sense of self-consciousness or self-awareness, was a collective exercise of feminist "consciousness-raising." Its core belief was that women can better understand themselves through being engaged in an open dialogue with other women.
Rivolta Femminile developed its own publishing house, Scritti di Rivolta Femminile, which allowed the group to print and distribute its own work. This was important to Lonzi who had a particular interest in writing and publishing.[8]
Lonzi was the author of some of Italian Feminism's most important documents. Her numerous provocative texts and manifestos pushed the boundaries of the traditional understanding of conversationalism and the manifesto format. This was accomplished through continuous experimentation with writing and knowledge production. Some of Lonzi's most notable works from this period include "The Clitoral and the Vaginal Woman", "Let’s spit on Hegel", and "Diary of a Feminist".
Let’s Spit on Hegel (1970) is considered one of the seminal texts of Italian feminism. It questioned women's claim for equality by stressing the patriarchal character of Hegel's dialectic and ‘theory of recognition’. It was published in 1970 and deconstructs what Lonzi argues as the patriarchal nature of Hegel's theories. The book was initially serialised between 1970 and 1972 and then collected in a unique volume in 1974. Each section reveals one stage of Lonzi’s personal consciousness raising.
In The Clitoridian Woman and the Vaginal Woman (1971), through the analysis of Freud and Reich's psychoanalysis, Desmond Morris’ paleoanthropology and the Kama Sutra, Lonzi claims that the myth of the vaginal orgasm serves the patriarchal model of the complementarity of women to men. If this complementarity between man and woman is permitted during procreation, it is not allowed during sexuality. Published at a time when women's sexuality and self-liberation were at the forefront of feminist discussion, the book significantly contributed to these debates.
La registrazione di quattro giornate di dialogo e riflessione fra Carla Lonzi e il compagno Pietro Consagra, da un lato la condizione e le istanze di una donna e della sua autocoscienza femminile e femminista, dall’altro le esigenze di ciò che l’uomo rivendica , basandosi su un privilegio e su un’aspettativa tradizionali, come proprie necessità. La Lonzi riflette sull’arte e su come questa rifletta una cultura maschilista, l’artista si serve di quelle persone intorno a sé, dei suoi circoli culturali, dei riconoscimenti, delle presentazioni, di ciò che viene ritenuto come gratifica del suo lavoro mentre nasconde la passività della perfetta spettatrice donna che giunge a negare la propria autenticità. E dal rapporto concreto Lonzi-Consagra, il quale non giunge ad una risoluzione pacificatrice, si può generalizzare un rapporto uomo-donna basato su una sopraffazione e negazione di quest’ultima e delle proprie istanze di donna. Questa giungendo ad una profonda coscienza di sé e per sé, finisce per rifiutare quel tipo di arte, quel tipo di poesia, quel tipo di cultura maschile, non muovendosi più all’interno di ciò che lo spazio maschile le concede, ma espandendosi autonomamente in base a ciò che lei stessa ritiene autentico per sé, staccandosi da quei valori riconosciuti come universali e portatori di una separazione di ruoli e spazi. Si dà spazio anche al fatto che una riflessione femminista da un lato, facendo prendere coscienza all’uomo del proprio potere lo rafforzi e dall’altro, proprio per ciò, porti ad un indebolimento in quanto il padrone/ oppressore, cosciente del proprio profitto, deve iniziare a trattare con la parte consapevole della propria oppressione. L’uomo dovrebbe giungere a riconoscere il proprio privilegio a livello culturale in quanto la rimozione di ciò porta ad una legittimazione del piano culturale come arena esclusivamente maschile; dove lo scatto di coscienza che avviene in un uomo dal piano del privato viene trasportato a quello culturale, rivendicato come un salto di cultura, il quale poggia sulla cancellazione del contributo della coscienza e del colloquio con la donna ( Lonzi riconosce il ruolo del compagno nel suo diario, mentre nell’autobiografia di Consagra non si ha alcun riconoscimento della presenza di una donna femminista che ha nutrito la sua maturazione)
Due condizioni e rivendicazioni differenti che non riescono a trovare un punto di equilibrio definitivamente risolutivo, in quanto le esigenze di donna, di autenticità, di rapporti reali, di autonomia non possono servirsi e accomodarsi al mondo maschile che condurrebbe alla fine della donna relegandola in una posizione di ombra dell’uomo.
Come si legge dalla bellissima postfazione, questo dialogo è il sofferto tentativo di esplorare il limite della relazione tra un uomo e una donna, in totale autocoscienza.