⭐⭐½ = Bell'inizio, ma non decolla
Un libro che parte benissimo. Scrittura proattiva, stile fresco, buona dose di sarcasmo e autoironia alleniana. Rinaldi ci racconta di Maurizio, 40enne romano alle prese con piccole beghe quotidiane e dei suoi problemi con le donne. Lo fa con intelligenza e ironia... da sempre carte vincenti.
Poi, man mano che si procede, il ritmo cala. Il racconto arriva al paradosso e lo supera, scadendo a tratti nel poco plausibile ma - purtroppo purtroppissimo - soprattutto nel poco interessante.
E anche la sterzata finale mi ha dato più l'impressione del "vabbè, dai, famo che finimo" piuttosto di una vera chiusura. Tutto troppo "tirato via" alla svelta. Nessun guizzo.
Si riprende, però, con una chicca intelligente che pare discostarsi appena dalla vicenda centrale e che varrebbe quasi un mezzo punticino in più. Una trovata divertente e originale che capovolge, alla chiusura della storia, tutta la vicenda e ci costringe a riconsiderare il nostro protagonista, investendolo di luce tutta nuova.
Insomma, un librino agile e veloce che si legge bene ed è perfetto come lettura "cuscinetto" tra due libri più impegnati/impegnativi.
Ottimo anche da leggere in metro, visti i capitoletti brevi.
Un po' ha deluso le mie aspettative, in realtà: mi aspettavo una parodia della psicanalisi e invece proprio su quella tematica lascia un po' a desiderare. C'erano molte possibilità, ma alla fine restano un po' inespresse.