C'è da ringraziare Simona Vinci, che ha messo questo testo come prima referenza nella bibliografia del suo ultimo libro. Allora vuoi non prenderlo? Levy parla come un mistico occidentale, ed è stupefacente come riesca con poche immagini ad arrivare al cuore delle cose, senza passare attraverso sensibilità che non ci appartengono, come quelle asiatiche o indiane. Alcune pagine sono forse inafferrabili, altre troppo giocate sul senso di contrapposizione tipicamente taoista, la maggior parte invece spendibili e/o percorribili. Libro molto fecondo, che non puoi dire di aver mai terminato di leggere. L'errore più grande è infatti quello di pensare che lo hai concluso con la lettura dell'ultima pagina: da lì, in effetti, inizia.