Poco importa che manchino in parte la coesione e l’ organicità di quel saggio perfetto che è 𝐷𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑒 -che ha forgiato moltissime attiviste contemporanee, come le stesse Murgia e Lipperini hanno ammesso-, perché gli spunti e i processi logici di Belotti sono sempre affilati e pionieristici, soprattutto se si considera che hanno più di quarant’ anni sulle spalle. Il mio unico augurio è che chiunque nella vita possa avere la possibilità di leggere almeno il capitolo 𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎 𝑎𝑙𝑙’ 𝑜𝑚𝑏𝑒𝑙𝑖𝑐𝑜, 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑔𝑖𝑢̀ 𝑛𝑜, a cui non smetterò mai di pensare e di cui riporto degli stralci, di modo da ritrovarli più agilmente negli anni. A chi invece avrà la possibilità di poter leggere il saggio nella sua interezza consiglio vivamente di avvicinarsi con cautela a 𝐼𝑜 ℎ𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑡𝑜, 𝑚𝑎 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 ℎ𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜, perché, anche se nessuno mai mi aveva fatto riflettere su quanto il suicidio, la sanità mentale e le discriminazioni di genere (assieme a tutte le altre) fossero così legati tra loro, è comunque un paletto nel cuore.
“Finché sono piccolissimi si accetta che il comportamento di maschi e femmine presenti ambiguità, inquinamenti, approssimazioni: se un maschietto gioca con le bambole a due anni, lo si osserva con divertita indulgenza e lo si trova buffo e commovente. Se continua a farlo a sei anni, si consulta uno psicologo perché si comincia a nutrire il fiero dubbio che esca dalla norma sessuale.”
“Per i maschi il rischio del sospetto di omosessualità è maggiore, la posta in gioco è più alta, la virilità è un moloc al quale tutto deve essere sacrificato. Mentre i gesti affettuosi tra ragazze si mimetizzano nella generale amorevolezza permessa e anche pretesa dal sesso femminile, gli stessi gesti tra maschi uscirebbero così clamorosamente dagli schemi da provocare un serio imbarazzo, e dunque anche chi volesse più liberamente manifestare i propri slanci e il proprio desiderio di contatto fisico, si blocca nel suo bisogno di esprimersi o addirittura perde la coscienza del bisogno stesso. […] Un vero codice gestuale della virilità.”
“La fatica e la sofferenza di esibire il proprio corpo di fronte a estranei, con tutti gli impacci, le goffaggini, le rigidezze, le inibizioni, viene compensata dal recupero di gioie delle quali ci era rimasto soltanto il barlume di un ricordo della lontana infanzia, dal senso di esaltazione e di liberazione dato dalla scoperta di dimensioni nuove, di linguaggi nascosti, sepolti chissà dove. Ma non sempre funziona. Ma quando, in quale modo, in quale momento della nostra vita abbiamo perduto il nostro corpo? Se siamo costretti a riappropriarcene così artificiosamente, chi è stato a espropriarcene? Qualcuno l’ha fatto una volta per tutte, o tanti sono intervenuti gradualmente, man mano che venivamo ‘’iniziati’’ alla nostra cultura?”
“Entrare e uscire da se stessi, irrigidirsi e abbandonarsi, amare e detestare, accogliere e respingere, pretendere e rinunciare. E tutto non sapendo ancora chi sei e chi vorresti essere, cosa vuoi, rimettendo insieme brandelli di identità, rifiutando di essere la te stessa che hai imparato a conoscere per mutare in un'altra ancora non definita, tutta da costruire, e neppure docile al mutamento, anche se disponibile, perché il primo nemico da sgominare è dentro di noi e non fuori, in quello che ci hanno insegnato a essere e di cui non è affatto semplice liberarsi. Fa male. Cambiare pelle fa male. Ma la pelle che hai ti fa orrore, paura, e ha il colore del passato, della cecità, dell'infelicità, dell'umiliazione, ha lo spessore degli anni, degli avvenimenti, dei ricordi. Così riusciamo a essere inflessibili e cedevoli, ardite e pusillanimi, consideriamo sconfitte quelle che solo qualche anno fa erano vittorie, e trionfi quelli che abbiamo sempre chiamato abbandoni. È solo quando siamo tante e tutte insieme che non abbiamo dubbi, vigliaccherie, cedevolezze. Allora siamo orgogliose di noi stesse, di come siamo diventate e ci sentiamo positive e onnipotenti e tuttavia innocenti e incontaminate dal turpe aspetto maschile del potere.”
Una lettura illuminante. Filo rosso di quest'opera che può forse essere considerata una raccolta di saggi di sociologia, psicologia e antropologia, è la comunicazione o mancanza di comunicazione tra uomini e donne. Di suo avevo già amato alla follia Dalla parte delle bambine e, con Prima le donne e i bambini, Elena Gianini Belotti si riconferma una pensatrice lucida, una argomentatrice precisa e una scrittrice coivolgente. Unica pecca forse la tendenza a generalizzare molto senza fornire troppi dati statistici. Alcuni comportamenti descritti sono stati (per fortuna) superati a distanza di anni, ma i loro lasciti sono purtroppo molto tangibili, anche nel 2018. Consigliatissismo. A tutt*.
Un libro fondamentale, di un'autrice illuminata. Un'analisi puntuale delle norme sociali che regolano i rapporti tra uomo e donna, tra cui si incastrano anche le vite dei bambini.