Un difficile caso per il commissario Mazzotta. “Devi parlare come lei, se vuoi entrare nel suo segreto. E vedi te stesso, nell'occhio preciso di quel gorgo d’occhi. Una lacrima che si fa onda, e diventa mare. Annegandoti. Un mare cristallino in un caldo giorno d’estate. E un uomo su una carrozzina che va giù, sempre più giù”
Per una volta, conviene cominciare dal titolo: "Lecce Homo". Lecce è la città che si fa scenario privilegiato del romanzo; Homo, invece, sta per Uomo: non nel senso di maschio, ma di essere umano, ossia l'altro elemento centrale nel primo giallo firmato da Peter Genito, di professione bibliotecario, già autore di racconti e di versi.
Il titolo, che gioca con Ponzio Pilato e soprattutto con Nietzsche, in questo caso ci dice molto sulla natura filosofico-esistenziale del testo: si va oltre il poliziesco, qui utilizzato più che altro a mo' di cornice. L'omicidio di Martino che fa da incipit alla vicenda e la relativa indagine del ruvido commissario Mazzotta, figura ben plasmata sui consueti canoni del noir, risultano infatti un efficace espediente per andare a ritroso nel tempo, per raccontare la vita della vittima e di suo fratello Alessandro.
I due fratelli ci vengono narrati attraverso le loro ambizioni, gli amori, le disgrazie e le cocenti delusioni della vita; come una sorta di uomo scisso, Alessandro e Martino incarnano, con le loro angosce e frustrazioni, l'assurdità e l'ineluttabilità dell'esistenza, concetti che Peter ha fatto suoi grazie alla lettura di Albert Camus, nome ricorrente nelle pagine di “Lecce Homo”. Ricorsivi sono anche i colori e le atmosfere della città pugliese, alternati agli scenari toscani e piemontesi, all'interno dei quali Peter inserisce qua e là suggestioni autobiografiche. In più, il cambio di ambientazione gli consente di arricchire la propria prosa e di contaminarne il lessico, che pesca a piene mani da varie tradizioni regionali e che, a tratti, rievoca l'impalpabilità della poesia.
Non siamo quindi dinanzi a un giallo tout-court, poiché lo spazio riservato alla ricerca del colpevole è forse fin troppo esiguo, e rischia quasi di risultare superfluo rispetto a quella parte di storia riguardante i due personaggi principali, decisamente più a fuoco e più nelle corde dell'autore, che riesce comunque a portare a casa un libro imperfetto ma, nel contempo, ben scritto e non banale per trovate narrative e cifra stilistica.
Aspettiamo quindi che il commissario Mazzotta torni a calcare, da vero protagonista, qualche scena del crimine: pronto a risolvere un caso ancor più intricato e carico di mistero.