Il vizio di vivere è il vizio di Rosanna Benzi, quello che non perdette quando la poliomielite la costrinse il 21 marzo del 1962 a giacere immobile in un polmone d'acciaio, all'ospedale di San Martino (Genova). Da allora quella condizione non è mutata, ma la piccola stanza al pronto soccorso, anziché trasformarsi in un buio recesso di tristezze e disperazioni senza appello, è diventata un crocevia dove si incontrano amici, personaggi famosi, giornalisti e perfino ammiratori. Attorno a Rosanna e al suo sbuffante polmone d'acciaio è subito avvertibile un alone di allegria, di impegno civile, di operosità. Si discute, si scherza, si redigono gli articoli della rivista che Rosanna dirige, si mangia, si festeggiano il Natale, i compleanni... Il vizio di vivere è la grande forza di una ragazza che diventa donna, che non rinuncia allo studio, alla bellezza, al sesso, all'amore, all'intelligenza, dopo che la sorte le ha sottratto la capacità di muoversi. E questa donna oggi è soddisfatta di sé, si definisce una persona allegra, decide di raccontare la sua storia anche per farci capire perché «Sono convinta di aver vissuto anni che valeva la pena di vivere e che non sostituirei con altri» Il vizio di vivere per fortuna è contagioso. Rosanna, lungi dal voler annoiare o rattristare, ci coinvolge con dolcezza, o con ironia, o con spiccato senso dell'umorismo negli episodi che l'hanno accompagnata passo passo durante il suo caparbio, inarrestabile cammino verso l'ottimismo e verso la vita.
Quest'estate, mentre l'Italia lentamente usciva dalla dolorosa prima ondata di Covid19, mi capitò di leggere una discussione su Twitter riguardante la poliomielite e di come la malattia fosse stata debellata grazie ai vaccini. Tra i vari Twit, uno parlava di questo libro. Il vizio di vivere racconta, in un lungo monologo, i vent'anni che Rosanna Benzi, dopo aver contratto la polio, ha passato nel "polmone d'acciaio": "Anni che valeva la pena di vivere e che non sostituirei con altri". Un libro che è la storia di una donna coraggiosa, forte ma anche un po’ romantica, che è riuscita a trasformare, anche grazie all’aiuto di amici, familiari e ammiratori, una tragedia e un dramma in una lezione di vita e di impegno sociale e civile. Un piccolo grande libro, prezioso ma purtroppo introvabile (e meno male che esiste ebay!), scritto in un linguaggio semplice e immediato. Un libro di testimonianza, in difesa di quelli che all'epoca si chiamavano handicappati, e che oggi definiamo disabili o diversamente abili, che la società relega(va) a ruoli marginali.
Appunti dalla vita di Rosanna Benzi, personaggio pubblico divenuto famoso per aver vissuto nel "polmone d'acciaio" e soprattutto largamente apprezzato per le sue importanti campagne a sostegno dei disabili. Queste poche pagine aprono uno spiraglio sul suo mondo, e la cosa che più mi ha sorpreso è stato trovarla una persona semplice, autoironica e appassionata. Se cercate rassegnazione o odio esistenziale rimarrete delusi: la signora Benzi si racconta come una donna normale, che ha vissuto fino in fondo la sua esistenza al meglio delle proprie possibilità. Il messaggio è ancora attuale: i disabili sono individui come gli altri, con sentimenti, bisogni, aspirazioni, i cui diritti a vivere serenamente vanno rivendicati ogni giorno. L'universo della disabilità si trascina dietro dei pregiudizi difficili da estirpare. Ringrazio Rosanna Benzi per avermi dimostrato con disarmante sincerità quanto la vita possa essere ricca e appagante, se noi ci prodighiamo per renderla tale.