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Finzioni: Il far finta e i suoi oggetti

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Cosa significa far finta? Esistono davvero Anna Karenina e Gatto Silvestro? Una guida alla finzione, come concetto e come pratica. Un'indagine sul far finta e i suoi oggetti e su chi fa finta per piacere o per mestiere.

189 pages, Paperback

Published January 1, 2010

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Alberto Voltolini

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489 reviews34 followers
August 2, 2018
Il testo, per quanto tenti di essere divulgativo, non è accessibile a chi non abbia una conoscenza di base di filosofia del linguaggio e della scrittura della filosofia analitica.

Il testo si interroga sulla natura della finzione: un testo letterario, a meno che non presenti parti metaletterarie, non dichiara la sua natura finzionale. Da cosa bisogna capirlo? Quali sono le marche della finzione?

Secondo V., la finzione prende origine da una particolare pratica: il far finta. Per tale motivo, dietro ogni finzione c'è una volontà autoriale di far finta. La finzione è un'intenzione.

Ma la finzione è necessariamente qualcosa di falso? Davvero non ha niente a che fare con la verità? V. sostiene di no e l'intero libro cerca di mostrarlo. Prima di tutto, la finzione è falsa se messa nel contesto della vita reale, mentre è vera se messa nel contesto del mondo che ella stessa contribuisce a creare. Quindi, per ragionare sulla verità di un testo finzionale, c'è bisogno di inserire parametri contestuali.

Ogni testo di finzione contribuisce a creare un nuovo mondo, alternativo al nostro, caratterizzato dalle proposizioni presenti nel testo stesso. In questo mondo sono vere tutte le verità del nostro mondo, a patto che non sia dichiarato altrimenti. Grazie a questa capacità, si può dire che "Apollo è una rockstar" è falso, nonostante Apollo non esista. Questo perché Apollo, nel contesto della mitologia greca, cioè il contesto della sua esistenza, egli non è una rockstar.

Ogni personaggio di finzione gode di alcune proprietà, le quali vengono esplicitate nel testo. Quelle proprietà o caratterizzano. Alcune, però, sono necessarie rispetto ad altre: sono le caratteristiche che lo distinguono da qualsiasi altro individuo e lo rendono riconoscibile. Ciononostante, le cose si fanno complesse quando un personaggio di una determinata opera entra in un'altra opera di un altro autore. Siamo di fronte sempre allo stesso personaggio? O sono due personaggi diversi? In sostanza, tutto ciò si può chiarire tramite l'analisi dei riferimenti e riprendendo sempre la volontà autoriale: se l'autore conosce le vecchie opere e mostra di fare riferimento ad essere, allora, anche se molto diverso, quel personaggio fa riferimento al personaggio dell'opera più antica.

Ogni opera letteraria funziona come un gioco: fonda le sue regole, le quali hanno valore solo all'interno del mondo stesso. Ciononostante, i giocatori coinvolti, sono impegnati nella loro materialità: quando si recita, il corpo che si muove è reale. Per questo motivo, anche nella finzione, sono riconoscibili elementi reali. Quindi, ci sono due atteggiamenti: il coinvolto, che fa riferimento al contesto del gioco, e il non coinvolto, che invece fa riferimento agli elementi reali presenti nella finzione. Infatti, anche se Madame Bovary non esiste, questa comunque resta una donna e può essere compresa sulla base delle nostre conoscenze sulle donne.

Lo statuto di realtà degli oggetti finzionali pone un altro problema: perché proviamo emozioni di fronte alle opere di finzione, anche se sappiamo che sono finte? Questo lo si spiega se si accetta quanto detto prima: si è consapevoli che gli oggetti fittizi non sono reali in questo mondo, ma lo sono all'interno del loro contesto. Quindi, l'emozione che si prova è quella che si prova di fronte a un evento possibile.
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