Excerpt from Intorno Ad un'Epoca della Mia Vita: Memorie del Conte Giovanni Arrivabene; Con l'Aggiunta di Sei Lettere Inedite
Per quanto grande sia stata la parte da individui presa agli avvenimenti importanti che senesi venuti succedendo nel corso di loro vita, l'epinione pub blica si mostr� generalmente severa verso coloro i quali vollero'elw le Memorie loro venissero in luce essi stessi viventi. Ne' l'importanza delle rivela. Zioni in esse contenute, n� il merito loro letterario valsero a salvarli dalla taccia di essere stati spinti a cm dagli impulsi di una vanit� impaziente. Sembrerebbe quindi che pubblicando io stesso que ste Memorie, io, che vidi passarmi dinanzi, pres soche' inoperoso, i grandi fatti di un secolo chetanti ne vide compiersi, io meritassi un giudizio ancor pi� severe. Ma il mio caso e' diverso dai casa comuni. Lo fai sostenuto in carcere; contumace. Fui condannato alla pena capitale. 'le cagioni vere di si dure sorti sono mal note nel mio paese, e ignote forse a/�atto in quelli nei quali vissi in esilio. Esse possono essere state supposte da alcuni della natura di quelle che sono una macchia al carattere dell'uomo. La difesa della mia fama esigeva quindi che esse fossero indubitatamente conosciute in tutta la integrit� e la'/verit� loro. Da ci� la necessit� che queste Memorie fossero da me stesso date alla stampa. D'altronde io sono giunto si presso al termine naturale de'giorni miei. Che esse possono essere considerate quasi Memorie di oltre tomba; e d'altronde ancora, come vi sta scritto in fronte, e come la coscienza della poca mia personale importanza la richiedeva, esse non si riferiscono che ad una breve epoca della mia vita. Ad eccezione di due note recentemente det tate, in pubblico queste Memorie quali furono scritte ventidue anni sono, quando io giaceva tut tora sotto i colpi dell'avversit�; e ci� faccio ondesia posto dinanzi al lettore il ritratto dell'animo mio quando trovavasi in quello stato che suolsi considerare il misuratore del grado di forza di cui l'animo umano � dotato. E, per ultimo, possedendo io alcune lettere di Silvio Pellico a me dirette, mi � sembrato, facendo tacere la modestia, sia pel molto che e discorso di lui in questo scritto, sia perch� il menomo prodotto della sua penna porta l'impennta della candida animasua, mi � sembrato, dico, fare cosa conveniente, compiere quasi un dovere ren dondole di pubblica ragione.
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