Come per i primi due volumi anche in questo caso ci troviamo tra le mani un racconto impregnato di tragicità. Il motivo conduttore di tutto sembra essere il dolore: ogni personaggio sembra spinto nelle sue azioni dalla sofferenza. Un dolore che può essere compreso o meno, del quale si può o no aver preso coscienza. Uno strazio devastante che dilania gli animi di praticamente tutti i personaggi. Uno spasimo scaturito da perdite, solitudini, soprusi, violenze, incertezze, paure,...Tutto ciò fa scaturire un'atmosfera tetra, cupa, uno stato di malsana devastazione che supera la mera tristezza e diventa una sorta di tetra disperazione che ti lambisce le caviglie, ti ghermisce il cuore e si impadronisce della volontà.
Un romanzo questo, il terzo, che sembra non lasciar spazio alcuno alla speranza, ad una piccola scintilla di qualcosa che non pretendo sia gioia, ma almeno assenza del dolore. Anche quando una debole fiammella di serenità si accende, dando sollievo dall'oscurità perpetua, prima o poi, in un modo o nell'altro, i lunghi tentacoli della catastrofe finiranno per trovarla e soffocarla.