Buffo leggere questa raccolta di racconti dopo la ben più degna di nota di Carver, “America Oggi”: senza prodigarsi troppo a cercare di mettere in piedi improbabili paragoni, ci basti dire che le stesse vite ordinarie e sciagurate di Carver, vengono qui messe in scena da Brizzi e Marzaduri con qualche leggera differenza ma sempre lo stesso senso di sconfitta e disillusione.
A tenerle tutte unite (a parte qualche alcune comparsate dei protagonisti di alcune storie in quelle successive) la musica, il rock per esattezza, e un senso di giovanile nostalgia tipico di chi ripensa ai propri anni migliori in età non più esattamente adolescenziale.
Sicuramente buona l’idea (e a tratti anche lo stile e le espressioni utilizzate), un po’ meno l’intero filo che si presume dovesse -almeno negli intenti iniziali- tenere insieme il tutto: mentre in alcuni tratti di riesce quasi a percepire un disegno che unisce e accomuna davvero le diverse storie, alla fine del libro rimane un po’ la sensazione di “incompiuto” e spaesamento circa io senso finale dell’intera operazione (complice soprattutto il racconto finale veramente fin troppo enigmatico, specie come chiusa).