«Una curiosa tradizione insegna che per condir bene l’insalata ci vorrebbero almeno quattro persone: un saggio, un avaro, un prodigo e un matto. Il primo, dotato di ‘sale in zucca’, doserà al meglio la quantità del sale. Il secondo terrà sotto controllo la (piccola) quantità di aceto da versare. Il terzo spargerà olio a piene mani. Infine il matto mescolerà tutto con energia, saltando l’insalata in lungo e in largo, amalgamando il tutto con furia gioiosa.» Racconti gustosi, stranezze e pregiudizi sul cibo nelle parole di un grande storico dell’alimentazione.
Alla fine dei Promessi sposi, Alessandro Manzoni tira le somme del racconto appena concluso e presenta ‘il sugo della storia’. Che non è il suo svolgimento, né il ‘come va a finire’, e neppure la morale. Il sugo è il meccanismo generatore, il motore che muove l’azione dall’interno. È un’ennesima metafora gastronomica, giacché agli uomini viene spontaneo da sempre rappresentare il mondo come una cucina, una pentola, un cibo. Nel caso del sugo, la metafora funziona perché anche in cucina – come nelle storie – è il sugo a dare senso e personalità ai piatti. Salse, sughi, condimenti si aggiungono e si combinano all’ingrediente principale ma non sono accessori secondari: hanno un’importanza decisiva nel definire lo specifico carattere della vivanda, e con esso gusti, abitudini, identità gastronomiche e culturali. In queste storie, che hanno al centro il cibo, Massimo Montanari racconta gesti, atteggiamenti, mode, pratiche, riflessioni, vicende che spaziano nei secoli e tra i continenti, e da cui spremere il sugo per il piacere di tutti noi.
Pensavo fosse solo un libro di curiosità sul cibo nel corso della storia, invece contiene anche tantissime riflessioni su come l'identità e la cultura italiana si basino in gran parte sulla ricchezza e varietà del nostro patrimonio gastronomico. In breve: sì, mi sono commosso.
Ottima narrativa e spunti curiosi. L'autore in brevi capitoli propone alcune interessanti nozioni sulla cucina Italiana. Avrei preferito un edizione più lunga e suddivisa per regione anziché così generalista.
In un ipotetico quadrante politico degli storici della gastronomia italiana, Montanari si collocherebbe in mezzo, mentre Grandi decisamente in alto a sinistra.
Mentre l'autore di DOI ha parzialmente demolito, in questi anni, il mito della cucina italiana fatta di tradizioni centenarie e ricette intoccabili, in questo libro Montanari fa più che altro riferimento ad un concetto di identità alimentare italiana che in qualche modo ci accomuna da nord a sud. Non viene fatta grande menzione alla sacralità delle ricette o dei piatti cardine, tutt'al più si citano fonti medievali che attestano la nascita di molti dei piatti che oggi consumiamo, ovviamente sempre più rivisitati nel tempo.
Purtroppo lo spezzettamente e alcune inevitabili ripetizioni (si tratta di una raccolta di articoli rielaborata) lo hanno reso meno godibile. Comunque ricco di spunti e di nozioni.