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È giusto obbedire alla notte

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Ai margini della Roma che tutti conosciamo, dove il Tevere crea un'ampia ansa prima di correre verso il mare, vivono uomini e donne che sembrano essersi incontrati solo grazie alle rispettive necessità. Fra baracche e chiatte, uniti dalla gestione di una trattoria improvvisata, mentre si alternano in piccoli lavori nei campi e nella guida dei turisti cittadini attratti dai loro lavori arcaici, essi hanno formato una comunità fuori dal tempo e dal mondo in cui oggi siamo abituati a vivere. Già da qualche tempo hanno accolto un uomo in fuga. Lo chiamano tutti «il dottore» perché sembra venuto a offrire le sue cure. Ma hanno anche intuito che quest'uomo, di quasi cinquant'anni, in realtà si è ritrovato fra loro per curare se stesso. Qual è il suo passato? Quale il dolore che lo ha strappato alla sua casa? Mentre il respiro del fiume scandisce il tempo della lettura, veniamo attratti nella storia della sua vita, di sua moglie Anna e di sua figlia Teresa, delle sue perdite, del suo coraggio, del suo terrore. Accompagnati da racconti di nutrie, di cani, di animali fiabeschi, dai ritmi della natura che si approfondiscono nel cuore della città, conosceremo tutto di questo indimenticabile personaggio, antico e moderno assieme, e apprenderemo di nuovo come solo il dolore possa spingere l'essere umano alla rinascita. Una rinascita che passa per le mani di donne, e attraversa una notte cui è giusto obbedire.

368 pages, Paperback

First published March 2, 2017

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About the author

Matteo Nucci

26 books21 followers
Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi “Sono comuni le cose degli amici” (2009, finalista al Premio Strega), “Il toro non sbaglia mai” (2011), “È giusto obbedire alla notte” (2017, finalista al Premio Strega) e il saggio narrativo “L’abisso di Eros” (2018). Per Einaudi sono usciti una nuova edizione del “Simposio” di Platone (2009) e i saggi narrativi “Le lacrime degli eroi” (2013), “Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno” (2020), “Il grido di Pan” (2023). Per HarperCollins il romanzo “Sono difficili le cose belle” (2022) e il saggio “Sognare i leoni. L’eroismo fragile di Ernest Hemingway” (2024). Suoi racconti sono apparsi in quotidiani, riviste, antologie, eBook. Collabora con La Stampa e l’Espresso.

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5 (9%)
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews632 followers
April 12, 2017
Un romanzo che si articola in tre parti e che almeno fino alla fine della prima parte, lascia il lettore molto interdetto: è così confusionaria la narrazione che non si capisce niente. Chi parla a chi, tanto per cominciare? C'è un uomo Ippolito che è chiamato da tutti il dottore. E il lettore dà per scontato che sia davvero un medico... primo errore. Ci sono altri uomini e si intuisce che siano dei barboni, degli emarginati, che vivono ai margini di Roma, lungo il Tevere. Poi c'è una bambina, ma non c'è in realtà, c'è il ricordo nella mente di Ippolito, e questa bimba lo chiama Papo. E poi si frammentano altri ricordi nella mente del dottore, di lui bambino che chiamava suo padre Papo.
E allora sembra che ci si perda in questo flusso di ricordi che si ingarbuglia con il vissuto di quest'uomo che sceglie di vivere tra gli ultimi. E come lo scorrere di un fiume, al lettore non è chiesto altro che rilassarsi, lasciarsi trasportare da questo flusso narrativo, riconoscere i vari sassi che sono i personaggi, perché poi man mano che si va avanti, tutto sarà chiaro, tutto troverà la sua spiegazione. E come l'acqua del fiume che scorre, lasciarsi attraversare dal dolore di quest'uomo che incontra il dolore di ogni uomo/donna che ha subito una perdita e che non comprende perché, perché il destino sia stato così severo con lui.

Questo romanzo è davvero un gran bel romanzo. Che coinvolge e stravolge, e commuove. E basti vedere la partecipazione di lunedì per cogliere quanto le citazioni di questo libro abbiano emozionato chi ci ha seguite.

Matteo Nucci concorre per il Premio Strega 2017. Che dire? Speriamo che entri nei dodici semifinalisti (insieme a Paolo Cognetti - e secondo me ci sarà anche la Ciabatti nei 12) e nella cinquina.

Ecco lo storify della lettura condivisa che abbiamo fatto su Twitter.

https://twitter.com/VentagliP/status/...
Profile Image for Pino Sabatelli.
596 reviews68 followers
September 13, 2017
Perfetto esempio di “libro IKEA”, dove la distruzione della linea temporale e l’alternanza delle voci narranti tentano di dar corpo a un intreccio che è, al di là dei colti riferimenti classici, non saprei dire se più retorico o furbo. I suoi elementi costitutivi, infatti, sono i seguenti:
1) una bambina affetta da una malattia incurabile, anche se mai menzionata (cfr. Ultima neve di primavera);
2) un padre-eroe che lascia il lavoro (come campa?) per studiare articoli e tomi scientifici alla ricerca di una cura per la figlia a cui nessuno, fra medici e scienziati, ha mai pensato e che, in ultima analisi, si concretizza nella spremuta di limone (cfr. L’olio di Lorenzo). Per inciso il suddetto padre-eroe è anche marito di una donna con problemi psichiatrici che, a un certo punto, abbandona sia lui che la figlia;
3) la morte della sfortunata bambina e la conseguente fuga del suddetto padre-eroe dal mondo borghese nell’universo degli emarginati che abitano le rive del Tevere (cfr. La leggenda del re pescatore);
4) la speranza di una nuova vita assieme a una prostituta redenta (cfr. Irma la dolce o Pretty woman).
Frullate il tutto, spruzzate con abbondanti dosi di retorica a buon mercato, e avrete come risultato questo orribile, pretenzioso e noiosissimo pasticcio.
Se poi non dovesse bastarvi questa sintesi così corriva, vi rimando alla bella recensione di Morena Marsilio che stronca il romanzo con una competenza e un’eleganza a cui io non potrò mai arrivare e che, comunque, sottoscrivo parola per parola (la trovate qui: http://www.laletteraturaenoi.it/index...).
Profile Image for Maietti.
36 reviews
June 27, 2025
Gli voglio dare 4 stelle, anche se ero combattuta col dargli 3 stelle, perché ho sentito l’essenza dietro questa confusione e per la narrazione quando sono riuscita a comprenderla.
Questa narrazione è naturale, ma non naturale per la logica, non serve seguire la logica. È una narrazione di memorie e di crepe, è la narrazione di una perdita e dello sfaldamento, della completa rottura del sé. I cocci sono i ricordi, ma i cocci possono anche essere presi e lentamente assemblati nuovamente da persone che si incontrano che accettano di essere loro stessi rotti, ma com dignità. E si prosegue rotti, ma si raccolgono i pezzi. E ad un certo punto si può guardare indietro, e guardando avanti si comprende molto di più di quello che si vede.
Profile Image for Teobooks.
18 reviews2 followers
July 17, 2017
*** dal blog www.sipregadileggere.it ***

Ai margini della Città Eterna, a pochi chilometri dal centro di Roma, lungo una parte del Tevere in ombra, marcia, maleodorante, vivono anime appartate, fuori dal tempo e dal mondo, disadattati ed emarginati ai nostri occhi, leggeri e liberi nei loro cuori. La storia che ci racconta Matteo Nucci si svolge qui, sulla chiatta ormeggiata sul fiume romano, che fa da trattoria, l’Anaconda, tra baracche di lamiera, barchette a motore di vecchi anguillari, tra il tubo di una fognatura mai terminata, utilizzata come abitazione, campi rom e prostitute. Una discesa verso il basso, verso l’abisso della disperazione, per riemergere e rinascere a vita nuova. Una storia terribile e tragica quanto verosimile. La storia di un uomo che dalla vita ha avuto il peggio ma che non si è arreso, mai, fino alla fine, fino alla purificatrice transizione passando per le latrine dell’umanità.

Il dottore, così lo chiamano lungo il Tevere, Ippolito Snell, marito e padre, archeologo, collega e amico rispettabile, pezzo a pezzo perde tutto quello che ha di più caro, tentando di tutto per mantenere le cose insieme, per rimediare, ma rendendosi presto conto che è la vita che decide per noi, e che non possiamo fare altro che stare a guardare. Spesso impotenti. Da qui il suo cammino verso una nuova vita e una rinascita che solo alla fine della vicenda troverà, forse, la quadratura del cerchio.

Il libro si articola in tre parti, la prima e l’ultima narrate in terza persona, dove viene per lo più raccontato il presente, la seconda, in prima persona, racconta invece del passato di Ippolito, e rende chiarezza a tutto il resto. La scrittura è puntuale e fludia, anche nei dialoghi, resi spesso più crudi e reali dall’utilizzo di termini forti e colloquiali, e nei monologhi anche interiori di lui e della moglie Anna. Non vi dirò nulla di più, naturalmente, questo è un testo che va letto ed assimilato attraverso le proprie vibrazioni, elaborato, digerito e rigurgitato secondo le emozioni di ciascuno. Un libro che mi ha pesato sullo stomaco per quasi tutta la sua durata, a tratti mi ha fatto sperare che finisse presto, che finisse in fretta tutto quel tormento. Ma che alla fine del viaggio mi ha lasciato una traccia dentro, qualcosa di indelebile che so già rimarrà lì per sempre. Un solco fatto di colori, odori e sensazioni, di un posto che non ho mai visto veramente con gli occhi, ma che ho abitato a fondo con l’anima.

E questo, se permettete, è la grandezza di un libro, di qualsiasi genere si tratti, di qualsiasi autore, periodo storico o altra catalogazione. Se ci resta qualcosa dentro allora vuol dire che l’opera si è compiuta, che quello è un libro giusto, da leggere, conservare e consigliare. Non nego di essermici avvicinato vedendolo tra i 12 finalisti del Premio Strega, benedetto Premio Strega sempre in mezzo a mille polemiche. L’ho seguito sino alla finale facendo il tifo per lui, ma alla fine è arrivato, purtroppo, solo quarto. Non voglio in questa sede commentare la classifica, comunque spero che questa manifestazione così importante serva a dare il giusto risalto a questo titolo e a questo autore.

Io mi fermo qui, come sempre spero di avervi dato un parere chiaro e genuino. Non una recensione, ci tengo a precisarlo, ma il mio personalissimo punto di vista. Grazie Matteo per le emozioni che hai saputo regalarci. Grazie davvero.

E’ giusto obbedire alla notte? Per me è stato straziante. Viaggio interiore senza anestesia. E’ giusto leggerlo.
Profile Image for Raniero Bei.
4 reviews
August 25, 2017
Un romanzo interno, a tratti doloroso, che percorrel'animo del dottore e ne scandaglia i suoi sentimenti più veri, a volte nascosti, ma che il lettore conosce e apprezza gradualmente, inaspettatamente e appassionandosi. Una scrittura attenta, dove i piani narrativi si accavallano e i ricordi si mescolano con il presente, il reale si sovrappone al simbolico e la lingua popolare si confonde con la classicità e il mito. Un ottimo esempio del buon stato della letteratura italiana di oggi.



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Profile Image for Claudia.
378 reviews7 followers
May 26, 2018
L’esperienza di lettura ha avuto, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, un andamento “ad altalena”. La prima (Fiume) parte del volume si è rivelata molto piacevole, interessante e coinvolgente. La parte centrale (Fuga), invece, è stata una vera e propria faticaccia, con continui salti temporali tra passato e presente (diciamo che si salta avanti e indietro nel tempo più o meno ad ogni pagina). La terza (Fame) e ultima parte è stata un po’ una risalita ma sono arrancata comunque faticosamente verso la meta.
Ci ritroviamo ai margini della società, in una Roma trasteverina di disagio e di emarginazione ma coesa al suo interno, una sorta di comunità nella comunità. Camminiamo, un po’ come estranei, tra chiatte, fognature in disuso trasformate in abitazioni, pescatori di anguille, ristoratrici sudamericane, zingari prostitute (redente o meno) e persone in fuga da sé e dalla società. Poi arriva il flashback sulla vita del protagonista: un passato ammorbato da una moglie francamente odiosa, una figlia malata, un matrimonio in frantumi, una carriera abbandonata. Il tutto mi è sembrato non approfondito a dovere, confusionario, convulso, un insieme di pensieri affastellati e contorti che oscillano tra il rapporto malato e ormai compromesso con la moglie Anna e quello assoluto ma comunque fuori dalla realtà, con la figlia Teresa.
Se il libro si fosse sviluppato seguendo la pista tracciata nella prima parte avrebbe potuto essere davvero bello, ma ma parte centrale è stata eccessivamente tediosa.
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