Questo libro racconta la vera storia di un bambino che ha sofferto la scuola a causa della sua dislessia. Lui amava giocare all'aria aperta con i suoi animali e stare in classe per lui era una vera tortura. Brutti voti, rimproveri e castighi hanno reso difficile il rapporto con gli insegnanti, con i genitori e con i compagni di classe. Ogni pomeriggio una vera lotta con i genitori per i compiti a casa, non si perdeva giorno senza ricevere pesanti rimproveri. La sua sofferenza è durata fino all'età adulta, quando ha scoperto finalmente di essere dislessico. Da quel momento la sua esistenza è cambiata grazie alla volontà di trasformare la sua vita in un percorso diretto verso la felicità. Benny ha voluto approfondire il disturbo specifico di apprendimento (dsa) ed è riuscito a venirne a capo grazie alla sua laurea in psicologia ottenuta con fatica. Molte persone come Benny non sanno ancora di avere questa difficoltà specifica perché tempo fa non si sapeva nulla sull'argomento e quindi hanno patito una sofferenza gratuita con gravi conseguenze sull'autostima. Nessun trattamento, nessun riconoscimento del DSA ha reso più difficoltoso il percorso di vita. Il bambino dimenticato ci insegna che la sofferenza può essere una grande risorsa per costruire un futuro felice.
È incredibile come un libro così breve e con un linguaggio così semplice sia riuscito a divorarmi in questo modo. Mi ha ricordato come la bellezza sia davvero nelle piccole cose. È un libro senza pretese: racconta ogni piccolo dettaglio nel modo più naturale possibile. È davvero un capolavoro, non potrei apprezzarlo di più e lo consiglio veramente a tutti!
Diverso, intenso, particolare, eccezionale Questo libro è una testimonianza importante, va dritta al punto, colpisce il cuore e fa ragionare la mente. Leggere queste pagine ti destabilizza, ti fa immergere in una realtà e in un vissuto che disarma: chi è dislessico si ritroverà tristemente in questo racconto di vita vissuta, riga più, riga meno; chi NON è dislessico probabilmente riuscirà a comprendere meglio “il nostro modo di pensare”… Io personalmente ho rievocato sensazioni ed emozioni ahimè tristi e di tanto in tanto mi è venuta anche un po’ di rabbia… e a volte una piccola lacrima mi ha solcato il volto. Ho compreso appieno lo stato d’animo di quel bambino, perché certe cose le ho vissute in prima persona… Ho spesso avuto voglia di entrare nei ricordi di Benny e alzare la voce, urlare l’ingiustizia, proteggere quel bambino… … ma poi, come è accaduto anche a me, quel bambino è cresciuto e piano piano ha imparato a prendere in mano la sua vita. Da leggere assolutamente!