Twelfth in "The Arts of Mankind" series edited by André Malraux and André Parrot. A study of the art, architecture, and jewelry produced during and following the turbulent period of the fall of the Roman Empire. Contains 361 color and monochromatic illustrations, architectural plans, and maps, along with an extensive chronological table, glossary, and bibliography. Front endpaper split along hinge. Closed tear at heel of dust jacket, wear along edges. Slipcase torn at fore-edge, split at top corner and heel of spine, worn around edges, paper spine label worn and pulling up at edges. xv, iii , 387, 11 pages. cloth with title on spine and decoration on front board in gilt, dust jacket, slipcase with paper spine label. 4to.
Saggio dettagliatissimo e molto approfondito, quasi da "addetti ai lavori", che si pone l'obiettivo complesso di rappresentare lo "stato dell'arte" nel periodo più oscuro e complicato della storia, quel passaggio tra impero romano e medioevo noto come "invasioni barbariche" (per quanto più che invasioni, si trattò di riempimento del vuoto sociale e politico di un impero collassato per colpe proprie).
Tre sezioni ben definite: l'architettura (di Jean Hubert), i Manoscritti e la pittura (di Jean Porcher) e la Arti suntuarie (di W.F. Volbach) sostenute da un ampio e prezioso apparato documentario - non solo le moltissime immagini, ma anche piante degli edifici, tavole cronologiche, carte geografiche, documentazione iconografica.
Ne risulta una trattazione minuziosa delle (poche) opere del tempo che sono giunte a noi, che permettono però agli autori di dimostrare che l'arte non svanì in quei secoli difficili, ma si trasformò in qualcosa di nuovo, dove varie influenze di matrice classica, greca-bizantina, nordica e persino persiano contribuirono a porre le basi del rinascimento culturale carolingio. Se Hubert si concentra molto sulla Gallia per le questioni architettoniche (considerandola come intermediaria tra arte classica e romanica), Porcher ha uno sguardo più ampio discutendo opere di varie zone europee. Molto interessante l'osservazione che i re "barbari" avevano come punto d'onore l'interesse per le arti e la ricerca della stima degli uomini colti - la salvezza della produzione artistica deve quindi molto a coloro che superficialmente sono considerati solo come distruttori. Da questo punto di vista l'Italia settentrionale, posta a crocevia geografico dove coesistevano longobardi e bizantini, barbari germanici e discendenti di Roma, diviene già una terra da cui procederà tutto . Decorazioni barbariche, ieraticità bizantina, ricordi classici, miniature celtiche (fondamentale, qui la fondazione del monastero di Bobbio da parte dell'irlandese Colombano), influenze persiane si mescolano, dando inizio ad una lenta fioritura che continuerà fino alla rinascenza di Carlo Magno.
La cultura classica è stata ritrovata nell'ombra dei chiostri, prima che alla corte di Carlo .