Dalla piccola radio la madre ascoltava le interminabili nenie che venivano dalle stazioni arabe. «Non è per il canto, diceva. È per il deserto». In questo colloquio con la madre - con sua madre, con la madre mediterranea - che Sebastiano Addamo lungamente, in poche pagine, intrattiene, la frase assume un che di emblematico, una forza suggestiva, una segreta e prensile diramazione. Non il canto, ma il deserto. Un segno, un destino. Ma in cui il deserto si fa canto e al dolore arride una luce di sogno, di incoerente felicità, di soave follia.