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La memoria e il potere. Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica

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La letteratura come ciò che dà voce al sovrano, oppure come strumento di opposizione. Moltissimi i nomi celebri del dissenso: Tacito, Cicerone, Virgilio, Catullo, Ovidio, Ipazia. Ma anche i cosiddetti minori, Aruleno Rustico, Erennio Senecione, Gneo Nevio, Cremuzio Cordo, che minori non sono dal momento che "i fulmini non si abbattono se non sulle vette".
Un excursus tagliente, che tocca le grandi biblioteche di Roma e Alessandria, ma anche i luoghi dell'esilio fino agli estremi confini dell'Impero, e che va dall'età romana repubblicana fino ai nostri giorni. Il potere si rivela delirio di potere, in ogni tempo e celato dietro ogni nome, la stessa regìa che sempre censura e sempre opera il massacro. Solo la memoria, che è grido o silenzio, resta l'area protetta, il rifugio ultimo di un'umanità alla quale si può imporre di tacere ma non di dimenticare. E che si fa beffe della «stolidità di quanti credono, grazie al potere di cui godono al presente, di cancellare anche la memoria delle età future».

172 pages, Paperback

First published January 1, 2012

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Mario Lentano

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Profile Image for Vladimiro.
Author 5 books37 followers
January 17, 2020
Libriccino di agile lettura ma densissimo di informazioni e fatti. Il libro si apre con una famosa citazione di Tacito che ride del potere che "può ordinare di tacere, ma non di dimenticare". L'autore ripercorre la storia di Roma dal punto di vista della censura politica.

Ad un'epoca repubblicana già permeata dalla sensazione di "pericolo" che l'apparizione di libri eterodossi poteva provocare (dalla vicenda dei vaticini di Numa Pompilio alle regolari cacciate di filosofi greci) si giunge all'epoca imperiale, in cui si arriva a "crimini e pene mai udite".

Particolarmente efficaci le pagine in cui l'autore ricostruisce la svolta operata da Augusto e il ferreo controllo che il primo imperatore esercitò, prima tramite Mecenate e poi in modo diretto, sulla produzione poetica.

Ultimi capitoli dedicati alle persecuzioni prima dei cristiani e poi dei pagani. Il cristianesimo divenuto poi potere istituzionale non creò i roghi di libri ma rese sistematico ricorrere a tale mezzo.

Mi trova in disaccordo solo l'ultima pagina del libro, in cui l'autore si avventura in rapide considerazioni sulla cultura e sulla diffusione della cultura ai giorni nostri.
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