Futura ha vent’anni, parla poco e osserva molto, affacciandosi al mondo da dietro i suoi occhi viola e verdi. Conserva le emozioni ben schedate in un archivio, nell’armadio di fianco al letto. Le ha messe in ordine alfabetico, ma solo per il gusto di aprirle a caso. Intrappolata in una relazione insana, si logora e crogiola nel dolore, vittima di una dipendenza affettiva dalla quale sembra non vedere né volere vie di scampo. Come si può desiderare l’amore se non si sa riconoscerlo? Saranno le amiche d’infanzia a spronarla a reagire e rituffarsi nella vita, dopo alcuni timidi tentativi di farla finita. Viola e verde è un racconto di rabbia indomabile e amore inevitabile, dal finale a sorpresa, ambientato in una grigia Milano annoiata. Un incantesimo che fa rimbalzare il lettore tra i propri estremi, in un percorso a ostacoli verso l’accettazione di se stessi, una vita a due colori, a più velocità. Che sia per tutti una bicromia da esprimere come sinfonia e non come assoli stonati. O forse no.
❝Voglio esprimere la mia (in)sana follia, come sinfonia e non più come assoli stonati. […] Una vita a due colori, a più velocità.❞
Prima ancora d’iniziare con una reale descrizione del libro vorrei ringraziare di cuore l’autrice, Pamela Della Mina, per questo capolavoro e per averci permesso di sbirciare nel suo mondo.
Come iniziare… Questo libro può essere comparato solo alle montagne russe. Ti porta da un estremo all’altro con un’eleganza e fluidità sconvolgente, non per niente le emozioni sono le protagoniste.
Sinossi: Futura ha vent’anni, parla poco e osserva molto, affacciandosi al mondo da dietro i suoi occhi viola e verdi. Conserva le emozioni ben schedate in un archivio, nell’armadio di fianco al letto. Le ha messe in ordine alfabetico, ma solo per il gusto di aprirle a caso. Intrappolata in una relazione insana, si logora e crogiola nel dolore, vittima di una dipendenza affettiva dalla quale sembra non vedere né volere vie di scampo. Come si può desiderare l’amore se non si sa riconoscerlo? Saranno le amiche d’infanzia a spronarla a reagire e rituffarsi nella vita, dopo alcuni timidi tentativi di farla finita. Viola e verde è un racconto di rabbia indomabile e amore inevitabile, dal finale a sorpresa, ambientato in una grigia Milano annoiata. Un incantesimo che fa rimbalzare il lettore tra i propri estremi, in un percorso a ostacoli verso l’accettazione di se stessi, una vita a due colori, a più velocità. Che sia per tutti una bicromia da esprimere come sinfonia e non come assoli stonati. O forse no. […]L’armadio lo spostai vicino al letto e lo dipinsi di viola. Fu allora che decisi di metterci dentro le mie emozioni. Fino a quel momento le avevo conservate in un sacchettino di tela, tutte ammassate e confuse. Non avevo mai avuto né tempo né spazio per ordinarle e mi serviva averle sempre a portata di mano, per non perderle qua e là durante i vari traslochi. Dal momento che mi stavo fermando, valeva la pena sistemarle perbene. Così presi tante scatoline e feci un bell’archivio: Ansia, Calma, Disagio, Egoismo, Fiducia, Gioia, Ira, Nostalgia, Ossessione, Paura, Quiete, Rabbia, Solitudine, Tranquillità. […] Un libro molto particolare e singolare nel suo tema esistenziale. La prima lettura che mi capita su un argomento psicologico così delicato e dal significato così amaro nella realtà odierna che viviamo. Il romanzo è ambientato al giorno d’oggi in una grigia e nebbiosa Milano. Futura, la protagonista ci racconta il suo disagio interiore, mi è piaciuto molto come la scrittrice ha descritto la forza dei colori verde e viola: le caratteristiche di queste due tonalità possono riflettere in maniera straordinaria la personalità umana. Futura, una giovane ragazza dal nome raro proviene da un vissuto difficile, un passato che non si dimentica. Una madre francese molto estroversa e con una delicata sindrome di bipolarismo che sarà ereditaria per la figlia. Un fardello che Futura si porterà dietro con dolore e sofferenza, ma che attraverso le righe del libro risulterà espresso con pazza follia e a volte anche con qualche ironica sfumatura che fa parte della sua giovinezza. Suo padre fotografo, anima libera, ma che alla fine sarà travolto dentro l’abisso della malattia della donna che ama, ovvero la madre di Futura. Entrambi i suoi genitori saranno vittima della droga, un tunnel in cui cercheranno di far cadere anche la figlia. Per fortuna la ragazza riuscirà a salvarsi, ma dalla malattia non ci si salva, una seconda pelle che si porterà addosso per sempre. Il talento dell’autrice ha saputo rendere più soft il percorso psicologico della protagonista suddividendo la narrazione in diversi punti di vista narrativi. Futura, Sara, Giada, Diana, Manu e Leo. Quasi alla fine del libro ci sarà anche la narrazione dal punto di vista genitoriale di Futura. Il lettore resta sorpreso da tutti questi personaggi, ma soltanto nella conclusione ci sarà un colpo di scena che lascerà ogni lettore davvero a bocca aperta. Un romanzo d’analisi introspettiva che sa coinvolgere con bravura l’attenzione dei lettori senza annoiare. Della Mina non fa diventare la malattia protagonista della storia solamente un flagello, anzi ne parla in vivavoce per affrontare il difficile tema e tentare di estirparne così le radici. Perfino l’amore per Manu da parte di futura è vissuto con violenza e masochismo. […]E se è una femmina si chiamerà Futura il suo nome detto questa notte mette già paura sarà diversa bella come una stella sarai tu in miniatura (Canzone di Lucio Dalla – Futura 1980) […] La narrazione diventa piacevole, perché la malattia è resa estemporanea attraverso righe riprese da canzoni straniere e italiane famose, che si adattano ai momenti di vita della protagonista. Mi piacciono molto le metafore psicanalitiche che fanno assomigliare le sue differenti personalità interiori a tanti diversi comparti o cassetti di un armadio, quello stesso armadio viola (da cui appunto prende origine il titolo del romanzo) che Futura chiude per molto tempo e alla fine si trova a riaprire trovandosi faccia a faccia finalmente con se stessa, ma anche con la moderna mentalità di Giada, la superficialità e leggerezza di Sara, e il particolare carattere di Diana. Leo è conteso fra Sara e Giada, mentre Futura vive da sempre un amore malsano e violento con Manu, per lui solo sessualità, mentre per lei qualcosa di più profondo e che non riesce a definire a se stessa. Un romanzo da analizzare nella sua brevità, ma anche da consigliare soprattutto a chi ama le letture introspettive, a chi desidera leggere qualcosa di diverso e unico! Consigliato specialmente a chi vive la stessa malattia della protagonista sulla propria pelle.
Introspettivo, quasi da far male. Acerbo ma nello stesso tempo intensissimo, con un finale che sorprende. Prima di arrivare alla fine, infatti, troppe domande ci si pone su queste protagoniste, non si capisce granché di chi siano, come siano finite insieme e che cosa le leghi, fino agli ultimi tre capitoli, in cui ci viene rivelata la grande verità che sta alla base della storia. La malattia mentale è trattata fin dall'inizio in modo originale, senza mai sfociare nel 'già sentito' e nei luoghi comuni tipici, e ci porta a capire come si evolve dall'infanzia, all'adolescenza, fino alla vita adulta, senza mai nominarla troppo chiaramente, e facendoci capire come certe emozioni, se non curate e non comprese, possano sfociare in qualcosa di dannoso. Non voglio spoilerare troppo, pertanto finisco la mia recensione con un ultimo commento: un romanzo scorrevole, scritto benissimo, dal linguaggio appropriato ad ogni emozione e situazione presentata, che vale assolutamente la pena di leggere.
Particolare, e ho apprezzato le citazioni musicali; tuttavia ho la repulsione viscerale per le dipendenze e i comportamenti autodistruttivi, quindi la trama mi ha infastidita e turbata.
Il tema è interessante ma non è stato raccontato in modo coinvolgente... purtroppo non mi ha preso né il libro né la scrittura... La narrazione è lenta e confusa... i temi trattati con sufficienza e i personaggi sono fastidiosi, non caratterizzati abbastanza da entrare in sintonia, sono grigi. Ho letto questo libro perché consigliato all'interno di una challenge ma non sono del parere di consigliarlo perché a me non ha lasciato molto. Secondo me ogni libro, che piaccia o meno, dovrebbe lasciarti un ricordo, un pensiero o un'idea che riempia e apra la tua visuale sul mondo; questo libro non fa nulla di tutto ciò perciò io, personalmente, non lo consiglio.