Un piccolo romanzo di formazione che accompagna i quattro protagonisti dall'infanzia attraverso l'adolescenza e fino alla prima giovinezza. Con accanto sempre, pretesto narrativo, ma anche simbolo di partenza, di fuga, di libertà come pure di ritorno a casa, la "Budischowsky", una vecchia valigia di famiglia che deve il suo misterioso nome al pellettiere boemo che la fabbricò negli anni Venti del secolo scorso. Una storia tra realtà e invenzione che rischia, però, facilmente, di diventare autobiografia di chi legge. Un libro ironico e melanconico che parla di noi, del nostro passato e del nostro presente, che smentisce l'eterna leggenda secondo la quale l'infanzia è un meraviglioso tempo felice. Adatto a lettori di tutte le età, rivelerà tuttavia a ciascuno qualcosa di diverso e di speciale. Con un nuovo racconto inedito.
Comes from wealthy wine family Bossi Fedrigotti. Works for 'Corriere della Sera' as a journalist, where she writes for week edition 'Sette' and culture.
È molto corto (151 pagine) e si legge in un paio d'ore. L'ho trovato molto carino. La protagonista narra la storia sua e dei suoi tre fratelli, a partire dalle vacanze estive quando vanno a scuola, passando per il collegio, fino ad arrivare alle minacce di separazione del padre quando sono ormai adulti. Tutte queste vicende sono accompagnate dall'immancabile valigia del signor Budischowsky, ovvero l'artigiano di Brno che l'aveva realizzata per il padre quando questi era bambino. La valigia fa da fil rouge a tutto il romanzo e compare sempre nei momenti più importanti della storia. Non sarà certo un libro eccezionale, ma è piacevole.