non ho mai partecipato a una scazzottata, ma porca miseria questo era un uppercut ben assestato. perché se alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944 (e non è un caso se quella raccolta di fenoglio doveva inizialmente chiamarsi racconti della guerra civile) la storia dei sommersi e dei salvati passa attraverso racconti e foto che, come queste, fanno orrore da qualunque parte li si prenda.
un libro emozionante ma non stupefacente come promette. non erano necessarie le foto, per sapere che fascisti e antifascisti italiani si macchiarono di violenze tremende - le due fazioni in tutte le loro sfumature. vedere le immagini non è rivelatore ma turba. la lunga introduzione di chessa mi ha insegnato qualcosa ma non mi è piaciuta molto: l'ho trovata poco strutturata, disordinata e in sostanza non molto chiara. interessante ma faticosa. un libro che consiglierei a chi è un po' più che curioso.
un libro emozionante ma non stupefacente come promette. non erano necessarie le foto, per sapere che fascisti e antifascisti italiani si macchiarono di violenze tremende - le due fazioni in tutte le loro sfumature. vedere le immagini non è rivelatore ma turba. la lunga introduzione di chessa mi ha insegnato qualcosa ma non mi è piaciuta molto: l'ho trovata poco strutturata, disordinata e in sostanza non molto chiara. interessante ma faticosa. un libro che consiglierei a chi è un po' più che curioso.
Premessa: rilegatura pessima, mi sono rimaste due pagine in mano, tolgo ulteriore stellina per questo. Un libro senz'altro interessante, essenzialmente per l'apparato fotografico. Alcune foto sono disturbanti, ma senz'altro rendono l'idea di che i che cos'era l'Italia di quegli anni. Interessante pure è lo spazio che viene dedicato alle violenze post-belliche e in generale alle rappresaglie che continuarono anche a guerra finita, un capitolo ancora poco sdoganato ma che mi fa pensare al Fenoglio di "La paga del sabato" e a tutti gli "sbandati" (li definisco così, ma non prendete il termine in senso stretto) che non riuscivano o non sapevano più integrarsi nella società dell'immediato dopoguerra. Certo non dev'essere stato facile vedere tutti quei cadaveri, tutta quella morte. Senz'altro il desiderio più grande della massa era che tutto quello scempio avesse fine. Le foto rendono meglio di qualsiasi altra testimonianza, o quasi, l'aria che si respirava in quegli anni. Anche solo per questo sono una testimonianza preziosa. Per il resto l'introduzione manca di un filo logico ed è a tratti pericolosamente astrusa, nel senso che non si capisce cosa l'autore volesse di preciso intendere o perché abbia scritto ciò che ha scritto. Una volta estrapolato il concetto di base - che nel libro si cerca di dar voce alle violenze perpetrate da tutte le parti in causa (Nazisti, Fascisti, Alleati, Partigiani eccetera eccetera) - la lettura scorre un po' più tranquilla. Anche se rimane un certo senso di ambiguità di fondo che ha poco a che fare col "non vedere tutto bianco e nero". Buono però l'apparato bibliografico, e di sicuro l'immagine che resta è quella di una guerra che non è mai una cosa bella. Ma quello già si sapeva dai tempi di Remarque e anche da prima.