Nessuno può rubare la libertà a chi la custodisce dentro di sé. Un romanzo potente. Finalista al Premio Calvino.
"L'esordio fulminante di una voce arcaica eppure così nuova, che affila tutte le parole per una via di salvezza. Echi di Elettra e di Antigone risuonano nell'Imperfetta. Una storia che ci riguarda tutti" - Carmen Pellegrino, autrice di Cade la terra
"Notte e giorno dicevo nella testa le parole dei libri di mio padre. Le avevo tutte nella memoria, nessuno può rubare i pensieri senza peso, sottrarli nel sonno a chi li tiene stretti."
Per Catena la notte è sempre stata un rifugio speciale. Un rifugio tra le braccia di suo padre, per disegnare insieme le costellazioni incastonate nel cielo, imparare i nomi delle stelle più lontane e delle erbe curative, leggere libri colmi di storie fantastiche. Ma da quando suo padre non c’è più, Catena ha imparato che la notte può anche fare paura e può nascondere ombre oscure. L’ombra delle mani della madre che la obbligano al duro lavoro nei campi e le impediscono di leggere, quella degli occhi gelidi e inquieti dello zio che la inseguono negli angoli più remoti della casa. Le sue sorelle sembrano non vederla più, ormai è la figlia imperfetta e il ricordo del calore dell’amore di suo padre non basta a riscaldare il gelo nelle ossa. Catena ha solo sedici anni e decide che non vuole più avere paura. E l’ultima notte nella sua vecchia casa si colora del rosso della vendetta. Poi, la fuga nel bosco, dove cerca riparo con la sola compagnia dei suoi amati libri. È grazie a loro e agli insegnamenti del padre che Catena riesce a sopravvivere nella foresta. Ma nel suo rifugio, fatto di un cielo di foglie e di rami intrecciati, la ragazza non è ancora al sicuro. La stanno cercando e per salvarsi Catena deve ridisegnare la sua vita, la vita di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, ma che può ancora amare di un amore, forse imperfetto, ma forte come il vento. Con questo romanzo potente, finalista al prestigioso Premio Calvino, Carmela Scotti ci guida al cuore di una storia antica e insieme attualissima, illuminata da un’intensa e affilata voce femminile. La storia di una ragazza coraggiosa e troppo sola. Della sua voglia di vivere contro tutti e tutti. Di una stella che continua a brillare anche in un cielo coperto di nuvole.
Comprare questo libro è stata una scelta istintiva, cosa che ormai faccio raramente, abituata come sono a leggere recensioni ed esaminare pareri e commenti di ogni tipo prima di acquistare un romanzo sconosciuto. L’ho trovato al supermercato, ho letto la quarta di copertina e, malgrado fosse evidente che non era il tipo di storia alla quale sono abituata, ho deciso che lo volevo leggere, e sono convinta che ne sia valsa la pena.
Una storia durissima, ambientata alla fine dell’800, in Sicilia. Un’epoca, e un ambiente, dove la donna non contava nulla e, per assurdo, erano proprio le donne a portare avanti pregiudizi e usanze, soprattutto tra i poveri, la cui abissale ignoranza era coltivata e favorita dalla religione.
La protagonista, Catena, ha vissuto la propria infanzia con un unico punto di riferimento: il padre. Un uomo amorevole e innamorato dei libri che cerca di trasmettere alle figlie la passione per la parola scritta. Solo Catena è abbastanza grande da comprendere e fare proprio il fascino di quei suoni e non dimenticherà mai gli insegnamenti di suo padre.
Quanto è diversa questa bambina dalla società che la circonda… Una creatura dotata di una luce interiore che nessun dolore, nessuna atrocità riesce a spegnere. E non esistono dolori o atrocità che le vengano risparmiati.
Verrebbe da chiedersi: dov’è l’Umanità in questo libro? Dove sono l’amore per i figli, i legami di coppia, la compassione? Davvero siamo stati così? Perché la principale caratteristica di ogni donna e uomo di questo mondo sembra essere la ferocia?
Ferocia contro le donne e contro i bambini, l’altro elemento debole di una società che sembra totalmente priva di quelli che chiamiamo “sentimenti umani”. Nel leggere il libro veniamo messi di fronte a una realtà che abbiamo voluto dimenticare: l’idea che i bambini siano creature preziose è un concetto moderno.
In questa società arcaica, seppure lontana da noi solo un centinaio d’anni, i bambini non sono nulla, solo carne da macello, strumenti di lavoro, oggetto di desideri perversi. E nell’assistere alla crudeltà quotidiana di un mondo che fa parte del nostro passato, è inquietante pensare che nemmeno la nostra tanto sbandierata civiltà è riuscita a eliminare abusi e perversioni.
L’autrice ci immerge in questa storia di crudeltà con un linguaggio ricercato ed efficace; si percepisce l’amore per le parole, la profonda empatia con la lingua, usata con passione e abilità, cesellata con delicatezza oppure brandita come la più affilata delle lame. Con parole cariche di dolore e di bagliori di stelle, Carmela Scotti ci fa conoscere ogni cosa con gli occhi della protagonista, creatura dall’anima illuminata, scrigno di parole e sentimenti, che vorremmo disperatamente vedere ricompensata per tutto ciò che patisce, anche se, dentro di noi, sappiamo la verità.
Un romanzo forte, senza pietà nei confronti del lettore, ma che contiene un potente richiamo a qualcosa di molto più grande, una luce interiore che noi, piccoli esseri che si dibattono nell’impegno di vivere, possiamo solo immaginare.
Spietato, crudo, duro. Perfetta la scrittura dell'autrice nel rendere vivibile al lettore la durezza e l'inumanita' di quanto vissuto nel tardo 1800 soprattutto tra persone povere. Donne e bambini ad uso e consumo di uomini crudeli e ignoranti. Quante ne ha sopportate Catena, difficile in alcuni tratti proseguire nella lettura, impossibile non avere pietà di questa ragazza comunque sempre coraggiosa e forte.
Catena Dolce ha quindici anni, un padre che la ama, una madre che la ignora e due sorelle alle quali è legata. La vita è quella contadina di una Sicilia agli sgoccioli del 1800, spietata e priva di tenerezze che possano lenirne la durezza quotidiana.
Catena, però, non è incolta: impara dal padre a leggere i libri sui rimedi naturali della nonna Agata e quelli di astronomia, che le schiudono i segreti del cielo. E questo amore per la lettura la allontana inesorabilmente dalla madre, donna pratica e gretta, che prova diffidenza e fastidio per quel rapporto privilegiato che lega Catena al marito Giovanni. Quando questi muore, la situazione precipita. Una damnatio memoriae si consuma a casa e lo zio prende il posto del padre. Violento, anche con il figlio naturale, l’uomo abusa di Catena nella più completa indifferenza della madre che ignora le grida e i lividi che sbocciano sul suo giovane corpo martoriato. Finché la ragazza non consuma la propria vendetta, difendendo da sola la vita e l’onore che l’intimità della casa familiare avrebbe dovuto preservare. Macchiata ormai dalla colpa, “imperfetta” dunque, fugge nascondendosi come un animale ferito, e portando con sé i libri amati dal padre. Le competenze della nonna Agata nelle piante medicinali riescono a curarle il corpo, ma non l’anima ferita. E quando altra violenza, altra barbarie, le si schianta addosso, Catena avverte il peso dell’ingiustizia e l’ineluttabilità delle cose. La sua vita non cambierà, ma il suo cuore può ancora restare puro. Così la morte che sembra inseguirla diventa un’alleata, mentre il colera si abbatte su Palermo e uccide uomini, donne e bambini, e preserva lei che non solo non si ammala, ma riesce a curare anche i moribondi. La voce si diffonde, circola nel paese che la accoglie, e per tutti diventa una “mavara”, una strega, temuta, ma tenuta a distanza, una puttana del diavolo. Necessaria, ma detestata anche da chi ha salvato.
Finalista al prestigioso Premio Calvino per inediti e, successivamente, acquistato da Garzanti, L’imperfetta è un romanzo di letteratura più che di narrativa, dove l’attenzione per la parola a tratti soverchia la narrazione stessa e alla lunga potrebbe indisporre il lettore. Tuttavia, la vera pecca che ha finito per rovinare la lettura è l’assenza di mimesi del linguaggio. Siamo sul finire del 1800, il Novecento non si è ancora affacciato, ma Catena pensa come un’eroina moderna, plasmata di letteratura. Non è un’analfabeta, d’accordo, ma il suo pensiero ricercato non è adatto a un’adolescente paesana di una Sicilia arcaica e maschilista. Il romanzo non avrebbe perso la sua bellezza se fosse stato ambientato in epoca più moderna, anzi. La decisione del periodo storico scelto, per introdurre la condizione femminile nelle carceri, la trovo stridente nel complesso della storia e del personaggio principale; i secondari, poi, brillano di luce riflessa: tutti sembrano parlare per bocca di Catena, utilizzando quasi le stesse parole, soltanto il carabiniere si permette un “buttana”, che non fa altro che trasformarlo in macchietta, e contribuisce alla sensazione che ogni cosa cali dall’alto, che le figure siano pupi e l’autrice la pupara.
Resta, comunque, un bell’esordio quello di Carmela Scotti, un’autrice interessante e dalla cifra potente che spero di ritrovare presto in un testo maggiormente calibrato.
recensione sul blog: http://www.vivereinunlibro.it/2017/01... Oggi è l'ultimo giorno della merla, fa freddo ma non freddissimo. Non sono in piena forma e il mio malessere può essere attribuito al libro di Carmela Scotti. Con questo voglio dire che è stato un libro talmente inteso e straziante che ne sento ancora i segni addosso.
Ambientato nella Sicilia della fine dell'800, questo romanzo narra le avventure e le disgrazie di Catena, fanciulla quindicenne, che dopo la morte del padre, persona che amava e da cui era ampiamente ricambiata, comincia a subire soprusi da parte dello zio. Catena si stanca, la madre non la difende, le sorelle non la considerano e decide di fuggire. Ma prima commette qualcosa che la segnerà per sempre. Il pensiero di suo padre e ciò che lui le insegnava, scandisce le sue giornate; l'unica compagnia che si porta appresso sono due libri che parlano di erbe e costellazioni e che le sono stati tramandati da sua nonna Agata, un po' strega e un po' guaritrice. È questo un romanzo duro e spietato e al tempo stesso poetico e struggente; Catena diventa il simbolo di una terra che già di per sé è un paradosso, quella bellissima Sicilia ancorata a credenze e tradizioni popolari talmente radicate da sfociare in ignoranza e ottusità ma che profuma di agrumi, di mare e di vita.
Con uno stile poetico e superlativo, Carmela Scotti racconta, attraverso gli occhi di Catena e in prima persona, la vita e la morte nelle carceri femminili, le violenze e il dolore che venivano inflitte alle donne "disobbedienti", a quelle "strane" che non si occupavano soltanto della casa e della famiglia, che non sottostavano agli ordini del marito-padrone; donne buone solo per cucinare, sfaccendare e allargare le gambe a comando. Ma Catena è anche altro, è l'emblema di una lotta contro le avversità, è la forza di volontà, è la speranza che non vedrà luce ma che c'è e che crescerà per mezzo di un figlio, il suo, partorito a 16 anni e che le viene strappato dalle braccia. Catena cade e si rialza, Catena non si ferma, Catena non muore. Catena dovrà invocarla, quella morte, per trovare la pace. Un romanzo bellissimo, opera prima dell'autrice e finalista al premio Calvino, che rimane sulla pelle e nell'anima come una cicatrice che fatica a rimarginarsi.
La storia è ambientata nella Sicilia di fine Ottocento e la protagonista è Catena, una fanciulla che dopo la morte del padre si ritrova sola. La madre la costringe a lavorare in casa e nei campi, le sorelle sembrano quasi non vederla più e lo zio inizia ad abusare di lei senza che nessuno, pur essendone a conoscenza, intervenga. Catena è una ragazza molto forte, con un grande amore per i libri, le stelle e la natura trasmessole dal padre; un giorno arrivata al limite della sopportazione compie un gesto che macchierà la sua anima per sempre per poi fuggire di casa. Le difficoltà non saranno però finite perché oltre che dover trovare un modo per sopravvivere dovrà nascondersi dalle persone che la stanno cercando.
La storia ci viene raccontata su due piani temporali differenti e soprattutto in quello del presente, di cui non voglio svelarvi nulla, l'autrice è riuscita in maniera eccezionale rendere vivide e reali le emozioni, le sensazioni e le paure che prova la protagonista rendendo al lettore molto facile immedesimarsi in lei. Per tutta la storia prevale una grande angoscia, paura e smarrimento ma allo stesso tempo tantissima forza d'animo, determinazione e consapevolezza che il padre sia sempre accanto a lei e la aiuti ad andare avanti.
Un romanzo che spiazza e che racchiude dentro di sé tanta sofferenza; Catena è l'emblema della forza e del coraggio che, nonostante la vita continui incessantemente a metterla alla prova, non perde mai. Lei lotta fino alla fine, anche quando questa sembra non arrivare mai, consapevole che sia la cosa giusta da fare e allo stesso tempo che dopo potrà finalmente intravedere una luce. Questa è una storia che non può lasciare indifferente, un pugno nello stomaco, e che spesso ho trovato angosciante e struggente proprio perché l'autrice è riuscita a farlo apparire come qualcosa di tangibile ai nostri occhi.
Storia tragica di Catena, quindicenne che, dopo aver perso il suo adorato padre, troverà ad attenderla una vita di soprusi e di solitudine e la sua reazione servirà a farla sprofondare ancora di più nell'inferno. La crederanno una strega e, come tale, l'aspetterà una brutta fine ma non esattamente quella desiderata dai suoi aguzzini. Tutto ciò non servirà, però, a cancellare la sua vera natura ed è da lì che nascerà il seme della speranza.
"Notte e giorno dicevo nella testa le parole dei libri di mio padre. Le avevo tutte nella memoria, nessuno può rubare i pensieri senza peso, sottrarli nel sonno a chi li tiene stretti." [...] "Ripetevo le parole per tutto il tempo che durava il buio, e la mattina, quando il sole si alzava, avevo costruito una stella. Lucida, rifinita e brillante, come la lama del coltello quando l’arrotino l’accarezza. Così era la mia stella al mattino, e tutte le altre che sarebbero venute."
Catena Dolce, quindici anni, conosce le stelle del cielo e conosce le erbe che curano, tutto ciò che sa lo ha imparato dal padre e dai suoi libri, trasmesso a sua volta a lui da sua madre Agata. Quando il padre non c'è più le restano solo ombre e paura, gelo e vendetta. Le restano i suoi libri, e una forza disperata e passionale che le consente di sopravvivere nonostante tutto.
L'imperfetta è un romanzo del 2016, pubblicato da Garzanti e finalista del Premio Calvino. Un romanzo inquietante, crudo, eccessivo. Denso e cupo. Potente, martellante, senza tregua. Descrive una realtà siciliana che si stenta a collocare temporalmente laddove l'autrice la colloca, negli ultimi anni dell'800, poiché fra processi per stregoneria, detenzioni in catene, roghi, torture, frustate, incesti e infanticidi parrebbe piuttosto potersi ambientare nel più cupo medioevo. Scritto benissimo, la stessa autrice lo definisce "un'avventura dove ho lavorato molto sul ritmo, sulla forma e sulla poeticità della parola". Tuttavia, non so dire se mi ha davvero convinta.
"Prima, quando mio padre viveva, tutto iniziava, accadeva e finiva. Dopo, è stato solo un precipizio, un tempo spaccato, come il fuoco d'artificio nella notte, in mille pezzi e poi più niente."
Siamo nella Sicilia del 1897 e Catena ha quindici anni quando tutto cambia. Il suo amato padre muore e lei si ritrova a vivere con una madre che l'ha sempre disprezzata perché uguale a quell'uomo che disprezzava in egual misura, un uomo che non era ricco quanto lei avrebbe voluto e che ha costruito una casa che non era bella quanto avrebbe desiderato. E insieme a quella madre che tanto la disprezza e non le risparmia bastonate e schiaffi, ci sono anche due sorelle minori che improvvisamente la deridono e le lanciano sassi addosso e lo zio che prende il posto di suo padre in tutto e per tutto - nella casa e nel letto di sua madre e anche dove non dovrebbe.
Catena si aggrappa al ricordo di suo padre, alle sue parole gentili e alle sue carezze, a tutto quello che le ha insegnato e che lui a sua volta aveva appreso da sua madre Agata, ai suoi libri che Catena deve tenere nascosti perché sua madre li brucerebbe volentieri e considerati come sciocchezze nel migliore dei casi e stregoneria nel peggiore.
La vita di Catena si trasforma in un incubo fatto di violenze e abusi, fino ad arrivare ad una notte estiva nella quale consuma la sua vendetta e scappa - diventando quindi una fuggitiva e costretta a tutto pur di sopravvivere.
È un romanzo straziante, tanto che mi è persino caduta una lacrima quando sono arrivata all'ultima pagina - le altre sono riuscita a versarle sul lenzuolo. È spietato, crudo, non risparmia niente negli orrori e nelle violenze che subisce Catena - mitigate solo dal ricordo poetico e dolce di suo padre in una prosa che toglie il fiato. Catena si aggrappa a questo padre che l'ha lasciata troppo presto e che ha dovuto seppellire e continua a cercarlo nel sussurro del vento, nell'ombra di un albero, nella terra smossa di recente nel bosco. Anche quando non vorrebbe fare altro che raggiungerlo ma questo sembra non accadere mai, anche quando sembra troppo cattiva persino per la Morte e il suo corpo diventa indifferente agli abusi e alle percosse e agli stenti, è sempre il pensiero di suo padre ad infonderle serenità al pensiero che prima o poi saranno riuniti. Sono le parole e i libri che le ha lasciato che le permettono di sopravvivere prima da sola e poi in un villaggio nel quale cura il colera grazie ad erbe e decotti in cambio di pane e riparo.
Anche quando sembra non importarle più di niente, tranne che cercare la voce e l'anima di suo padre in tutto quello che la circonda, Catena scopre di poter provare ancora amore e compassione. Ma questa è la Sicilia di fine '800, un periodo nel quale ancora si bruciavano le streghe sul rogo e nel quale le donne venivano considerate meno di zero: prima sua madre che la picchiava per il suo attaccamento ai libri quasi come se non avesse diritto ad un'istruzione e il compito delle donne fosse quello di restare ignoranti e poi quella che doveva essere la giustificazione per l'atto di violenza più atroce di tutti: quel "te lo sei cercata, l'hai provocato tu" - come se Catena avesse chiesto di essere abusata. È una Sicilia ancora ferma nelle sue superstizioni e pregiudizi del periodo, con gente pronta a giudicare e condannare una ragazzina quando loro sono colpevoli tanto quanto lei, se non di più e per atti peggiori di quelli commessi da Catena.
E non importa il riscatto, quell'atto di vendetta tornerà a chiedere il conto e il prezzo da pagare sarà più alto di quanto Catena, una ragazzina diventata donna troppo in fretta, avesse mai potuto immaginare.
È un romanzo che fa male, raccontato su due linee temporali: il presente che scorre avanti e ci mostra le scelte compiute da Catena che ci porteranno ad un futuro nel quale possiamo solo assistere impotenti ad un conto alla rovescia. E nel finale possiamo solo sperare che Catena finalmente possa riposarsi dopo tutto quello che ha sofferto.
È straziante e fa un male atroce, fa piangere e singhiozzare, ma lo consiglio: lo consiglio per Catena e per la sua forza, lo consiglio per quell'amore purissimo tra padre e figlia, lo consiglio per dare a questa protagonista tutto l'amore che avrebbe meritato e che invece non ha mai ricevuto.
Questo è uno di quei casi in cui si finisce di leggere un libro e si vorrebbero dire molte cose, ma nel contempo sembra che ogni parola che si possa pronunciare o scrivere non ne sia all’altezza. Si potrebbe scrivere una recensione di 20.000 battute o di una sola parola: stupendo. Questa è la storia di Catena, giovane donna che consuma la sua esistenza a Palermo, sul finire del lontano 1800. Con sé e dentro di sé porta l’eredità lasciatale da un padre tanto amato e adorato e prematuramente scomparso, lasciandola sola a vagare nel mondo. Catena non era un’orfana, almeno non per l’anagrafe, ma lo era nei sentimenti e nella vita: rimasta sola con la madre e due sorelle. Sola. Non circondata dall’affetto di una famiglia, seppur mutilata, ma soffocata da odio e indignazione, per essere un’imperfetta. Per essere figlia di un uomo che tanto amava i libri e che, come sua madre Agata prima di lui, aveva trasmesso questa passione alla sua progenie, trasferendo la conoscenza delle piante e relative proprietà, il mistero delle stelle e il fascino delle storie sussurrate davanti al fuoco scoppiettante di un camino. Catena è imperfetta, almeno è così che la vede la gente: una mavara capace di portare sfortuna e sventura. Una strega. See more: http://bookshuntersblog.blogspot.it/2...
"Un libro forte, doloroso, che lascia spiazzati e con un infinita tristezza dentro al cuore, ma necessario per capire che nonostante tutto, quando si cade ci si deve rialzare e cercare di modificare il proprio destino." Recensione completa: https://scaffalidaleggere.wordpress.c...
Ho letto il romanzo di esordio di Carmela Scotti incuriosita dalle numerose recensioni positive che hanno preceduto e accompagnato l’uscita in libreria. Sebbene non mi sia del tutto dispiaciuto devo ammettere che non l’ho di certo trovato un romanzo entusiasmante. Siamo nella Sicilia di fine ‘800 e Catena, l’imperfetta protagonista della storia, vede la propria vita sbriciolarsi dopo la perdita del padre che rappresentava e continuerà a rappresentare per lei l’unica fonte di amore e saggezza mai conosciuti. Il posto di Giovanni viene presto preso da uno zio rozzo e violento che abusa ripetutamente di Catena e terrorizza la madre e le sorelle minori. L’unica valvola di sfogo e di evasione di Catena sono i libri che si ritrova a leggere, di nascosto e quasi al buio, la sera prima di addormentarsi. Esasperata dalle continue sevizie e dall’atteggiamento del tutto impassibile della madre, Catena compirà un gesto estremo che, seppur mosso dalla ricerca di libertà, diventerà la sua condanna. Durante la fuga disperata nei boschi Catena imparerà a contare solo sulle proprie forze e a sfamarsi e curarsi grazie alle antiche ricette di erboristeria tramandate dalla nonna. Il saper maneggiare erbe e sostanze naturali diventa un vero e proprio dono (e al tempo stesso una maledizione) per la fuggitiva che verrà etichettata e condannata come strega. Un libro forte e ruvido che cerca di mettere in luce i tratti oscuri della Sicilia dei secoli scorsi: il rapporto tirannico degli uomini verso le donne, la quasi totale inaccessibilità dei libri e, più in generale, della cultura da parte del sesso femminile ma, soprattutto, la presenza della componente mistica e spirituale che rappresenta il motore della storia e dello sviluppo degli eventi. Una storia interessante e scritta con uno stile particolare che, purtroppo, ed è un parere del tutto personale, finisce presto per annoiare a causa delle continue ripetizioni e della staticità degli eventi di interi capitoli. Una voce interessante che io, ahimè, ho fatto molta fatica ad apprezzare del tutto.
Ho letto questo libro per curiosità. La trama dice tutto, ma è anche un pò confusa... Parla di questa quindicenne che alla morte del padre decide di sconfiggere la paura , scappa e si reinventa. In realtà Catena vive una vita dura, alla morte dell'amato padre le restano solo i libri a farle sopportare la madre crudele ed il patrigno, fratello del padre con cui lei si è risposata, che abusa di lei e la maltratta al pari della moglie, madre di Catena. Finchè un giorno dice basta, si vendica dei torti subiti e fugge coi suoi amati libri, diventa fuggiasca e vive allo stato brado. La sua resta una vita difficile, ma Catena ha sempre fatto tutto quanto in suo potere per non rimanere impotente. Ci sono dei capitoli tra la situazione in cui si trova attualmente Catena e quelli sul passato recente che ci fanno intuire come andrà la storia. E' una lettura veloce e densa di sentimenti, anche d'amore in un mondo, la Sicilia di fine '800, in cui c'era spazio per vivere, le angherie familiari erano normalità che dovevi accettare, niente era gratis e senza interesse. Sarà stato normale, ma leggere di queste situazioni fa rabbia, fa soffrire e purtroppo non è che sia finita, almeno non è più considerato normal maltrattare gli altri anche se ci sono troppe Catena in giro per il mondo.
[...] Carmela Scotti è una meteora, un corpuscolo che, infrangendo l’atmosfera intima del lettore, si incendia, illuminando a giorno la sua anima, scontrandosi poi con il suo cuore, ammaccando quel suolo fecondo dove la potenza della sua scrittura e la sua bravura eccezionali riescono ad attecchire, portando a galla emozioni incomparabili e inaudite, sentimenti che solo un autore con anni di esperienza potrebbe suscitare in chi legge. Esiste l’eccezione alla regola, però, questa scrittrice, lei che, con questo romanzo, ha decretato la mia più profonda ammirazione nei suoi confronti, inserendosi, con la sua leggiadria, in punta di piedi, attraverso un linguaggio moderno a tratti e antico alle volte, usufruendo di alcune metafore, giochi di parole, le cui difficoltà e fantasia sembrano richiamare le peripezie che Catena fronteggia con il voltare delle pagine, nel mio personale gruppo di autrici italiane che seguo con piacere, le mie preferite, che la accolgono a braccia aperte.
"Nomen omen".Catena..ed è una catena questo romanzo che lega stretti alla protagonista,ci si sente presenti alla sua storia,ai suoi dolori alle sus sofferenze e alle sue ombre. È difficile sospendere la lettura,è coinvolgente, incalzante,un'andata e un ritorno tra presente e passato e un salto finale nel futuro con le pagine narrate dal figlio. È una catena che lega la protagonista alla sua storia e a suo padre in modo indissolubile; al fardello di orrori che la rincorrono,la inseguono in modo spietato;alla morte che provoca,che sfida. È una catena che la tiene in vita facendola rialzare e poi ributtandola nello sconforto nello strazio con una durezza e un cinismo crescenti e con la tenerezza che solo l'amore per il padre può far affiorare. è una storia antica ma terribilmente troppo vicina. è una storia che incatena il lettore fino all'ultima parola.
Carmela Scotti si propone al pubblico di lettori con questo suo primo romanzo che è stato definito dalla stampa come un esordio potente. E potente in effetti lo è, poichè la sua storia tocca temi duri e profondi, antichi ma attualissimi.
Siamo nella Sicilia della fine dell'800. La protagonista Catena vive in una famiglia che, dopo la morte dell'amato padre, non la vuole più. Disprezzata per le sue capacità e vittima silenziosa di abusi commessi alla luce del sole, decide di scappare per salvarsi. Ma la sua vita successiva sarà quella di una fuggitiva costretta a tutto pur di rimanere in vita. [...]
La cosa migliore che io possa dire è che ho trovato una scrittura scabra come il paesaggio siculo in cui la storia è ambientata. La cosa migliore, e pure l'unica. La storia non ha nulla di particolarmente nuovo, ma mica bisogna per forza inventarsi cose nuove ogni giorno: basta raccontarle bene! Qui c'è una scrittura altalenante, a tratti troppo veloce e a tratti incomprensibilmente indolente; certo, non aiuta l'aver utilizzato due linee temporali diverse. Ecco, a proposito di tempi e luoghi, devo dire che avrei di gran lunga preferito una storia meno connotata geograficamente e temporalmente; finché non sono stata in grado di situarla precisamente, è stato un racconto dell'eterna condizione della donna. Dopo, è stato quasi un articolo di cronaca.
“L’imperfetta” è un romanzo duro, un’atroce favola nera ambientata nella Sicilia di fine ottocento. Catena, pur piegata dalla violenza di coloro che dovrebbero amarla e invece la odiano, è una ragazza coraggiosa ma sola. La sua vita è un susseguirsi di tragici eventi narrati con una coinvolgente alternanza tra passato e presente. Catena racconta la sua sofferenza che diventa palpabile e coinvolge il lettore trasportandolo in un mondo dove le donne sono vittime designate. [...]
Una scrittura debole. Una storia banale. Noiosa. Anzi, una scittura banale e una storia debole... comunque, sempre noiosa. Molto alla moda il tema della violenza sulle donne, argomento che ha attirato molte stellette verso la giovane(?) scrittice. P.S. Alla Carmela Scotti dovremmo ricordare che un contadino/a dell'ottocento mai avrebbe parlato della misura del proprio podere esprimendosi in ACRI.
Sono passata sopra a una contadina quindicenne dell'Ottocento siciliano che per aver letto qualche libro di due generazioni prima parla come una laureata a Bologna. Sono passata sopra alla vicenda stile Malavoglia dei poveri. Sono passata sopra al complesso di Elettra della protagonista. Sono passata sopra a contadini miserabili che comprano caramelle e dolci. Ma alla suddetta contadina quindicenne dell'Ottocento siciliano che dichiara di non sapere che dal l'accoppiamento arrivano i figli, e che una pancia che lievita è segno di gravidanza cedo le armi e la pazienza.
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