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202 pages, Paperback
First published August 4, 2016





Ed eccoci arrivati alla fine di questa bellissima storia. Una storia che è diversa dalle altre che leggiamo. Molto diversa e molto lontana dai cuori e fiori a cui siamo abituati. Questa è una STORIA VERA. Una storia che chi vive in quelle zone o nelle vicinanze è costretto a vedere o a subire o, addirittura, VIVERE sulla propria pelle. Avete mai provato a chiedervi qual è il colore della vostra casa? Vi ci siete mai soffermati? E' proprio con questa domanda che inizia la puntata sette.
Quella mattina mi ero ripetuto più volte una domanda che la maestra Masucci aveva rivolto alla mia classe di prima elementare.
«Di che colore è casa vostra?», aveva chiesto.
La risposta era stata banale.
«Scampia è verde», avevano sostenuto i miei compagni.
C’erano prati, parchi, aiuole ovunque lo sguardo riuscisse a spingersi. Io, però, non ero stato d’accordo, probabilmente per spirito di opposizione o per impressionare l’insegnante.
«Grigia», avevo affermato, «Scampia è grigia.»
Come dargli torto? Se le cose non cambiano, come può cambiare anche l'opinione di un uomo che ci è cresciuto in quel grigiore?
E allora cosa dovevo rispondere alla domanda della maestra Anna?
Verde?
Mamma diceva che il verde rappresentava la speranza, sul libro di Gabriele addirittura veniva associato al senso di giustizia, alla calma.
Eh, no.
Ho dovuto interrompere la lettura non so quante volte, perché le scene che mi sono presentate davanti sono scene che fanno male. Male al cuore e all'anima. Le ferite che Antonio ha riportato, sono ferite che saranno per sempre marchiate a fuoco nella mente. Le ferite delle pelle guariranno ma quelle dell'anima? Purtroppo non c'era modo di cambiare le cose. Ed è questo che fa più rabbia! Diciamo tutti che il mondo dovrebbe essere un posto migliore e più pulito, ma perché nessuno si sforza di fare un passo nella direzione giusta? Ve lo dico io perché, per la paura. Perché in un modo o nell'altro tutti vogliono essere lasciati in pace. Nel mio dialetto, che è lo stesso usato nel libro, si dice: "vonn' sta quiet", e questo non accadrebbe se si aprisse la bocca per parlare e raccontare tutte le cose che si vedono e che si sanno. Purtroppo, anche se è AMARO da dire, andrà sempre in questo modo e questa frase lo fa capire bene:
Il sangue chiama, il sangue pretende, il sangue non mente.
Ero figlio della mia terra.
La mia sbandata sarebbe stata ripulita nel sangue.
Le afferrai il polso per impedirle di muovere un altro passo.
Greta mi guardò, confusa.
«Antonio, il riso non si serve da solo» mi riprese con un sorriso dolce e inconsapevole.
Era il momento giusto per confessare i miei sentimenti, ma avevo la lingua attaccata al palato.
La lasciai andare.
Quando fu fuori dalla stanza, sospirai e mi appoggiai con un gomito al cuscino. Ero un vigliacco.
«Io…» L’ansia mi comprimeva le corde vocali, ma tacere un secondo di più era impensabile. «Io ti… io ti amo.»
Il cuore iniziò a battermi nel petto con forza, il sangue rombò impetuoso nelle mie orecchie.
Greta abbassò il volto, gettandomi nel panico.
«Pensavo non l’avresti mai detto.» Fu un sussurro. Risuonò nella mia testa come un’esplosione.
Valutazione: 10/10
Ed eccoci arrivati alla fine di questa bellissima storia. Una storia che è diversa dalle altre che leggiamo. Molto diversa e molto lontana dai cuori e fiori a cui siamo abituati. Questa è una STORIA VERA. Una storia che chi vive in quelle zone o nelle vicinanze è costretto a vedere o a subire o, addirittura, VIVERE sulla propria pelle. Avete mai provato a chiedervi qual è il colore della vostra casa? Vi ci siete mai soffermati? E' proprio con questa domanda che inizia la puntata sette.
Quella mattina mi ero ripetuto più volte una domanda che la maestra Masucci aveva rivolto alla mia classe di prima elementare.
«Di che colore è casa vostra?», aveva chiesto.
La risposta era stata banale.
«Scampia è verde», avevano sostenuto i miei compagni.
C’erano prati, parchi, aiuole ovunque lo sguardo riuscisse a spingersi. Io, però, non ero stato d’accordo, probabilmente per spirito di opposizione o per impressionare l’insegnante.
«Grigia», avevo affermato, «Scampia è grigia.»
Come dargli torto? Se le cose non cambiano, come può cambiare anche l'opinione di un uomo che ci è cresciuto in quel grigiore?
E allora cosa dovevo rispondere alla domanda della maestra Anna?
Verde?
Mamma diceva che il verde rappresentava la speranza, sul libro di Gabriele addirittura veniva associato al senso di giustizia, alla calma.
Eh, no.
Ho dovuto interrompere la lettura non so quante volte, perché le scene che mi sono presentate davanti sono scene che fanno male. Male al cuore e all'anima. Le ferite che Antonio ha riportato, sono ferite che saranno per sempre marchiate a fuoco nella mente. Le ferite delle pelle guariranno ma quelle dell'anima? Purtroppo non c'era modo di cambiare le cose. Ed è questo che fa più rabbia! Diciamo tutti che il mondo dovrebbe essere un posto migliore e più pulito, ma perché nessuno si sforza di fare un passo nella direzione giusta? Ve lo dico io perché, per la paura. Perché in un modo o nell'altro tutti vogliono essere lasciati in pace. Nel mio dialetto, che è lo stesso usato nel libro, si dice: "vonn' sta quiet", e questo non accadrebbe se si aprisse la bocca per parlare e raccontare tutte le cose che si vedono e che si sanno. Purtroppo, anche se è AMARO da dire, andrà sempre in questo modo e questa frase lo fa capire bene:
Il sangue chiama, il sangue pretende, il sangue non mente.
Ero figlio della mia terra.
La mia sbandata sarebbe stata ripulita nel sangue.
Le afferrai il polso per impedirle di muovere un altro passo.
Greta mi guardò, confusa.
«Antonio, il riso non si serve da solo» mi riprese con un sorriso dolce e inconsapevole.
Era il momento giusto per confessare i miei sentimenti, ma avevo la lingua attaccata al palato.
La lasciai andare.
Quando fu fuori dalla stanza, sospirai e mi appoggiai con un gomito al cuscino. Ero un vigliacco.
«Io…» L’ansia mi comprimeva le corde vocali, ma tacere un secondo di più era impensabile. «Io ti… io ti amo.»
Il cuore iniziò a battermi nel petto con forza, il sangue rombò impetuoso nelle mie orecchie.
Greta abbassò il volto, gettandomi nel panico.
«Pensavo non l’avresti mai detto.» Fu un sussurro. Risuonò nella mia testa come un’esplosione.
Link delle precedenti recensioni:
Recensione Ep. 1/2
Recensione Ep. 3/4
Recensione Ep. 5/6
Baci, baci. Annie <3
Valutazione: 10/10
Angela D’Angelo è nata a Napoli. Laureata in Biotecnologie mediche, fin da bambina scopre la passione per la lettura grazie alle fiabe di Andersen. Ha esordito nel settembre 2014 con “Finalmente mio”, un racconto erotico che è stato per oltre un mese ai vertici della classifica Amazon della sua categoria. Nel gennaio 2015 pubblica per Rizzoli Editore, nella collana only digital You Feel, "A letto con il nemico", a cui segue “Ogni maledetta volta”. “Quello che non ti ho ancora detto” è l’ultimo capitolo della “Trilogia del nemico”.