Ecco cosa sono andata a rileggermi il giorno dell'Epifania. Non avevo scelta. Con calma trascriverò l'incipit, perché in rete non si trova e qualcuno ce lo deve pur mettere. Per affetto, per rispetto e anche per dispetto, sì. Intanto... Dal mio blog. mercoledì 6 gennaio 2010 Quante volte, in questi anni di web, sono andata a cercarlo ["E' vivo, ma non scrive più. Ammalato, sicuramente."]! Era scomparso da Repubblica, quella Repubblica che nell'era di internet leggo ormai solo per una o due firme. "A parer mio" era la sua rubrica quasi giornaliera. In ultima pagina, defilata, un piccolo riquadro in alto, si presentava come un appuntamento di critica televisiva, ma potevi assaporarla anche senza mai seguire la televisione (all' epoca, tuttavia, guardavo ancora la televisione). Piccoli pezzi di bravura e grande erudizione, mai paludata, mai professorale, ma lieve, soffice soffice, divertita. La leggerezza di Calvino applicata alla lettera. Ti spiazzava con accostamenti inconsueti, contaminazioni di genere, arguzia, vastissima cultura. Alla fine di ogni pezzo, immancabile, ti sfuggiva un "già finito, che peccato, troppo breve". Quante cose mi ha insegnato parlando di televisione! Poi, ogni domenica, nelle pagine culturali, c'era Nautilus, una bella strisciona grande stavolta, una via di mezzo tra l'elzeviro, la recensione e -spesso- il divertissement. Ricordava Woody Allen questo Gran Lucano approdato a Roma grazie ad un concorso vinto nella Pubblica Amministrazione. Bruttino, piccolo, un po' pelato, coi grandi occhialoni da miope, t'incantava a suon di citazioni, osservazioni laterali, spunti geniali. Straordinario conoscitore della letteratura angloamericana (ma non solo: aveva anche il pallino della letteratura russa, della Bibbia, del calcio...), Beniamino Placido se n'è andato stamani all'alba in quel di Cambridge (e dove, sennò?). Un sapiente che scompare il giorno dell' Epifania non può essere un dono del caso. Era un calviniano, Beniamino, amava la precisione, il metodo, i dettagli, la coerenza. L'ha sicuramente fatto apposta. Ha organizzato tutto secondo le regole e adesso mi par di vederlo, lassù, sorridere divertito di questa sua ultima, riuscitissima connection, in compagnia di quel Beniamino biblico a cui (ce lo ha raccontato lui in uno dei suoi rimpianti riquadri) doveva il nome. -------------------- « Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche questo è un figlio!». Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni [figlio del dolore], ma suo padre lo chiamò Beniamino [bastone della vecchiaia]. Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. » Genesi 35, 16-19