Aleté, con la sua strana bellezza, porta con sé un dono maieutico che somiglia pericolosamente ad una maledizione. La sua sola presenza evoca la verità, aiuta (obbliga?) i tormentati, i dubbiosi, i reticenti a dire la verità su se stessi e sugli altri. Confidando in questa virtù arcana, due genitori le chiedono di aiutare il figlio Paolo/Orfeo la cui intelligenza si è chiusa da tempo in un silenzio scontroso e misterioso. In realtà Paolo/Orfeo è uno scrittore e sta finendo un romanzo. Dal momento in cui Aleté gli si avvicina, nasce un gioco affascinante di parallelismi fra vicende vere e vicende raccontate, fra personaggi d'invenzione (Sofia e Ruggero) e personaggi reali, Aleté e Orfeo.
I protagonisti di questa breve storia sono due giovanissimi ragazzi, Aletè e Paolo, il quale preferisce farsi chiamare Orfeo, anche se non sono del tutto chiari i motivi di questa scelta bizzarra. Aletè ha origini greche, è orfana, vive con due zie e ha una strana caratteristica, quella di far dire alle persone che le stanno accanto la verità; Paolo/Orfeo vive chiuso in una stanza e fa lo scrittore. Dopo un articolo apparso su un giornale, che ha per oggetto le "doti" di Aletè, la famiglia di Paolo la ingaggia per aiutare il ragazzo a risolvere i propri problemi, missione fallita per anni da medici e psicologi. La storia di Orfeo e Aleté si svolge parallelamente a quella di Sofia e Ruggero, protagonisti del romanzo che il ragazzo sta scrivendo ed ancora in stallo. Trovo questo libro mal riuscito in tutti i suoi aspetti: trama, stile, linguaggio... L'autrice si è, secondo me, lanciata in un progetto più grande di lei. Ha iniziato benino, stuzzicando il lettore con le cosiddette doti di Aletè, per poi lasciare tutto quasi in sospeso. Ha voluto cimentarsi con argomenti psicologici impegnativi, per poi non essere in grado di svilupparli e, per concludere, ha voluto far avanzare parallelamente due storie, ma ha solo creato confusione. No, oltre all'affascinante ambientazione nell'isola di Giannutri, decisamente non riesco a trovare alcun pregio in questo libro!
135 pagine Aletè è una ragazza che, come le zie, ha la capacità innata di far dire la verità alla gente e da quando una giornalista pubblica una sua intervista al riguardo, viene assoldata per le situazioni più strane in cui portare la verità. Ma la più strana sarà proprio l’ultima che si troverà ad affrontare con Paolo-Orfeo ed i suoi genitori, sull’isola di Giannutri, in cui dovrà mettere tutta se stessa per far sì che funzioni, in tutti i sensi.
Terzo libro della Gamberale per me e devo dire che finalmente posso confermare il mio apprezzamento per questa autrice che, spesso con storie strambe e scritte in una maniera molto particolare, cioè facendo parlare direttamente i personaggi nelle loro riflessioni oltre che nei dialoghi, riesce ad affrontare con leggerezza delle tematiche molto molto importanti e profonde. In questo caso si tratta del male di vivere declinato in diverse forme, come l’essere o il sentirsi diversi dagli altri, l’isolamento anche geografico, l’incomprensione e l’incomunicabilità, il rapporto genitori-figli, la morte delle persone care. Paolo e Aleté sono molto più simili in questo di quel che possa inizialmente sembrare, avendo solo scelto un modo diverso di reagire. Paolo guarda il mondo attraverso la sua scrittura e sarà proprio tramite il suo nuovo libro ed i suoi personaggi, Ruggero e Sofia, che imparerà a viverlo anche, senza timori.
Chiara Gamberale è un'abile narratrice di tormenti. Mai come nei suoi libri mi sono ritrovata così capita, così accolta. Le dipendenze affettive, quella voglia estrema di dare, dare tutto, amare, mordere, consumare, stare male, così tanto, sono sempre concentrate in poche parole, e sempre quelle giuste. "Color lucciola" è ancora uno dei suoi più acerbi, eppure così estivo e sentito, l'inizio ufficiale della mia estate, della mia storia con A., di tantissime altre cose che fanno male, e che tengono in vita.
Finalmente sono riuscita ad averlo e leggerlo!! Meraviglioso, come sempre impregnato di psicologia, lo stile della Gamberale è unico e indimenticabile. Il finale poi è assolutamente a sorpresa...
Allegorico, intriso di male di vivere e surreale. Non sono completamente sicura che mi piaccia lo stile della Gamberale, ma molte riflessioni erano interessanti.
Certi libri li devi leggere tutto d'un fiato, o sai che ti rovineranno la giornata. Te li divoreresti, e te ne accorgi da come sbirci incessantemente le pagine che ti mancano. Dentro di te speri che i numeri si sbaglino e che le pagine non possano finire. E allora fermi il tempo. Poche ore ti bastano per assentarti nel caldo calmo di un'isola. Poi torni, l'hai letto tutto e sei rosso da sembrare abbronzato. È stato un breve viaggio su una piccola isola che senza dubbio consiglierai.
"Strane idee vengono, quando non si riesce a prendere sonno. Forse sono i sogni, a cui non dormire ci impedisce di abbandonarci, che affiorano così alla nostra mente sotto forma di idee. Idee folli dunque, idee dal l'ossatura irregolare, idee irrispettose del compromesso fra volontà e realtà."