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Lucarne

Il y a des écrivains de complaisance ou des écrivains qui se forcent, qui se freinent, qui se mesurent. Il y a des écrivains qui peinent et d'autres qui se laissent aller. Raharimanana est d'une autre espèce, c'est un écrivain de souche. Avec Lucarne, son premier livre, ce jeune fils d'Antananarivo (il est né en 1967) débarque dans la littérature française comme un événement. Il écrit comme on parle, ou plutôt comme on chante, on plutôt comme on rêve. Il est plus simple de le citer que de décrire sa faconde verbale et imaginaire. Les scènes que rejouent les courtes nouvelles qui composent cette oeuvre sont prises dans le halètement d'une course, la vie, que les mots accompagnent sans faiblir de leur dynamisme propre. Du coup, la narration se fait poème : " C'est une caresse que je tresse sur les courbes de ton dos que j'appellerais volupté, caresse d'onde et de vague, de boucle et de toison ". Malgré la dureté des visions et le réalisme terrible des faits retracés : l'enfant, affamé, qui offre la pièce qu'il vient de gagner, et la reprend, et l'avale pour la garder, et ne peut plus s'offrir à manger, et défaille finalement, torturé par la faim. " Souffrir, qu'est-ce ? Une effroyable envie de mourir pour que souffrir ne soit plus le lot de personne. " L'amoureux fou emporté dans son rêve, qui refuse d'être contrôlé par les soldats, et dont ils croient qu'il fuit... et qu'ils abattent. " Je marche. Je suis léger. Tu chantes Vinnie. J'ai oublié de vivre. Tu chantes. Encore une chanson... Je vivrai ma vie dans un pas de danse, dans le rythme du tam-tam, de la guitare... " Le cadavre savamment placé au milieu de la route pour obliger la première voiture à s'arrêter, et assassiner son conducteur...Brutalité des descriptions, dureté des émotions, froideur des phrases, échauffement paradoxal de l'esprit qui vole et court au terme de chaque nouvelle, pour en comprendre le sens, provisoire, happé par le suspense... Il n'y a pas d'idéal, ni de transcendance, dans ce monde concret et noir où les personnages se croisent sans tout-à-fait se toucher. Les lames, les coups, les balles perdues : les mots sont eux-mêmes comme ces armes qui sifflent, qui abrègent les souffrances et coupent les histoires qui commencent à grandir. Esthétique de l'économie de moyens : le style coupé. Comme le souffle, court. Raharimanana est un maître en ellipse qui peaufine son récit pour le rendre aussi aiguisé et précis qu'un poignard. Le destin s'est noué, on a juste eu le temps de le sentir venir, et tout est joué, la pièce se termine, le rideau tombe. Le lecteur reste là, un peu hébété, il reste quelques minutes pour reprendre ses esprits, avant d'attaquer la nouvelle séquence, aussi rapide. C'est un vol : l'écriture ou la vie. Le lecteur en otage reste attaché à son persécuteur, magicien des mots, qui l'envoute. C'est Rimbaud racontant des histoires, doux comme Crevel et cruel comme Breton. Un crépuscule et une aube. De la littérature, c'est à dire, de la vraie, de la dure. -- Khaled Elraz -- -- Afrik.com

144 pages, Mass Market Paperback

First published October 12, 1999

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About the author

Jean-Luc Raharimanana

24 books6 followers
Jean-Luc Raharimanana was born in Antananarivo, the capital of Madagascar, in 1967. By 1987 he had already been awarded the Jean-Joseph Rabearivelo Poetry Prize for his early poems. Two years later he completed a degree in Literature at the university in his native city and joined a theatre group for which he wrote his first play, Le Prophète et le Président (1989; t: The prophet and the president). The setting for this satire about two well-known Malagasy politicians' great obsession with power is an asylum where the two mentally ill men try all means to establish their rule over the other patients. The piece was awarded the Tchicaya-U'Tamsi Prize by the Inter-African theatre competition, yet the actual performance was forbidden by Madagascar's governmental authorities. Not long thereafter Raharimanana's novella Le lépreux (t: The leper) was awarded a prize, and lent its name in 1992 to an eponymous anthology of award-winning short stories. The author then went to Paris on a grant from the French foreign radio and studied at the Sorbonne and the Institut National des langues et civilisations orientales. After completing his studies he worked as a journalist and French teacher.

Raharimanana's stories in his collection Lucarne (1996; t: Skylight) are marked by a rich tension between style and content. Through lyrical, sensuous language influenced by oral tradition, the author portrays not only the beauty of nature but poverty and squalor especially of the shanty towns. Raharimanana himself refers to his style as a "violation of smoothness". He was to receive the Grand Prix Littéraire for his following volume of short stories, Rêves sous le linceul (1998; t: Dreams under the shroud). Here the focus is on the Rwandan genocide and the bloody, abject insurgency in Madagascar in 1947. It is precisely this episode that Raharimanana chose—alongside other facts overlooked from the island's history—as a subject-matter for his first novel, Nour, 1947 (2001).

In 2002, when Raharimanana's father, a history professor at the University of Antananarivo, was arrested and tortured after presenting a radio programme about pre-colonial conflicts on the island, the author resigned from his teaching position. He devoted himself entirely to defending his father and was successful in exerting public pressure, for example through petitions to the French president Chirac. In his most recent story, L'Arbre anthropophage (2004; t: The man-eating tree), he presents an unembellished portrait of Malagasy history and at the same time denounces dictatorship, corruption and all forms of suppression. In this formally heterogeneous text, legends and old superstitions are juxtaposed with contemporary political events up to the point of the national uprising following the disputed presidential elections in the year 2001 and his father's arrest.

Raharimanana, whose work has been translated into German, English, Italian and Spanish, lives in Paris.

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Profile Image for Marina.
907 reviews188 followers
September 1, 2017
Per me questa collana, "l'altra riva", di Edizioni Lavoro, è sempre una garanzia. La casa editrice (della CISL) pubblica in questa collana autori di letterature meno conosciute, dimostrando molto coraggio nel portare in Italia libri che, vista la nostra continua diffidenza nei confronti di ciò che è "altro", verosimilmente saranno poco comprati. E infatti alla fiera di Roma, Più Libri Più Liberi, sono sempre venduti in uno scatolone a pochi euro.

Ero dunque molto tranquilla nell'approcciarmi a questo libro, il primo di un autore malgascio pubblicato in italiano. Jean-Luc Raharimanana è nato nel 1967 in Madagascar e nel 1989 si è trasferito in Francia, dove vive, e infatti scrive in francese. Questo libro è stato pubblicato in Francia nel 1996 e tradotto in italiano nel 2000. Credo che nel frattempo Edizioni Lavoro abbia pubblicato un altro libro dello stesso autore, ma non ne sono sicura.

Si tratta di un libriccino di appena 90 pagine, una raccolta di brevi o brevissimi racconti. Marie-José Hoyet ci dice nell'introduzione che il Madagascar di Raharimanana (che poi non è mai nominato, l'ambientazione di questi racconti potrebbe essere qualsiasi paese) non è quello dei turisti, ma è quello più oscuro, cupo, nascosto, terribile. Questo non mi disturba, anzi, mi fa piacere conoscere un Madagascar più reale, anche se a leggere questa introduzione si tratta proprio del lato più oscuro del paese. Anche se, lo ripeto, il paese non è mai nominato, quindi francamente non mi spingerei a dire che l'autore con questi racconti abbia voluto rappresentare il suo paese. E lo spero bene, tra l'altro.

Questi racconti non sono solo cupi, ma sono di una violenza cieca abominevole. Dice Hoyet che in ognuno di questi racconti almeno uno dei protagonisti muore, e infatti così è. Ma le morti sono atroci, di una violenza inaudita, sempre per mano altrui, per mano di mostri che io non so quale mente possa mai partorire. La violenza di questi racconti è tale, ed è talmente totale, che io onestamente credo che non sia data nella realtà, o almeno lo spero. Alcune cose le abbiamo sentite fin troppe volte nei giornali o nei TG, come le storie di donne violentate e poi uccise. Ma altre cose io non voglio credere che esistano nella realtà, e non ve le sto neanche a raccontare perché le voglio dimenticare il prima possibile, anche se credo che popoleranno i miei incubi per un po' di tempo.

Per me scrivere di violenza non è un problema, nel senso che sono cose che accadono nella vita reale, a volte addirittura quotidianamente, ed è giusto che se ne parli. Per esempio, è giusto che si parli di donne violentate e uccise, perché purtroppo sono fatti che avvengono spesso, troppo spesso. Certo, è sempre difficile leggere questo tipo di racconti o romanzi, ma ne vedo la necessità, vedo l'urgenza che l'autore sente nello scriverli. In questo caso, invece, non vedo alcuna necessità nel buttare in faccia al lettore tutto questo orrore.

Non per niente i racconti che ho minimamente apprezzato sono Vicoli e Strega, in entrambi i quali si parla di una donna violentata, con l'uomo che assiste impotente. Molto crudi anche questi, ma vi ho visto un barlume di necessità di raccontare fatti che realmente accadono. Strega poi finisce in modo veramente vile, perché la strega del titolo è proprio la donna violentata, che riesce a fuggire e viene presa per una strega dagli abitanti del villaggio, che inevitabilmente la linciano. Cosa che avviene spesso, seppure non in senso concreto, ma metaforico: pensiamo al linciaggio che subiscono tante donne violentate da parte di tante persone che non vogliono capire, linciaggio a parole, certo, ma che uccide quasi quanto la violenza fisica. In questo senso questi due racconti mi sono sembrati più realistici e, sebbene durissimi, li ho minimamente apprezzati. Gli altri sono degli orrori ambulanti, di cui non auguro la lettura al mio peggior nemico.

Poi possiamo dire che lo stile di Raharimanana è molto particolare, in quanto più che al parlato si avvicina al pensato, cioè ricalca fedelmente il modo in cui una persona terrorizzata potrebbe pensare: quindi un linguaggio frammentario, spezzettato, di cui a volte è anche difficile seguire il filo logico. Questo all'inizio mi sembrava un tratto interessante di questo autore, e probabilmente lo è davvero, ma andando avanti i racconti sono sempre più orribili, e francamente dello stile di scrittura non mi potrebbe interessare di meno.
Profile Image for Elisala.
1,040 reviews11 followers
November 29, 2017
Des nouvelles percutantes, pleines de violence, de mort, de souffrance, de folie, ... pleines d'amour aussi... mais souvent d'amour nourri de souffrance. Et de folie. Et de violence...
Alors, oui, bien sûr, c'est bien, très bien écrit, avec de la poésie, du cru, du vrai, mais ça n'en fait pas pour autant une lecture agréable, à déguster au coin d'un bon feu, ou sur son canapé préféré, ou encore moins - soyons fous - une lecture de vacances.
Non, c'est une lecture qui tiraille, qui démange, qui choque, qui tape. De ce fait je ne mets que 2 étoiles, parce que, au fond, ce n'est pas ce genre de livre que j'ai envie de lire.
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