Il legame profondo tra visione e cognizione si è espresso in una molteplicità di testi, letterari e non, che hanno declinato il moto e il senso dello sguardo secondo le specifiche coordinate culturali di ogni epoca. Al loro interno, lo sguardo si è dato alternativamente come fenomeno metafisico, come problema scientifico, come immagine dell’interiorità, come matrice del soggetto e dell’altro. Il tema viene affrontato in questo saggio a partire da una rilettura di Heidegger e del concetto di “teoria”, e con riferimenti ad Aristotele, Platone, Berkeley, Husserl, Lacan, Derrida, nonché alla saggistica e narrativa di scrittrici e scrittori contemporanei. La seconda parte del saggio coniuga aspetti letterari e filosofici della gaze attraverso letture mirate di opere di Shakespeare, Hawthorne, Beckett, e Woolf. Lo sguardo, o gaze, appunto, secondo la terminologia anglosassone propria delle teorizzazioni che intorno ad esso si sono sviluppate nella nostra contemporaneità, vi appare come attività e passività, come forza che può creare o alienare i propri s/oggetti, in una dinamica che l’attuale cultura dell’immagine non può che voler approfondire.