L'India ha distrutto l'Occidente e ora ha un governo dittatore che inquina il mondo. I Tiger Fighters, in cambio del sangue di Shiva, hanno promesso di combattere i demoni e il governo, erigendo templi e stringendo nodi, distruggendo fabbriche e assassinando. La famiglia di Daksha è stata allontanata quando suo padre li ha maledetti, ritenendoli responsabili della morte della madre. Anni dopo, il padre incendia un tempio per vendicarsi e scioglie involontariamente uno dei nodi che trattiene i padri dei demoni, i rakshasa. I Tiger Fighters partono alla ricerca di Daksha, nella speranza che possa rivelare loro dove sia l'uomo e obbligarlo a rifare i nodi. Daksha, però, li ha rinnegati per tutta la vita, crescendo in fretta sulle strade di Delhi, tra incontri clandestini e cacce ai demoni e frequentando gli ambienti più marci dei ricchi imprenditori e, proprio ora che è a capo del gruppo governativo che combatte sul campo i Tiger Fighters, non ha alcuna intenzione di stare dalla loro parte. O almeno crede. Perché la strada della vendetta non appare più così facile, quando ci sono di mezzo le ingiustizie, la morte e un passato non del tutto privo di ricordi felici che ora sembra darle la caccia.
Dilhani Hemba è nata nello Sri Lanka, è italiana per adozione. Ama scrivere, leggere e disegnare fin da bambina. Laureata alla Sapienza, scrive racconti e poesie da sempre. È autrice della saga Nuova Terra, che ha avuto un buon successo grazie al passaparola in rete, del racconto Le Figlie di Ananke-Black Light, della saga Tiger Fighters e vari racconti online.
Sono stata molto fortunata quest'estate: ho letto libri di cui mi sono innamorata. Tiger Fighters. Il nodo del tempio è uno di questi ed è diventato uno dei miei preferiti. Vorrei che annotaste tutti il titolo perché è raro imbattersi in un romanzo tanto originale e promettente. Sono quasi certa che in libreria non si trovi nulla del genere, anche si dovrebbe. Ve l'ho detto: Tiger Fighters è meraviglioso e mi è piaciuto così tanto che ho l'ansia da prestazione da circa un mese per questa recensione, ma ci siamo. Buona lettura.
Nelle vene di Dashka scorre il sangue di Shiva, che lo ha donato ai tamil, uno dei popoli dell'India, per dar loro il potere e la forza di vincere i demoni che riescono a raggiungere la terra. I Tiger Fighters, però, hanno abbandonato la sua famiglia nel momento di maggior bisogno e Dashka ha dovuto trovare la sua strada. Combattere perché è nel suo sangue e, soprattutto, nella sua indole. E perché le occorre denaro per crescere, proteggere e curare Mili, la sorella.
Io e mia sorella eravamo piccole e nessuno ci ha voluto tenere. Mia sorella, a tre anni, aveva già i sintomi del morbo G869, quello che la costringeva a stare piegata e che peggiorando poteva bloccarle tutta la spina dorsale. Senza mia madre, senza mio padre, quella era peggio di una vita maledetta.
Come i Tiger Fighters, anche Dashka combatte i demoni. Da quando suo padre è sparito, però, si imbatte sempre più spesso nei rakshasa, spiriti più potenti e pericolosi, nei Tiger Fighters e in Keyton Sharma.
Se la saga di Nuova Terra aveva presentato la Heemba come un'autrice atipica,Tiger Fighters mostra una penna più matura, una ricerca più profonda che ne conferma l'originalità e, a mio avviso, la rende ancora di più un'outsider nel panorama odierno. I suoi romanzi non sono mai semplici e, come sanno bene i suoi personaggi e i suoi lettori, non scelgono mai la strada più facile e felice. Credo che sia proprio questo a renderli diversi. Pur fondendo urban fantasy e distopia, Tiger Fighters ha le sue radici nella realtà più cruda e spietata, che destabilizza e non lascia scampo. L'attaccamento alla dimensione reale è l'aspetto che penso di aver amato di più perché ha reso i protagonisti, le voci che si rincorrono in Tiger Fighters, più concreti e imprevedibili. Hanno uno spessore che solo la vita può dare e, anche se al lettore non è dato conoscerla tutta, è evidente che sia ben nota all'autrice. I personaggi di Tiger Fighters sono sfaccettati e complessi, caratterizzati da contraddizioni squisitamente umane. Nessuno è risparmiato da ombre e sentimenti negativi e tra tutti è proprio Daksha, la protagonista, a farne sfoggio. Riottosa e sanguigna, Daksha vive per vendicarsi. La sua vita è una collezione di scelte che non ha potuto fare, di scelte che ha fatto, e che sarebbe fin troppo facile definire sbagliate, e di amore e di sentimenti confusi che le impediscono di non ferire le poche persone care e di non lasciarsi ferire. Daksha non è una protagonista con la quale entrare in sintonia e nella quale immedesimarsi. È troppo dura, troppo spigolosa. Eppure mi ci sono affezionata: il suo punto di vista è, d'altra parte, quello privilegiato all'interno di un romanzo che ne alterna diversi. A Daksha e alla sua storia viene lasciata la narrazione in prima persona, mentre gli altri punti di vista sono in terza persona. Ogni personaggio ha, tuttavia, un proprio spazio e una particolare caratterizzazione. La Heemba tira a uno a uno i fili di storie diverse, li tende per mostrarne l'individualità e solo dopo lascia che le vicende si incontrino e si intreccino fino a diventare il tessuto unico e ruvido che è Tiger Fighters. Sarebbe facile, soffermandomi ancora sui personaggi, proseguire con Kajal, la ragazzina che Daksha accoglie quasi come una sorella e una protetta e che diventerà la sua più grande amica. E ancora, con un sospiro innamorato, potrei assicurarvi che il fascino di Keyton non ha rivali e che Ravih è adorabile, ma il personaggio più interessante, per me, rimane Oleg Mikhail. Fin dalla sua entrata in scena, Oleg Mikhail è un personaggio capace di suscitare sentimenti contrastanti: è inquietante, eppure vi è in lui una dolcezza che provoca empatia e tenerezza. Lo spessore dei personaggi è sostenuto dalla meticolosa costruzione del mondo in cui si muovono. La Heemba aveva già fatto sfoggio, nei romanzi precedenti, di un'immaginazione vivace e di un'attenzione particolare all'ambientazione. Pur avendo apprezzato la saga di Nuova Terra e Le figlie di Ananke, in Tiger Fightersla Heemba supera se stessa facendo dell'ambientazione il punto di forza del suo nuovo romanzo.
Tiger Fighters è ambientato nell'India di un futuro indefinito. Dopo aver vinto la guerra contro l'Occidente e averne accolto i profughi, sfuggiti a bombe e radiazioni, l'India continua a vivere in una dimensione in cui il tempo sembra essersi fermato. Le religioni, le tradizioni e persino le caste continuano a esistere nei secoli e avanzate tecnologie coesistono con miseria e malattie. L'India è la terra delle contraddizioni, dei colori sfavillanti e della polvere, del fango e dalla fame degli slum. In un mondo agonizzante per i veleni dell'inquinamento, la disparità economica si manifesta nelle cupole che purificano l'aria proteggendo i ricchi da malattie che solo loro possono permettersi di far curare. Nell'India di Tiger Fighters, dunque, si scorge l'India di oggi e nella moltitudine caotica di culture e tradizioni la Heemba riesce a coglierne dei caratteri essenziali.
Tiger Fighters è una storia di battaglie sociali e guerre contro demoni, reali e interiori, ma è anche una storia di colori e sentimenti e amore.Ed è chiaro che mi riferisco all'amore nato tra me e Keyton. Dilhani Heemba non ha paura di assumersi qualche rischio e affronta temi delicati e difficili, che possono (è inutile fingere che non sia così) infastidire alcuni lettori. Personalmente io ho amato anche questo e ho apprezzato il coraggio che l'autrice ha dimostrato, scegliendo di seguire ogni sfumatura che una terra a noi lontana e la caratterizzazione dei suoi personaggi le hanno suggerito. Primo di una serie, Il nodo del tempio si conclude con un cliffhanger che, se non enorme, lascia ancora più desiderosi di un seguito. E questo è l'unico difetto che riconosco al romanzo, che rimane comunque un inizio più che promettente per una saga da cui mi aspetto scintille.
Ho amato Tiger Fighters. Il nodo del tempio e vi consiglio di leggerlo: non sarà come ve lo siete aspettato.
Ci sono cuori che nel caos si ritrovano, ci sono battiti che urlano più forte dei demoni di questo mondo.
Bello, bello, bello! L'India, misteriosa di per sé, una realtà distopica, guerriglia, personaggi realistici e molto umani. Il romanzo è davvero molto ben strutturato e la protagonista non è la solita ragazza ingenua o invincibile. Una donna alle prese con i propri fantasmi che cerca di fare qualcosa di buono per coloro che ama a discapito di se stessa. Mi è piaciuto molto, per fortuna c'è l'elenco dei mille personaggi dai nomi impronunciabili... 😉
Mi capita molto raramente di buttarmi nella lettura di un libro scritto da un'autrice self, italiana, a scatola chiusa, ma con Dilhani Heemba, di cui ho già apprezzato le storie e lo stile di narrazione della saga Nuova Terra, non ho avuto alcun incertezza e mi sono immersa nelle pagine di Tiger Fighters con una facilità e una rapidità che mi hanno piacevolmente sorpresa. Cambiano i protagonisti, le storie e le difficoltà ( perché è da mettere in conto: Dilhani crea dei personaggi favolosi, ma alquanto masochisti :D) in quest'opera ambientata in un India distopica dai tratti post apocalittici, ma la qualità di scrittura e di narrazione, la capacità di raccontare la vita, in tutte le sue sfaccettature e complessità, ha sempre lo stesso livello altissimo di qualità e attenzione al dettaglio che ho già apprezzato in questa autrice. Dilhani sa scrivere in italiano, in una modo solo all'apparenza semplice, e riesce ad intrecciare diversi punti di vista, alternando il racconto della protagonista Daksha a frammenti della vita degli altri personaggi in un modo fluido e intelligente, che segue una strada ben delineata ma invisibile al lettore sino alla fine: leggere Tiger Fighters vi condurrà da una parte all'altra dell'India, vi mostrerà realtà difficili e scomode e sarà per voi fonte di inesauribile frustrazione (Daksha, tesoro, avrei voluto tu fossi reale solo per prenderti a randellate!)
"-Non ti abitui mai al dolore. Sono gli altri che si abituano al tuo- Non voleva essere un'accusa, quanto una mera constatazione"
Uno delle cose che ho apprezzato di più dell'intera storia è la capacità di sentire vicini, di riuscire a conoscere e riuscire quasi a toccare ogni personaggio di questo libro: mi è sembrato di conoscere da sempre la mente brillante di Swathi, di essere a conoscenza da una vita intera dei segreti di Kajal e di condividere da molto tempo le ansie e le speranze di Oleg. Se Daksha è il fulcro, il motore, dell'intera storia, e solo grazie a Keyton che riusciamo ad apprezzare una protagonista così cocciuta e votata all'autodistruzione come la nostra: è facile arrabbiarsi con Daksha, ma è impossibile non esserne innamorati quando la si guarda con i ricordi e gli occhi di Keyton ( si, insomma, il ragazzo farà breccia anche nei vostri cuori) ... e solo per precisazione, il mio personaggio preferito è in assoluto Ravih ( perchè si <3 )
"Ci sono percorsi che non hai scelto, che ti dà la vita. Te li mette davanti e tu ne puoi abbellire solo i bordi;li devi percorrere , con le gambe che cedono, il cuore che batte, il fiato corto. Ci sono percorsi che la vita ti disegna senza alcuna richiesta e tu puoi percorrerli solo a testa alta. Era ciò che avrei fatto. Dopotutto, la speranza di poter cambiare alcuni percorsi non viene mai meno."
Come ho già avuto modo di dire nella recensione di Nuova Terra, la scrittura di Dilhani mi ricorda molto quella di Jacqueline Carey: ma gli anni passano per tutti e lo stile della scrittrice si è fatto più personale e particolareggiato, diventando riconoscibile e più personale in un modo che non si può che apprezzare. Quindi ... se amate i personaggi veri, le storie non proprio facili e le felicità flebili per protagonisti coraggiosi, Tiger Fighters è la vostra storia. Dategli una possibilità ;)
Daksha è una ragazza che vive in una India post conflitto atomico dal quale è uscita vincitrice anche se l’aria è inquinata e tossica. E nonostante l’era moderna i demoni esistono e l’antica stirpe dei Tiger Fighters li combatte. Ma lei e la sua famiglia sono stati allontanati dal loro popolo figlio di Shiva, e ha dovuto sopravvivere come poteva, combattendo e uccidendo demoni clandestinamente. E ora che alla sorella rimangono solo pochi mesi di vita decide di accettare il lavoro di prostituta d’alto borgo, anche se ha solo quindici anni, anche se non è detto che il suo sacrificio potrà salvare l’amata sorella. Come sempre mi ero detta “basta saghe, cento ne inizi e forse ne porti a termine due”, ma DIlhani ha scritto alcuni dei migliori libri che abbia letto negli ultimi anni e mi sono detta “ok, proviamo…”. Mai decisione fu più giusta, perché questo libro l’ho divorato in pochissimi giorni e sono già in astinenza di Daksha & co. Partiamo dalla location, prendete l’India romantica che sognano tutti i viaggiatori mixatela con un futuro molto prossimo post atomico, aggiungete una spolverata di demoni e divinità (che non fa mai male) e avrete Tiger Fighters. La cosa bella è che non abbiamo solo una contrapposizione tra poveri e ultraricchi, ma l’autrice sfrutta a pieno titolo l’antico paese inserendo anche nomi tecnici ci abiti e cibi. Inizialmente pensavo che il tutto sarebbe pesato alla lettura invece sono aspetti davvero molto curiosi e intriganti che colorano i fatti. La storia, non faccio spoiler. Questa autrice è cresciuta dalla sua prima opera “Nuova Terra” e sebbene alcune tematiche potrebbero essere comuni siamo molto distanti dal romanticismo delle sue precedenti opere, sì c’è amore e passione, ma il tutto è affrontato in maniera più adulta e responsabile: non ci sono solo gli Happy end, non ci sono storie semplici da digerire, e la morte è reale come del resto anche le ingiustizie. Si parla di prostituzione infantile e non lo si fa con i guanti, ma nemmeno con la leggerezza che dovrebbe portare il lettore a provare solo pietà per la protagonista. L’elemento fantastico di questa saga è ancora molto ignoto o meglio è chiaro che sia un antico patto con Shiva, che però a liberato nel mondo esseri demoniaci e che devono essere sconfitti dagli eredi di quel patto, eppure è chiaro che sotto forse c’è molto di più. Insomma, staremo a vedere… I personaggi sono ben definiti, mai troppo banali o prevedibili. Amo Daksha perché è la tipica ragazza dalle spalle larghe ma che si sente morta dentro. Di contro Oleg (che è una figura parallela) mi ha sempre fatto dubitare di dove la storia volesse arrivare ed è anche per questo che sono curiosa di leggere altro su di loro. In definitiva cinque stelle. Non ho dubbi, mi è piaciuto e lo consiglierei a tutti: da chi cerca qualcosa di intrigante, a chi vuole un libro diverso dal solito, perfino a chi vuole una bella storia d’amore. Questo volume è pregno di tante emozioni e le dona tutte al lettore, l’unico dubbio è quanto tempo ci vorrà per leggere il secondo volume… In ogni caso sarà una attesa dolce.
Tiger Fighters è il nuovo romanzo di Dilhani Heemba, di cui ho già letto la serie di Nuova Terra e Le figlie di Ananke. Black Light, e che ho avuto modo di leggere in anteprima. Ciò che ho assolutamente amato è l'ambientazione, che è in effetti il punto forte dei romanzi di Dilhani Heemba. La scelta in questo caso è ricaduta sull'India che risulta necessariamente esotica ai nostri occhi, non solo perché distante per cultura e geografia, ma anche per l'assetto distopico che ha in questo romanzo. È un'India cupa, piena di contraddizioni e problemi. È un'ambientazione ricca di potenzialità, che non vedo l'ora di esplorare nei prossimi romanzi. Va precisato che è un romanzo crudo, l'autrice non ha timore di mostrare gli aspetti peggiori di personaggi, società e conflitti. Per dirla scherzosamente (ma non troppo) il mai 'na gioia regna sovrano per ora, se siete in cerca di sole cuore amore, state lontani. La protagonista, Daksha, è un personaggio difficile e complesso; il più delle volte si attira le maledizioni del lettore per le sue scelte discutibili, ma è perfettamente coerente alla sua storia e crescita (e Keyton deve essere un po' masochista per riuscire a sopportarla). I miei preferiti sono, però, Ravih, il migliore amico di Keyton, spaccone e irriverente, e Kajal, la migliore amica di Daksha, che cerca di fare un po' da voce della ragione (peccato che poi non venga ascoltata). Vi è un'alternanza dei punti di vista di vari personaggi, alcuni dei quali non ho nominato, che viene ben gestita nel corso del romanzo e a seconda dei gusti può essere più o meno piacevole. Per quanto mi riguarda è una scelta che mi è piaciuta, permette al lettore di seguire su più fronti la storia e lo scontro delle diverse fazioni. È il primo di una serie e, va detto, la conclusione è aperta, si risolve ciò che mette in moto i personaggi ma il resto è solo all'inizio. Non vedo l'ora di poter mettere le mani sul seguito!
Quando ho visto che stava per uscire un nuovo libro di Dilhani Heemba non stavo più nella pelle. Avevo voglia di rivivere un'altra bellissima storia d'amore in stile Nuova Terra...ma non è andata proprio così. La protagonista Daksha è maledettamente stronza, è una di quelle persone che vorresti prendere a schiaffi tutto il giorno pur di convincerla che quello che sta facendo è sbagliato. Lei continua, continua e continua a farsi male, a prendere la strada opposta, quella più tortuosa e oscura. Come sei stata sadica Dilhani con questa povera creatura, penso che a te piaccia infliggere dolore a noi lettori.. ti ci vedo con bambole Voodoo e riti mistici... sì sì..*èé..ti tengo d'occhio!!*... Ecco.. Daksha è nata in un'India povera e flagellata di nuove malattie, dove l'infanzia, la pubertà e l'adolescenza non esistono. E' costretta a crescere troppo in fretta, a scegliere appunto la strada più veloce e con meno problemi, nasce bambina e diventa donna. Lei decide ciò che è giusto fare per il bene della sua famiglia e di chi le sta attorno, usa il suo corpo e lo getta in pasto alle belve da sola. Lo fa perché va bene così ed è così che deve andare. Non ascolta nessun tipo di consiglio, non li accetta e non li gradisce. Basta. Stop. E' inutile girarci attorno. E quando finalmente trova una speranza, un passaggio illuminato e un briciolo d'amore lo deve abbandonare per seguire un'altra strada dannazione.. sadica e cattiva Dilhani!! Povero Keyton, obbligato a lasciar andare la sua Deja... che rabbia!!! Spero con tutto il cuore che lei trovi la sua redenzione e finalmente possa avere una vita migliore perché Daksha lo merita e ne ha bisogno..
Hai capito Dilhani Heemba??? Il Dio Eros ti saluta..
La trama non scontata di "Tiger Fighters" ha spezzato la mia diffidenza nei confronti del genere urban fantasy. Ho acquistato questo libro seguendo il consiglio di una cara amica e l'ho divorato in poco tempo. I personaggi ben caratterizzati mi hanno accompagnato in una storia molto particolare, in cui alcuni aspetti terribili e reali come l'inquinamento e un governo dittatoriale si accompagnano a antiche lotte tra uomini e demoni. Attendo con ansia il seguito :D!
“Ci sono cuori che nel caos si ritrovano, ci sono battiti che urlano più forte dei demoni di questo mondo.”
Tiger Fighters è un libro “cazzuto” (consentitemi il termine). Tutto, lì dentro, dalla storia ai personaggi, è architettato (quasi) perfettamente.
Narra di un’India distopica, devastata, dove sempre più gente muore a causa dell’aria inquinata che crea malattie micidiali; dove i ricchi possono permettersi aria pulita vivendo sotto cupole incontaminate mentre i poveri, vivendo negli “slum”, non possono godere di tanta fortuna e troppo spesso devono arrendersi al destino. Vige un Governo dittatore che pensa solo alla nicchia benestante e, come in tutto, c’è sempre la controparte ribelle. Entrano in gioco i Tiger Fithers: un gruppo di guerrieri che non guarda in faccia niente e nessuno.
“Siamo Tiger Fighters, dobbiamo annientare questo Governo, siamo terroristi, Sharma, terroristi: noi le persone le uccidiamo, perché il Governo deve sapere che non molleremo.”
Oltre alle questioni politiche, lottano per salvare il mondo dai demoni. Entità subdole che si nascondono nei corpi dei bambini perché facili prede, e l’unico modo per sterminarli è uccidere l’ospite stesso, con una brutalità non adatta a lettori facilmente impressionabili.
“Si chiamano rakshasa, hai presente? Si, proprio quelli che ti raccontavano da piccolo per spaventarti.” “Veramente…” “Ecco”, lo interruppi, perché della sua infanzia mi interessava davvero poco. “Fino a ora abbiamo avuto sulla terra i loro figli, quelli che noi chiamiamo demoni e che hanno una maggiore capacità di raggiungere il nostro mondo, in quanto riescono ad attraversare i portali con i loro corpi, se così si possono chiamare.”
La protagonista si chiama Daksha, è una ragazza di 16 anni troppo provata dalla vita. Figlia di un padre alcolizzato, distrutto dalla prematura perdita della moglie e sorella di Mili, una bambina malata incurabile. Feroce e spietata combattente, Daksha entrerà a far parte dei Tiger fighters che presto dovrà lasciare per far fronte alle spese mediche della sorellina. Si prostituirà. Diventerà il capo dei Black Men come una mercenaria con il compito di annientare quella che, fino a poco tempo prima, considerava la sua famiglia.
È forte caratterialmente, pronta a tutto pur di raggiungere il suo scopo, persino sacrificare se stessa per il bene dei suoi cari.
“Mi sono sempre chiesta perché la prostituzione fosse solo da un verso, perché a vendersi fosse chi offriva il proprio corpo, quando ci sono uomini capaci di darti tutto, soldi, posizioni, forse anche la propria anima, per un misero buco nemmeno troppo bagnato. Chi è il vero venduto?”
È affiancata da Kajal una dolce ragazzina che ha salvato dalla sottomissione di un padrone che decideva per lei. Vede in lei la bontà, l’ingenuità, la dolcezza allo stato puro e l’amore, incondizionato sotto forma di amicizia. Kajal, al contempo, vede in lei un esempio, una giovane donna da imitare e che diventerà presto il centro del suo mondo.
Poi c’è Keyton. Capo dei Tiger Figthers, da sempre innamorato di lei. Un amore però impossibile perché entrambi viaggiano su due binari diversi. Lui deve uccidere lei. Lei deve uccidere lui.
Tantissime le scene di lotta. Combattimenti all’ultimo sangue senza esclusioni di colpi, crudi e descritti nei minimi particolari.
“Sia lui che Ravih impugnarono i fucili, insieme ad altri due ragazzi, aspettandosi di vedere altri militari spuntare dai capannoni e puntare su di loro. Tutto ciò che videro, però, furono i corpi dei prigionieri portati ai furgoni, accasciati al suolo; il sangue che colava dalle loro testa.”
Il libro è narrato in prima persona da Daksha, alternato a una terza persona onnisciente che rende la lettura un po’ impegnativa e, a tratti, ripetitiva.
L’autrice usa termini propri delle lingue hindi e tamil e parla di culti religiosi e divinità. In particolare di Shiva, dal quale è nata tutta la storia.
“…Shiva era pieno di contraddizioni, era come un monsone, devastante e benefico per le terre coltivate. Come si fa a essere il Distruttore e il Creatore insieme? Come si fa a essere dolci e violenti? Shiva era tutto questo: i suoi miti si perdevano tra storie di amore e di crudeltà, di danze e di sesso, di filosofia e antropofagia.”
Crea un mondo duro, cattivo, ma allo stesso tempo lascia spazio ai sentimenti. Quelli che ti nascono nel profondo dell’anima, che aiutano a superare le difficoltà, i torti subiti e che rimarginano le ferite.
Consiglio il libro? Si, ma solo se si è pronti a leggere una storia diversa, esplosiva e se si ha uno stomaco ben collaudato.
Tiger Fighters è simile ad un cioccolatino: piano piano lo scarti, addenti la parte dura per poi arrivare al cuore morbido, ma che può nascondere un sapore amaro.
In un futuro apocalittico, con l'est del mondo che a suon di bombe ha distrutto la Terra avvelenandola e sterminando l'occidente, gli antichi miti tornano prepotentemente alla ribalta. E così in un'India che si divide i resti del mondo con la Cina, il Giappone e la Russia esiste una setta nelle cui vene, per via di antichi giuramenti, scorre nientemeno che il sangue di Shiva stesso. Una setta che da sempre lotta contro i demoni che riescono a infiltrarsi nel nostro mondo, su mandato del Dio che gli ha concesso la propria benevolenza per questa lotta impari. I Tiger Fighters, che però oltre alla vocazione di ammazza-demoni devono fare anche i conti con un governo dittatoriale, classista e dispotico, che li vede come terroristi e li vuole sterminati. Una lotta paranormale, e una guerra civile, che li vede contrapposti sia al governo che ai Black Men, il corpo speciale governativo adibito alla guerra a demoni e Tiger Fighters.
In mezzo a tutto questo caos incontriamo Daksha, che in quanto a caos non scherza. Ripudiata dalla sua gente, abbandonata dal padre, cresciuta lottando, divenuta prostituta per tentare invano di salvare la vita alla sorella malata. Ora capo dei Black Men per inseguire la sua vendetta contro i Tiger Fighters, responsabili della morte di sua madre e del baratro in cui la sua intera famiglia è caduta.
L'ambientazione è interessante, e rispetto ai libri precedenti di Dilhani qui c'è più azione, il che lo rende più di mio gusto. Anche la protagonista, pur essendo cocciuta e disastrata come suo solito, è più credibile e umana, per quanto mi riguarda. Certo, trovo irritante la sua arrendevolezza ai clienti e la noncuranza con la quale vede il suo corpo come moneta di scambio, ma immagino sia purtroppo una condizione abbastanza realistica in certi ambiti.
Ci sono cose che non mi hanno convinto appieno, principalmente il fatto che il libro finisca senza una vera fine dimostrandosi davvero solo una prima parte di un qualcosa più grosso, dove alcuni personaggi si sono solo presentati senza avere ancora avuto modo di entrare realmente in azione. E se la parte prettamente romance è ben gestita, meglio che in Nuova Terra, qui abbiamo maggiormente però una deriva Harmony che in alcuni momenti risulta forse un po' eccessiva.
Il voto sarebbe tra il 3 e il 4, scelgo il secondo in segno di fiducia visto il crescendo dei suoi libri (e perché mi è piaciuto più degli altri libri, che alla fine è la cosa più importante!)