A reappraisal of the Blue Rider group in the context of their legendary almanac
For just a few years at the beginning of the 20th century, Munich was the hot spot of Germany's artistic avant-garde. Russian painter Wassily Kandinsky and Franz Marc's initiative as founding editors of the almanac Der Blaue Reiter (The Blue Rider) was a catalyst for the arts. The journal and the 1911 exhibition of the same name created international waves and heralded the start of the modern era in Germany before the First World War. Today, the names of the movement's key players Franz Marc, Gabriele MUnter, Alexej von Jawlensky and Paul Klee stand for a pivotal chapter in the international history of art, marked by the transition of painting into a vibrant, colorful and transcendental form of abstraction. This volume surveys their accomplishments.
The Blaue Reiter was an art movement that lasted from 1911 to 1914 and was fundamental to Expressionism. Founded by Russian emigrants in Munich including Wassily Kandinsky, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin, along with native German artists Franz Marc, August Macke and Gabriele MUnter, the group's unified goal was to express spiritual truths through art--largely through a spontaneous, intuitive approach to painting, which, for many group members, took the form of abstraction. The group organized touring exhibitions before disbanding around the outbreak of the First World War in 1914.
Incomprensibili idee espresse in forme (a volte) comprensibili
Durante una breve vacanza estiva in Svizzera ho fatto tappa a Basilea, città con una notevolissima offerta per gli appassionati di arte e musei. Tra i gioielli locali c'è la Fondazione Beyeler, di cui purtroppo non ho potuto visitare la collezione, in quanto gli spazi espositivi erano occupati dai lavori in corso per l'allestimento di una mostra e, per fortuna, anche da una mostra già allestita (benone) e che è ampiamente valsa la trasferta di 20 minuti dal centro in tram (tram svizzero, quindi ci si possono regolare gli orologi atomici). Tema: Kandinsky, Marc & der Blaue Reiter.
Nella mia esperienza di visitatore di mostre, ne ricordo poche così ben organizzate, fruibili, interessanti. La cavalcata del Cavaliere Azzurro è descritta da un numero importante di opere, molte da collezioni private, dai primi incontri tra Marc, Kandinsky e Münter al periodo bavarese, fino alla rivoluzione astrattista capitanata dall'artista russo con le sue Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni. Splendida la piccola sala riservata a un artista forse meno conosciuto, ma che amo molto, lo sfortunato August Macke, ucciso in guerra a soli 27 anni, spesso in amichevole polemica con gli altri sodali per la sua passione per il cubismo orfico di Delauney. Una delle chicche della mostra è la "Wunderkammer" dedicata al mitico Almanacco pubblicato nel 1912, con alcune delle opere che furono riprodotte nel testo per scelta dei due editori, Marc e Kandinsky.
Da una mostra così non poteva che venir fuori un catalogo meraviglioso. A parte la qualità fotografica, i testi si dedicano con sintesi efficace a chiarire il lavorìo intellettuale dei fondatori del movimento (che in realtà movimento, in senso stretto, non fu mai, più che altro un'ensemble di artisti con gusti e obiettivi diversi, stanchi della maniera impressionista e accomunati dalla polemica contro l'arte accademica).
Il tema più interessante è la realizzazione dell'Almanacco (qui ne trovate due copie online https://archive.org/details/derblauer... - http://lcc.onlineculture.co.uk/ttp/tt...), un oggetto del tutto originale per l'epoca, che univa testi e immagini non secondo una logica didascalica (immagini che spiegano testi, o viceversa), ma simbolica e allusiva, che mirava a stimolare nel lettore associazioni di idee, sottolineando nel contempo la convinzione che non vi fossero gerarchie nell'espressione artistica. Infatti, nel libro si trovano riprodotte opere d'arte molto famose insieme a oggetti del folklore religioso tedesco (molto amati da Kandinsky e Münter erano i dipinti su vetro della tradizione bavarese), quadri degli artisti del movimento insieme a oggetti della cosiddetta arte primitiva (in aperta polemica contro il sorgente nazionalismo artistico degli Hohenzollern).
Ampio spazio è lasciato all'analisi delle teorie di Kandinsky sulla "necessità interiore" della creazione artistica, dalla cui lettura ho dedotto un certa fumosità, specie per quanto riguarda il tentativo di oggettivizzare il concetto e renderlo in qualche misura "scientifico". Dal canto suo, Franz Marc preferiva riferirsi alla "genuinità" dell'arte (e si asteneva saggiamente da definizioni pseudoscientifiche). La sua ricerca spirituale per immagini fu oggetto di un'aspra lite con uno dei miei pittori preferiti, Max Beckmann, che in parole povere riteneva Marc un idiota che dipingeva cani e cavalli mentre il mondo andava a rotoli. A posteriori, purtroppo, aveva ragione Beckmann, ma io ingenuamente avrei preferito saperli amici.