ROMANZO (346 pagine) - FANTASCIENZA - Un romanzo brillante, pazzesco, fantastico, visionario, come non ne avete mai letti. Vincitore del premio Odissea.
Perché ogni mattina un venditore di angurie lo sveglia urlando sotto la sua finestra? Perché gli infiniti lavori preparatori del Grande Expo devono aprire un cantiere proprio davanti al suo portone? E perché continuano ad arrivargli multe per infrazioni stradali se non ha neppure la patente? Nella vita di Gozzo Unterlachen c'è qualcosa di gravemente sbagliato. Ma per dare una risposta alle sue domande dovrà abbandonare i sicuri confini di Milano e affrontare un viaggio pericoloso, attraverso il dominio dell'Oscuro Signore delle Fiamme Infernali Senza Requie della Bassa Padana, fino alla città dei morti: Vigevano.
Rainer Maria Malafantucci non esiste. Il che non gli ha impedito di scrivere un romanzo, come spesso accade in queste situazioni. Appassionato di relatività generale e astrofisica, affermato attore, esperto tennista, mastro birraio, maestro di kung fu, fumettista e poeta di un certo spessore (alcune di queste affermazioni potrebbero non corrispondere a verità), il Malafantucci divide il suo tempo tra le pianure lombarde e quelle del Kazakistan, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. A tutt'oggi nessuno dei suoi amici crede veramente che sia l'autore di questo volume.
Oggi una recensione di un romanzo fuori dal comune! Una parola per descriverlo: assurdità! È più assurdo dell’assurdo! Vincitore della sesta edizione (2015) del Premio Odissea bandito dall’Associazione Delos Books, Gozzo Unterlachen Poeta Maledetto è un libro unico nel suo genere, non ho mai letto niente di simile. Avete presente i film di Fantozzi? Scene della quotidianità, ma con quel “qualcosa” che rende il tutto inverosimile… ecco, questa è stata la mia sensazione già dalle prime pagine. Mi sembrava di essere stata catapultata in un film di Fantozzi con tutte le sue stravaganze. Gozzo Unterlachen, il protagonista, è un poeta (o aspirante tale) che da varie mattine viene svegliato da un venditore di angurie (precisando che il periodo in cui è ambientato l’inizio della storia è ottobre) che urla a squarciagola per attirare compratori. Mi chiederete: cosa c’è di assurdo in questo? (Oltre alle angurie a ottobre?). Be’ c’è molto, ma molto di più! A partire dal suo coinquilino, un pappagallo di nome Hermann Ludwig Ghofer Mascanbrughi con una spiccata proprietà di linguaggio. Il protagonista è ossessionato da pere e alci, perseguitato da continue multe di parcheggi in divieto di sosta (tenendo presente che non ha neanche la patente), ricariche del cellulare che finiscono ancora prima che le utilizzi, un cantiere del Grande Expo proprio davanti a casa sua. Gozzo vive in una Milano dei nostri giorni, ma completamente diversa (in un certo senso) da come la conosciamo. La città è popolata da: uomini-talpa, uomini-piccioni, giudici di pace alati e con un paio di corna, gnomi messaggeri, adoratori del Grande Expo, fate madrine, la Confraternita degli Umili Fraticelli della Beata Mamma di Nostro Signore che si Danno Tanto da fare per Voi Popolo di Ingrati, persone con nomi impronunciabili, molti dei quali parlano le loro strane lingue e hanno abitudini o modi di fare che spiazzano del tutto il lettore… e tutti (protagonista compreso) hanno Doni e Maledizioni. Ed è proprio per via della sua maledizione che Gozzo inizia un viaggio (per la prima volta esce fuori Milano) verso Vigevano, accompagnato dal suo caro amico Ivo e le sue eccentriche (e altrettanto inguardabili) cravatte, che lo guida come una sorta di Virgilio attraverso i “gironi dell’Inferno”, affrontando divinità come la Tangenziana e gli Dei del Traffico, capre parlanti, spiriti, medium e i personaggi più disparati. Nel corso della storia il nostro eroe (per così dire) viene inseguito da pazzi di ogni sorta, dalla polizia, dai Caschi di Ghisa, dalle Angurie… ed è proprio a Milano (in quella Milano) che si trova la sede dell’associazione Angurie! Di cosa si tratta? Per scoprirlo dovete leggere il romanzo, perché non potete perdervi una storia come questa! È originale (con tutte quelle stranezze come non potrebbe esserlo?), comico, ironico e satirico di molti aspetti della vita quotidiana, dalla burocrazia degli uffici pubblici alla religione. Inoltre è ben scritto, scorrevole e trattiene il lettore a fiato sospeso con ogni singola riga, il quale continua a chiedersi: e adesso? Che succederà mai ancora? E state ben certi che qualunque cosa possiate pensare, non è quella che avverrà! Nonostante mescoli assieme diversi elementi, il risultato è pazzesco e ben costruito, impossibile annoiarsi! È un libro che qualsiasi lettore dovrebbe avere nella propria libreria personale, e non solo gli appassionati del genere fantastico, poiché Gozzo Unterlachen Poeta Maledetto non può essere classificato in un genere solo. È fantascienza, fantasy, humor, satira, poesia… dove alla fine l’aspetto più importante è la manifestazione della vera amicizia.
Buona lettura e che il buon Demiurgo vi protegga sotto il suo Fez!
Immaginate una specie di "Guida galattica per gli autostoppisti" ispirata da Rabelais e immaginata da Dario Fo e Enzo Jannacci (o Paolo Rossi, se vogliamo essere più attuali) e non vi allontanerete troppo dallo spirito di questo delirio fantascientifico e picaresco post-urbano e post-umano ambientato in un hinterland milanese che è talmente futuribile da sembrare medievale. Davvero molto bizzarro, ma divertente, originale e parecchio godibile. Consigliato!
La trama è simpatica e il modo in cui è scritto è divertente, all'inizio. Nella seconda metà è evidente il tentativo di essere sempre più assurdo, finendo nel grottesco, ma ciò non risulta più leggero e divertente, al contrario rende il racconto prolisso - c'era bisogno di inserire una tabella millesimale di condominio, o tutte le voci di personaggi secondari che raccontano la propria, inutile, storia? - eccessivamente lungo, e perde il focus della storia, così che si allenta la presa sul lettore. Un centinaio di pagine si sarebbero potute evitare tranquillamente. Nel finale si riprende, ma resta un peccato aver voluto strafare.