Il recente colpo di Stato di Kiev è stato l’ultimo atto di una strategia messa in atto per spingere l’Ucraina nella Nato e quindi per preparare il terreno alla definitiva disintegrazione della Russia come Grande Potenza. Dopo aver assistito a questo tentativo di minare le basi geostrategiche della sicurezza russa, Putin è tornato con maggior forza a promuovere un’azione in grado di ricostituire la sfera d’influenza di Mosca nelle regioni dell’ex Unione Sovietica e di dimostrare alla comunità internazionale che l’«Orso russo» possiede ancora artigli forti che gli consentono di tenere a bada i suoi avversari. Sfidando la Russia nel suo cortile di casa l’Occidente ha dato il via a una crisi globale destinata a minare per i prossimi anni la possibilità di costruire un pacifico ordine mondiale.
Eugenio Di Rienzo (Roma, 1952) è un docente e storico italiano. Dal 2006 professore ordinario di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma. È direttore di Nuova rivista storica e membro del comitato scientifico di Geopolitica. Collabora alle pagine culturali de Il Giornale.
Testo interessante, se non altro vista l’attualità del tema. Ma intriso di ideologia. L’autore è uno storico di qualità, e infatti la parte introduttiva di impostazione analitica è valida e significativa. Il problema è che, purtroppo, l’autore stesso è guidato da un palese pregiudizio filo russo, se non addirittura filo Putin. Lo si capisce già dall’insistenza con cui parla di “colpo di stato” per giustificare i successivi avvenimenti del 2014, compresa l’annessione della Crimea, vista come un mero atto dovuto da parte della Russia. Oltre a ciò, si percepisce il solito problema di chi affronta i temi di attualità con un approccio geopolitico. Tutto viene analizzato sulla base degli interessi delle “nazioni”. Il che è assolutamente necessario, visto che la presenza delle “nazioni” e dei “gruppi nazionali” è ancora preponderante nel quadro che compone l’umanità. Ma non sufficiente. Si dimenticano i valori, i bisogni, i desideri degli individui e dei gruppi umani non nazionali, che non ineluttabilmente coincidono con le “nazioni”. E, in ogni caso, risulta strumentale, se non addirittura ridicolo, il comprendere e giustificare gli interessi geopolitici di “nazioni” autocratiche come Russia, Cina, Turchia; mentre si fa implacabilmente fatica a comprendere, e non si giustificano affatto, gli interessi geopolitici delle “nazioni” liberali.
Ritengo questo saggio, nonostante le piccole dimensioni, un ottimo e imprescindibile strumento per capire le nuove dinamiche di cambiamento degli euilibri mondiali, a partire da quanto avvenuto in Ucraina, a fine febbraio 2014.
Il conflitto Russo-Ucraino Geopolitica del nuovo (dis)ordine Mondiale
Eugenio di Rienzo
(Post lungo) Ho visto questo libriccino al salone di Roma PLPL. Attirato dal tema mi sono reso conto solo dopo l’acquisto che il conflitto di cui si parla è quello Prima del febbraio 2021. Ovvero dopo la annessione della Crimea da parte della Russia. Perché metto questo libro qui? Il professore sembra proprio innamorato della Russia mentre, come tanti altri, odia palesemente gli USA. Prevede in questo libro la guerra che poi sarebbe realmente scoppiata nel febbraio 2021. Ora cosa mi ha urtato nel leggere questo libro? Io da un professore mi aspetto una analisi non faziosa specialmente quando si maneggiano temi così caldi. Quello che manca in questa analisi è l’idea che gli ucraini non siano merce da barattare per gli equilibri internazionali. Che non siano tutti nazisti- cosa che sembra sia una delle motivazioni banali che avrebbe costretto Putin a iniziare la guerra (sic!). Che gli ucraini, come dimostra la sanguinosa guerra in corso da 11 mesi, vogliono difendersi dall’invasore. Che l’Ucraina non vuole essere considerata un satellite di Mosca. Che Mosca non vanta alcun diritto su una nazione libera che vuole strizzare l’occhio ai paesi occidentali. La natura umana desidera la libertà. Il modello russo (sovietico?) è fallito. Lo sa il nostro ‘prof’ che difende la Russia che ci sono 4 oligarchi che si arricchiscono ai danni di 150 milioni di russi? Che non c’è alcuna democrazia? Che i giornalisti dissidenti vengono incarcerati se non uccisi? Idem i politici? Che non si può scendere in piazza per fare proteste civili? Che le elezioni, come nella Bielorussia del suo amochetto, sono fasulle? Lo sa che il modello che vuole esportare Putin è quello bielorusso dove i diritti sono sempre negati? dove si finisce in galera al minimo segno di dissenso? Beh se lui ignora tutto ciò gli ucraini erano consapevoli, fin dal principio, che accettare il dominio russo avrebbe significato affondare nel Mar Nero ogni desiderio di libertà. Caspita! Quanto odio vero l’America da obnubilare la realtà e da non vedere in Putin un sanguinario dittatore - altro che uno che va dai aiutare i fratelli russofili del Donbass!- e nel modello russo un fallimento su tutta la linea. Se la Russia vuole rimanere indietro nei diritti civili, nella libertà individuale, nella libertà di pensiero, nelle libere elezioni, se decide di continuare ad arricchire oligarchi e non condividere con il popolo le ricchezze nationali, beh io mio auguro che cambi rotta, che si occidentalizzi. Tra l’altro questa non è una idea personale ma la volontà di persone che consoco dopo anni di frequentazione nei paesi ex CCCP. I russi, i bielorussi, gli ucraini vogliono vestirsi alla occidentale, viaggiare, pensare liberamente, i gay vogliono libertà di espressione. Per la vecchia Russia noi siamo il male siamo troppo liberi e troppo poco assoggettabilità a regole antiche che non ci appartengono piu. Il nostro prof invece di giocare con i soldatini e vedere quale sarebbe la soluzione migliore per gli assetti geopolitici dovrebbe forse viaggiare in quei posti (a Minsk si può andare) e confrontarsi con giornalisti e persone comuni del posto. E solo DOPO può scrivere un libro. Farlo da Roma e da qui, da un paese libero, scrivere quello che va bene per l’Ucraina, per la Bielorussia e perfino per la Russia a lui, e a me, tanto cara, è una mossa che ha sbagliato clamorosamente. Meno mappe geografiche e piu conoscenza della realtà caro prof.
Un libretto istruttivo, scritto in tempi non del tutto sospetti (nel 2015), che se preso con grande distacco critico dalle evidenti posizioni filo-russe dell’autore, diventa utile per capire quale sia l’unica via d’uscita dall’attuale conflitto che la Russia ha provocato invadendo l’Ucraina.