Jump to ratings and reviews
Rate this book

Rischio e previsione: Cosa può dirci la scienza sulla crisi

Rate this book


Economisti e politici hanno bisogno di adottare una mentalità scientifica. Ecco come la scienza può aiutarci a capire la crisi economica e può fornirci soluzioni originali.
Ogni giorno ci viene ripetuto che esistono delle leggi di mercato, la domanda e l'offerta, che non possono che condizionare le nostre vite. Queste norme appaiono come 'naturali' quanto la legge di gravità, e gli economisti, utilizzando equazioni e modelli matematici, sono percepiti come gli scienziati destinati a comprenderle e a interpretarle. Ma veramente possiamo fidarci delle previsioni dell'economia come di quelle della fisica? Ancora di più: l'economia è davvero una scienza?
Il sistema economico è ancora descritto come costantemente caratterizzato dalla ricerca di una condizione di equilibrio stabile. A questa prospettiva, che rispecchia i limiti e le idee della fisica dell'Ottocento, l'autore contrappone le intuizioni offerte dalla fisica moderna prendendo in considerazione i recenti sviluppi sullo studio dei sistemi caotici e complessi.

298 pages, Kindle Edition

Published March 17, 2016

Loading...
Loading...

About the author

Francesco Sylos Labini

10 books2 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
2 (33%)
4 stars
2 (33%)
3 stars
2 (33%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Chik67.
250 reviews
October 22, 2017
Questo saggio di Sylos Labini (FSL in what follows) vi può attrarre per il bel 3 al prezzo di 1 che vi si trova.
Un agile discussione del concetto di "previsione scientifica" che pare facile quando volete sapere dove sarà la luna domani, ma quando vi incaponite a voler sapere se pioverà sul terrazzo dove avete steso i panni e a divinare la data del prossimo terremoto nel Lontanistan, be'...
Su questi temi divulga e precisa e descrive e, per farla breve, si imparano un sacco di cose che sarebbe bene sapere anche se non siete scienziati, visto che con le previsioni, prima o poi, avremo tutti a che fare.
Un pamphlet incazzato sullo stato di cronico sottofinanziamento della ricerca scientifica (di base - aggravante, italiana - aggravante. Io sono scienziato di base italiano, fate voi...). Un pamphlet che denuda il re di varie falsi vestiti nuovi che vengono spacciati come tali dai commentatori televisivi a reti unificate. Tutti molto attenti a dire che la ricerca va finanziata per le sue applicazioni (ma tutte le applicazioni più fruttuose son nate dalla ricerca curiosity-driven), che bisogna premiare il merito (ma nei paesi con le performances scientifiche migliori si danno anche finanziamenti a pioggia) ecc... Cose che so bene, che mi infiammano le mucose gastriche da anni e in mezzo alle quali ho ritrovato anche tante piccole perle. Tipo che la Apple spende quasi nulla in R&D (spende molto di più per trovare le scappatoie che le permettono una clamorosa elusione fiscale) e amenità del genere...
Un capitolo intermedio un po' livoroso e ahimé anche un po' saccente che pretende di dimostrare che l'intera teoria economica neoclassica si basa su di una ipotesi, quella dei mercati efficienti, che non regge alla prova dei fatti. E questa parte non mi ha convinto in pieno. Ho anche ascoltato il dibattito tra lui e Boldrin, che gli rimprovera di essere un fisico che non conosce l'economia. Ecco: in parte Boldrin ha ragione. Ha ragione quando dice che FSL si scaglia contro uno straw man inventato. Gli economisti sui pregi e i difetti dell'ipotesi dei mercati efficienti lavorano da decenni e il libro non riporta granche' degli esiti di questo dibattito, di modo che sembra essere costruito, in questa parte, con lo scopo di dimostrare una tesi. In parte Boldrin ha torto. Perchè fa sembrare che l'esito del dibattito sia che possiamo dormire sonni tranquilli. E invece così non è. Resta un fatto mal spiegato dalle attuali teorie economiche la frequenza degli choc in un mercato che dovrebbe essere stabile (i cigni neri di Taleb), resta mal spiegato e problematico il confine che separa i comportamenti stocastici di tutti i lunedì mattina con gli improvvisi comportamenti a gregge. E resta vero che le fisica dei sistemi attorno all'equilibrio ha fatto passi da gigante negli ultimi 40 anni forse bisognerebbe tornare a ragionare sui concetti di equilibrio che usa l'economia. Forse entrambi sembrano voler a tutti i costi ignorare (nonostante lo sappiano bene) che le ipotesi non si dimostrano vere o false, ma se ne studia il dominio di applicabilità e questo, ancora, nel caso della stock market economy ci sfugge. C'è un sistema che tende all'equilibrio. Ma tra tendere ed esserlo c'è una differenza enorme. E ha ragione FSL quando dice che molto spesso si sceglie di ignorare tale differenza quando si usa l'economia teorica come un manganello per imporre una ben precisa visione del mondo.
Avrei preferito che questo capitolo fosse più lungo e meglio argomentato. Ma ho imparato molto dal primo e dal terzo e ho imparato a fidarmi solo di quello che posso imparare da solo sulle questioni controverse. Complessivamente un libro che consiglio.
Displaying 1 - 2 of 2 reviews