QanathiDynh è sotto assedio. E così anche le Montagne di Thorgni e la Schiena del Drago. I venti di guerra si sono ormai tramutati in tempesta e con l’uccisione di Thorsen a opera di Kalanath, in un duello epico ma brutale, il conflitto ha superato il punto di non ritorno. Elfi e nani, allo stremo delle forze e delle speranze, sono pronti a tutto pur di sopraffarsi. Aethorn tenta quindi la carta della disperazione per trascinare fuori dalla sua fortezza Dhorgar, senza sapere però che il re dei nani ha ricevuto un dono inaspettato e forse letale. Centinaia di miglia più a ovest, invece, Kalanath decide di ricorrere alla più potente delle sue armi: riusciranno i “respiri di magia” a consegnargli le Montagne di Thorgni? O ancora una volta tutto sarà deciso da acciaio e sangue? E quanto sarà doloroso, per Aethalas, il ritorno nella natia Iirn? Gli eroi superstiti, uno dopo l’altro, si preparano così all’ultimo atto di un conflitto epico e spietato, nel quale l’ultima parola potrebbe però spettare agli uomini. Dopo “Le paludi d’Athakah” e “Il figlio del Drago”, Stefano Mancini regala ai suoi lettori il terzo e ultimo capitolo di una delle più acclamate e originali saghe fantasy degli ultimi anni, la conclusione tragica e leggendaria dell’epico scontro tra due razze decadenti, l’ultimo crepuscolo degli dei di un’Era così grandiosa da risuonare nei canti dei bardi per l’eternità.
Eccoci, siamo arrivati alla fine! Che dire, ottima conclusione di saga! La situazione (che si pensava non potesse peggiorare ulteriormente) è peggiorata fino a toccare un punto di non ritorno dove ormai ogni trattativa di pace è da considerarsi irrealizzabile. In questo libro gli avvenimenti narrati nei due libri precedenti raggiungono un apice elevatissimo e la discesa non può che essere dolorosa per entrambe le parti. La cosa che mi è piaciuta di più è la scelta dell'autore di finire i capitoli proprio sul più bello per poi riprendere il tutto nei capitoli successivi: credo sia un'ottima strategia per tenere noi lettori incollati al libro presi dalla voglia di scoprire come vanno a finire le cose. Ricco di colpi di scena che lasceranno a bocca aperta, questo libro sancisce definitivamente la spaccatura esistente e l'odio profondo che divide queste due razze. Ripeto, ottima conclusione di saga che consiglio vivamente di leggere!
Se "Il figlio del drago" mi era piaciuto, "Il crepuscolo degli Dei" l'ho divorato, tanto che mi sento in colpa per avergli dedicato così poco tempo (due giorni!). Ma chissà, magari il prossimo anno ci scappa una rilettura! Onestamente, leggere Stefano Mancini è una garanzia, so già che il libro mi piacerà, è una certezza. Nel caos della vita che ogni giorno ci aggredisce, è bello sapere di avere un'isola felice dove poter approdare, i libri servono anche a questo, a rilassarti, a divertirti, a farti volare verso mondi fantastici, e in questo il nostro Tolkien italiano riesce benissimo. Sa come appassionare il lettore, tenendolo incollato alla pagina. Sa convincere con la vividezza dei suoi personaggi e la complessità degli ambienti e delle situazioni mostrate.
"Il crepuscolo degli Dei" prosegue il conflitto epocale scoppiato tra elfi e nani, che adesso raggiunge proporzioni apocalittiche. I confini sono stati tracciati, gli antichi legami non esistono più. Se prima c'era, anche se minima, una speranza, una possibilità che i rancori venissero attenuati, che la pace o la diplomazia potessero far rinsavire Kalanath o i nani, qua... niente. La speranza muore, assieme a migliaia di nani, elfi e uomini, non soltanto soldati ma anche gente comune, in quanto la guerra, in questo romanzo, diventa totale. Con il coinvolgimento degli uomini, iniziano e si moltiplicano gli attacchi anche ai danni della popolazione civile, che viveva in città o villaggi lontani dai fronti di guerra. Una guerra davvero totale (come il titolo di uno dei capitoli). Ovviamente non vi svelerò come finisce la guerra, né il destino dei vari personaggi, che comunque ho trovato particolarmente vivi, quasi in grado di uscire dal libro, ascia o spada in mano. Ho apprezzato Aethalas, per la sua intraprendenza, il suo voler lottare sempre e comunque, nonostante le difficoltà, un po' come Pegasus nei Cavalieri dello Zodiaco (anche se non approvo il suo voler difendere sempre Kalanath fino alla fine); idem Aethorn, anche se ho notato ha avuto un po' meno spazio rispetto al precedente volume. E comunque il drago che si solleva maestoso e incendia è sempre uno spettacolo. Kalanath... beh, si potrebbero dire tante cose su di lui, alla fine è lui stesso ad ammetterlo nella seconda metà del libro: è un ragazzetto a cui è stata messa una corona in testa. Non ha né il carisma del padre, né la sua abilità "politica", tutto ciò che sa fare è proclami pomposi a cui però non riescono a seguire gesti di forza. Un re con una corona formale in testa, ma senza più un regno.
Il personaggio che ho apprezzato di più, tirando le fila dei due libri, credo sia stato Drogo, nonostante di solito non abbia simpatia per i nani. Ma ho apprezzato come è evoluto il suo carattere, passando dall'essere guerrafondaio (all'inizio, ricordate, era lui, piuttosto che Thorsen, a voler scendere in guerra!) a rendersi conto dello sfacelo causato al suo regno e al suo popolo da quella guerra assurda, una maturità conquistata dopo anni di distruzione e morti, tra cui la morte del suo amico re. Forse persino lui si è accorto di quanto gli mancasse Thorsen al suo fianco soltanto dopo la sua scomparsa. Il pregio più grande del libro, oltre ad avere una trama ampia e coinvolgente (che l'autore sa tenere unita, alternando capitoli su diversi fronti di guerra), è quello di bilanciare le ragioni (o l'assenza di ragioni) del conflitto stesso, senza favorire elfi o nani, bensì mantenendosi in equilibrio. E' un libro che segna la fine di un'epoca, il tramonto dell'epopea dorata di elfi e nani e l'inizio di un mondo nuovo. Come sempre, libri come questo offrono tanti spunti: sono fantasy sì, ma parlano di popoli in guerra, amici che diventano nemici, odi e rancore. Non sono forse sentimenti e situazioni che scaldano l'animo delle genti del mondo, ogni giorno? A ognuno la sua risposta. Presto leggerò anche "Le paludi d'Athakah" e, soprattutto (non vedo l'oraaa!), "L'erede del mago".
Conclusione più che degna della trilogia. Assistiamo qui alle battute finali del conflitto, mentre i protagonisti vanno incontro ognuno al proprio destino. Finale non scontato, così come l'epilogo, ben lontano dai "lieto fine" cinematografici (forse l'elemento che mi è piaciuto di più). A livello tecnico c'è poco da dire, se non che il libro riconferma i pregi dei volumi precedenti (scorrevolezza, ottima caratterizzazione dei personaggi, dialoghi efficaci, cura dell'ambientazione etc). La mia esperienza con questa saga è stata molto positiva, in un periodo di profonda diffidenza verso le produzioni italiche. Spero che chi avrà voglia di immergersi in questo mondo potrà emozionarsi come è capitato al sottoscritto.
Splendido finale per una splendida trilogia di questo autore emergente, che mostra nell'ultimo libro ulteriori miglioramenti. Sicuramente il più battagliero dei tre, ti costringe a rimanere incollato alle pagine e chiederti continuamente cosa accadrà ai personaggi, colpi di scena sensazionali che danno nuova luce anche ai precedenti capitoli. Il degno coronamento di un'epica storia che attraversa millenni per giungere ad una conclusione. Consigliato caldissimamente!
Secondo volume che chiude tutte le trame aperte dal precedente (Il figlio del drago) facendo registrare una serie di colpi di scena che non mi aspettavo e che fa segnare, a mio avviso, un punto in più a favore dell'autore. Lo stile resta quello fresco e dinamico del precedente, che già mi aveva conquistato. Gli intrecci si infittiscono prima dello scioglimento finale, che mi ha lasciata a bocca aperta