Questo libro ha la pregevole caratteristica di riuscire a combinare in sè tre viaggi in un solo volume.
In Australian Cargo, infatti, ci viene narrato 1) il del nostro protagonista nel continente rosso sulle orme del 2) viaggio analogo del nonno italiano emigrante nelle stesse terre e, infine il 3) viaggio di ritorno dall'Australia all'Italia via mare su (appunto) una nave da carico tedesca che fa rotta verso l'Europa.
Tre viaggi con tre identità ben distinte.
Il viaggio australiano di Roggero è quello che mi ha colpita e affascinata di più: per quanto l'Australia mi spaventi con i suoi pericoli e la sua natura e anima selvaggia, la capacità dell'autore di descriverla e tratteggiarne il fascino mi ha davvero catturata al punto che sono rimasta infastidita dal fatto che il suddetto viaggio dovesse dividersi le esigue pagine di Australian Cargo con gli altri due.
Perchè davvero la capacità di questo scrittore mischiata con la bellezza del panorama, del paese e della personalità hanno fatto un gran lavoro. Il passaggio in treno è stato emozionante, il viaggio on the road bellissimo, l’isola stupenda. Mi mancava la Grande Barriera e Sydney, ma il resto è stato speciale.
Il viaggio del nonno di Roggero è quello trattato con più superficialità, arriva sempre tramite discorsi con qualcuno e qualche ricordo e narrazione sporadica e scarna (inevitabile, non avendo la persona che l’ha vissuto a narrarlo e quindi privo di particolari se non tecnci). Anche se era lo spunto del viaggio 1 è rimasto freddo e impersonale, poco coinvolgente: il nonno era un grande uomo, ma la penna di Roggero è più brava coi panorami che con i sentimenti. E questo vale anche per altre relazioni di cui ha parlato buttandole un po’ lì.
Quello che Roggero ripete a più riprese è che lui è andato in Australia per riprendere un pezzo dell'anima del nonno. Sicuramente Roggero conosceva il nonno molto più di me che lo "ricevo" solo attraverso le sue parole (come detto scarne), ma da come ne parla io questa impressione non l’ho avuta. Non sembra che il nonno avesse questo conto in sospeso: aveva fatto il suo viaggio, aveva vissuto adrenalina, esperienze, una vita piena (che non significa solo alla Salgari, ma anche dura, difficile, piena di asperità, aveva anche fatto la Guerra!), comunque forse non aveva previsto di restare in Italia, ma nonostante ciò quello che è arrivato a me è un uomo che era stato capace di chiudere con serenità quel capitolo in maniera definitiva. Il nonno con la sua vigna, la sua vita, la campagna monferrina e la casa di Altavilla non sembrava (sempre da come ci viene descritto eh! Magari poi la realtà percepita dai suoi cari era diversa e allora è chiaro che i due punti di vista sono diversi per informazioni diverse) ma, dicevo, non sembrava uno per cui il richiamo dell’Australia bussava ancora ogni notte in ogni sogno, non sembrava rimasto “sospeso”.
Chi davvero aveva quel conto in sospeso con l'Australia era Roggero stesso che, da ragazzino affascinato dal carisma del parente, aveva eletto il contente rosso, selvatico e diversissimo dall’Italia, a meta di vita, luogo di sogno, destinazione imprescindibile. E non c’è nulla di male.
Quello che mi chiedo, e che dal volume non ho capito bene del tutto, è se, al di là della bellezza che certo l’Australia possiede e che ha colpito l’autore che ce l’ha riportata, il paese abbia saputo essere all’altezza del sogno e dell’aspettativa. Per usare le stesse parole dell’autore, se abbia saputo consegnare ad Alex il pezzettino mancante e della sua anima.
Gli auguro di sì.
Dilunghiamoci ora un attimo sul terzo viaggio, quello via nave. Dilunghiamoci, tanto anche Roggero si è dilungato su di esso più che sugli altri. Se non si fosse notato, questa cosa non mi è andata giù.
Leggendo di questo terzo viaggio, che però è quello con cui inizia il libro, con cui finisce e che ci viene propinato a capitoli alterni, ero infastidita dalla poca Australia della tanta Optimism, ma quello che ancora non avevo capito era che era QUESTO il vero viaggio della vita dell’autore, aveva addirittura vinto il premio di sentirsi intitolare il libro. Come si dice: avrei dovuto capirlo
Il transito sul cargo tedesco ha colpito, cambiato, maturato Roggero che si è innamorato della nave e dell'esperienza e quando si è innamorati ci si perde ignorando il fatto che di fronte l’interlocutore non sia altrettanto preso e affascinato.
Con la Optimism è andata così: non trovavo affascinanti i menu della mensa, certi escamotage di bordo, le pile di container e tutte queste descrizioni di pomeriggi a prendere il sole con gli amici e bere birre e dormire a orari irregolari. Non li ho trovati dissimili da un'adolescenza ordinaria e così più andavo avanti con tutto questo e più mi infastidivo perché i panorami e gli animali australiani mi venivano centellinati (quando non censurati del tutto, alla fine abbiamo visto solo un pezzetto di Australia) in mezzo al cameratismo marinaro, alla descrizione della spazzatura in mare (che purtroppo vedo ogni giorno), alle brutture dei porti moderni, alla tristezza di certi rapporti e, in generale, allo sbando di un sedicenne vissuto tra i trenta e i quaranta.
La promozione 3x1 quindi non è stata del tutto vantaggiosa, ma ci tengo a precisare, nonostante le critiche, che per quanto riguarda uno dei tre viaggi, la qualità è stata così alta che ha saputo da solo andare oltre l’insipido e il fastidio e conquistare per propria singola maestria la sufficienza trascinando l’intero volume.
Ah se solo quel viaggio avesse avuto più spazio…