Definirlo "Introduzione" al futurismo è forse un po' fuorviante, se il saggio risulta poi così complesso e specialistico. Da una prospettiva tematica, però, è realmente un'ottima introduzione alla materia, affrontata con una ricchezza bibliografica e un rigore scientifico strabilianti. Nazzaro non si limita unicamente al futurismo letterario, ma amplia l'orizzonte della trattazione ad ogni aspetto culturale che un movimento totalizzante quale il futurismo ha toccato, ricostruendone genealogie e influenze, le più importanti creazioni e i più importanti interpreti, dall'alto di una forza ermeneutica dirompente. Eppure Nazzaro non si limita ad una visione oggettiva del fenomeno futurista, ma da una prospettiva militante (si indovina un sostrato marxista nell'importanza data all'elemento strutturale) critica gli aspetti ideologici più deboli (tra cui l'assenza di una visione storica corretta e pragmatica, l'assenza assoluta di piglio ironico, la disomogeneità artistica, al di fuori del riconoscimento in Marinetti, degli interpreti) così come riconosce la centralità culturale, addirittura in ambito europeo, degli aspetti innovatori più forti del movimento (l'esaltazione assoluta del dinamismo, lo sperimentalismo per quanto più teorico che pratico, la preveggenza sull'importanza dei nuovi media e del contatto diretto con le masse). Ad esempio, ho amato la trattazione sulla figura solitaria e donchisciottesca di Boccioni, di cui non conoscevo la produzione saggistica che mi ha incantato per complessità e lucidità critica. Quel che avrei preferito è che fosse stato fornito maggior spazio agli esempi letterari, soprattutto poetici, antologizzando anche qualche componimento: ma, in conclusione, è davvero un saggio meritevole.