Intenso.
COme struttura è un salto continuo da un argomento ad un altro senza un apparente senso. Per poi scovare il legame che unisce un capitolo all'altro. Ma anche se manca all'inizio è tanta roba.
Diana, un nome in onore della principessa Diana, è una ragazzina afgana. Sua la voce che riempie queste pagine con la sua vita priva di ogni infarcitura ed infiocchettamento. La presenza nuda e cruda nella sua concretezza. E si scopre che i figli in una famiglia sono bocche da sfamare ma al contempo possono diventare merce di scambio (le femmine) e lavoratori per aiutare la famiglia. E si percepisce una sorta di rassegnazione rabbiosa alla condizione della figura femminile. Un corpo che cambia e che instrada verso la maturazione , quel qualcosa che qui è un momento da aspettare e festeggiare con lietezza , li è un dramma. Perché rende noto che una ragazzina ormai non può essere più libera, perché ormai è pronta a diventare madre a dispetto del fatto che sia a sua volta ancora solo una bambina. E che la sua vita non è altro che una dote, merce di scambio per ottenere qualcosa che possa far sopravvivere la famiglia.
Poche pagine che fanno riflettere di un Afghanistan all'alba dell'arrivo degli americani. C'è solo da chiedersi in quale orrore siano ora piombate , di nuovo, le donne di quella terra.