Il primo imperatore romano, forse il più grande: Ottaviano Augusto. La difficile ma inarrestabile scalata al potere, gli intrighi, i retroscena psicologici, i personaggi: Agrippa, l’amico fidato, uomo forte e imperturbabile, votato al servizio gregario e all’ordine senza forse e senza ma. E poi Livia Drusilla, di cui Ottaviano si innamora, e ne fa la sua sposa e ispiratrice. E ancora, le trame segrete dei conservatori capeggiati da Cicerone, Catone, e Bruto, la guerra sanguinosa contro gli uccisori di Cesare, da cui emergerà la figura dell’uomo di potere unico, il princeps per antonomasia. Uomo malaticcio ma sospinto da irrefrenabili pulsioni, adottato da Cesare che lo vedeva come il solo condottiero in grado di risolvere il dissidio che opponeva il Senato al princeps. Repressione di congiure, diplomazia con il ceto nobiliare, stretto legame quasi affettivo con le legioni, un saldo secolo di pace, detta appunto pax augusta, che ha quasi per fondamento ideologico la cultura e la poesia, di cui Mecenate è ispiratore, sono i fondamenti del nuovo impero. Molti tormenti anche nella sua vita: più grave di tutti il comportamento libertino di sua figlia Giulia e sua nipote Giulia Minore. Luca Canali ricostruisce col sicuro e avvincente passo del romanziere e con il rigore dello storico un capitolo epico della storia romana, fra tolleranza e dispotismo, poesia e sangue, amore e morte. La vicenda di un uomo il cui braccio violento, anche attraverso la crudeltà delle proscrizioni, ha impugnato ogni arma disponibile per saldare per sempre il destino di Roma a quello dell’Occidente.
Luca Canali è stato un latinista e scrittore italiano. Nato in una famiglia della piccola borghesia, partecipa alla Resistenza con il Partito d'Azione e a vent'anni si iscrive al PCI dove sarà per molti anni militante attivo e dirigente di sezione; intanto, compiuti brillantemente gli studi classici all'Università di Roma, diventa assistente prima di Natalino Sapegno e poi di Ettore Paratore. Nei primi anni cinquanta è anche collaboratore della rivista Il Contemporaneo (allora settimanale), diretta da Carlo Salinari. Nel 1956, dopo i fatti di Ungheria, fonda insieme con Elio Petri, Tommaso Chiaretti, Ugo Attardi, Renzo Vespignani e altri, Città aperta, una rivista di cultura che esprime il dissenso di molti intellettuali comunisti dalla linea del partito, e per questo viene radiato - con altri - nel 1958. In seguito collabora anche con Nuovi Argomenti, Il Verri di Luciano Anceschi e Paragone di Roberto Longhi e Anna Banti. Vince quindi la cattedra di Letteratura latina all'Università di Pisa, dove insegna per quindici anni. Lasciato l'insegnamento universitario per l'aggravarsi dei disturbi di cui soffre da tempo, dal 1981 si dedica a un'intensa attività di scrittore di romanzi e racconti, di saggista e di traduttore dei classici latini.
La sua opera narrativa affronta con lucidità e durezza gli anni di guerra e di resistenza, la militanza nel PCI del dopoguerra, e le mille imprevedibili pieghe dell'animo umano, tra incontri, affetti, eros e solitudine, nei meandri della nevrosi compulsiva e della depressione.
Ottaviano diviene figlio adottivo di Cesare, che ne apprezza le qualità e vorrebbe che continuasse il suo impero. In seguito al terribile assassinio politico di Cesare, Ottaviano inizia a tessere la sua vendetta. Sale al potere, prende il nome di Augusto ,combatte, supportato dal fedele amico Agrippa, governa e punisce, pretendendo un tenore di vita morigerato dai suoi sudditi, senza dare però il buon esempio ed anteponendo sempre il potere ed i propri desideri alla famiglia.
Augusto, braccio violento della storia è un romanzo storico che parte come tale, avvalendosi di discorsi diretti e reinterpretazione dei fatti storici, per poi assumere sempre più le fattezze di un saggio: i discorsi spariscono e rimane la semplice narrazione cronologica. Per quanto la figura di Ottaviano Augusto sia molto ben delineata, evidenziandone la contraddizione tra la dedizione allo studio e la ricerca smodata del piacere sessuale, la trama risulta molto piatta, una semplice carrellata di informazioni, di cui non si può criticare la precisione, l'attendibilità e la documentazione accurata, ma manca di tutto ciò che la rende avvincente. Anche la forma appesantisce il tutto: la scrittura è elegante ma spesso ricercata e ci sono periodi lunghissimi che richiedono concentrazione. A Luca Canali va il merito della caratterizzazione dei suoi personaggi: Augusto, con la sua sete di potere, da raggiungere con qualsiasi mezzo, anche scorretto, un uomo calcolatore, arrogante, crudele, violento, senza pietà o compassione, spesso cagionevole di salute e decisamente lussurioso; l'amante e successivamente moglie Livia Drusilla, accomodante verso i tradimenti coniugali ma molto interessata alla vita politica. Giulia, la figlia di Augusto, avuta dalla prima moglie e la nipote Giulia minore, entrambe esiliate per la grave condotta immorale. A proposito di queste ultime figure: piombano dal nulla! La narrazione degli eventi ha tralasciato il primo matrimonio di Augusto, concentrandosi solo sul suo interesse per Livia: una scelta che personalmente non ho gradito. Una lettura che, per quanto sia interessante dal punto di vista storico, non sono purtroppo riuscita ad apprezzare.