Nella valle dove vive, la questione più che altro è che Gaia si annoia. Nel suo presente immobile si affacciano nonno-di-giù, vedovo di successo in un programma tv del pomeriggio, nonna-di-su, che ha chiesto a santa Rita da Cascia di proteggerla, la madre, che ha divorziato per eccesso di traslochi e il padre, che ha tracce di polmoni nella nicotina e un'irrefrenabile voglia di ridere. Mancano diciannove giorni a Natale, venticinque a Capodanno, qualcosa di più all'ultimo esame. Dato che si annoia e non ha abbastanza soldi per fare il giro del globo in orizzontale e tagliarlo in due, così magari si apre e dentro ci trova ciò che le manca, si trasferisce prima a Mestre e poi nella laguna più bella del mondo. Solo che neanche lì c'è quello che cerca, il lavoro è sempre un "lavoretto", il padre si ammala, i nonni invecchiano e Venezia non è che il fondale di cartone per i selfie dei turisti. Con un tono brillante e una lingua che richiama le favole, nel suo romanzo di esordio Ginevra Lamberti racconta una generazione che cerca di inventarsi un futuro lontano (il più possibile) dal presente e finisce per scoprirlo come il premio di una caccia al tesoro.
Gaia è una giovane donna negli anni Duemila. La questione più che altro è che vive in una valle (profondo Veneto, immota campagna del Nord-est) dove la noia regna sovrana. La questione più che altro è che dovrebbe sapere cosa fare della sua vita, essendo studentessa di pressoché inutili studi orientali all’università di Venezia, annoiandosi lei stessa a leggere la propria tesi, trascorrendo le giornate tra la sonnolenta valle e gli incontri estemporanei su e giù per le calli della laguna.
Gaia ha un genitore e una genitrice che hanno indubbiamente i loro problemi individuali e di relazione (ma lei li ama in ogni caso); ha un gatto convinto di essere una persona: Puccio (vattelappesca chi gli ha dato quel nome); una nonna-di-su e un nonno-di-giù. Frequenta regolarmente il pronto soccorso locale: ha degli attacchi di panico, ma lei non lo sa: è convinta di schiattare da un momento all’altro perché si sente sempre alle soglie dell’infarto.
La questione più che altro è che per uscire dall’imbuto della valle in cui vive deve trovarsi un lavoro. Il periodo in cui Gaia spende la sua giovinezza è quello in cui per lavorare in un call center era necessaria una formazione specifica a cura di tre Team leader e una Psicologa. Prima, molto prima che tutto questo palcoscenico si rivelasse una grumosa palla di fumo negli occhi. E così. Appartamento condiviso e allenamento alla competizione dura e pura. Poi, come tutte le esperienze, soprattutto a una certa età, anche questa si conclude.
Gaia ora vive a Venezia con Norman e Rudi, amici di scambi di opinioni e formulazioni di teorie, il suo habitat è la laguna, risonante delle strida dei gabbiani (che, come dice il suo amico, sembrano ridere di noi) e della parlata tipica con la erre retroflessa, particolare estremamente affascinante dal punto di vista linguistico perché “la erre retroflessa è propria di indiani, bengalesi, veneziani, mestrini e Manuel Agnelli”. (😄)
La questione più che altro è che adesso non sa bene come sbarcare il lunario. Si avvicendano i lavori precari fino all’approdo nell’ Azienda, sorta di paninoteca trendy che “punteggia il mondo con le sue sedi” e si permette di formare i suoi dipendenti sovvenzionandoli con training specifici e manuali da leggere e studiare, per poi inserirli in una struttura gerarchica consolidata.
Ma poi Gaia deve tornare nella valle, genitore e genitrice hanno dei problemi. La questione più che altro è che tornare a fare la devota affiliata dell’azienda a Gaia proprio non va più. Il da farsi è ancora una volta problema da risolvere e dilemma dell’esistenza.
Con tocco leggero permeato di amara ironia Ginevra Lamberti racconta qualcosa di grave: le difficoltà e il disagio di una intera generazione, la formazione traballante, il precariato stabile, il crollo delle idee forti e portanti, l’idea del futuro che si infrange nelle fatue impalcature del presente.
Vi dirò, a me Ginevra Lamberti piace proprio. Mi piace leggere libri dei mie conterranei, lei ha qualche anno meno di me, ma mi sono ritrovata molto nelle sue parole. Penso che la sua scrittura sia una boccata di aria fresca, che la sua, sia una voce del tempo, dei giovani di oggi. Mai mi sono ritrovata nei pensieri e nelle parole di qualcuno, quanto nelle sue. Sono anche convinta che sia innovativa, la sua voce è davvero inedita. Spero che il futuro ci riveli tanti altri suoi lavori. Perché leggere questo smilzo libretto? innanzitutto perché è smilzo, quindi si legge in poco tempo, racchiude una storia e la esaurisce in modo completo, tocca temi universali con un approccio scanzonato, non è leggero, ma non c'è arroganza, anzi, tanta umanità.
Nottetempo ci stupisce ancora portando nelle librerie la contemporaneità che ancora non è stata raccontata nei libri, quella che sta facendo da protagonista nelle vite di tanti giovani italiani arenati nel dubbio di non sapere più come comportarsi nella società odierna.
Sembra di leggere un libro di Benni, uno di quelli in cui ironia e amarezza si fondono. Ma, soprattutto se si è veneti come me, l'immedesimazione è assai maggiore. Un finale mozzafiato. Da grande voglio essere Ginevra Lamberti.
J'aime beaucoup découvrir de nouveaux auteurs, de nouvelles écritures, mais parfois je reste sur ma faim car la rencontre ne se passe pas aussi bien que je l'aurais souhaité. Il n'y a pas toujours une cause, un fait précis, juste, la magie n'opère pas avec moi.
J'ai eu du mal avec le personnage principal de cette histoire et remarquez comme cela peut vite devenir gênant quand celui-ci est aussi le narrateur. Je n'ai pas apprécié la façon qu'elle a eue de se livrer à moi en tant que lectrice. Je n'ai plus eu envie d'écouter sa voix (à travers les phrases de l'auteur), j'avais l'impression d'une espèce de bourdonnement plus ou moins régulier pas très agréable car assez vite, j’avoue, j’ai un peu déconnecté car outre le style un peu perturbant, j’ai eu aussi l’impression de ne pas avancer d’un pouce. Je pense que ce livre n’est pas totalement abouti et c’est comme cela que je l’ai perçu. Il y a du potentiel, quelques bonnes idées, des passages plus intéressants que d’autres, mais hélas, on retrouve trop vite les travers du récit.
Dommage, le rendez-vous fut raté, mais il faudra voir pour une autre fois…
Ci son cascata di nuovo io mi domando come mai sui social consigliano queste cavolate di libri e cavolata è un complimento
questo libro, Anzi definiamolo sequela di spropositi parla di una che sembra scappata da un manicomio , una ragazza che racconta in modo sguagliato la sua vita di neolaureata che poi trova lavoro in un call center Racconta la sua vita tra lavori precari assurdi con i genitori che le dicono di trovarsi un lavoro serio ma lei continua a vivere una vita insulsa apatica da sociopatica ogni tanto Parla della malattia del padre ma descrive per lo più lei che si annoia e guarda il mondo come una persona disabile a livello di intelletto
è un libro che sembra parlare di una psicopatica che ha subito un TSO e che ha dei seri problemi relazionali, se alla fine avessero detto che lei è ricoverata allora avrebbe avuto più senso
se questo libro deve essere il ritratto della nostra generazione veramente siamo messi male Io non mi ci rivedo e non consiglio a nessuno di leggerlo perché è uno spreco di tempo È un libro assurdo praticamente l'autrice vuole farci credere che le nuove generazioni sono sbandate annoiate e disagiate oltre che vivere la vita come malati mentali che non sanno mettere in fila due parole e che vedono il mondo attraverso una lente distorta di negatività acidità e bruttezza il libro più brutto e insulso che abbia mai letto
Questo libro ha tenuto il mio giudizio sospeso dalla prima all'ultima pagina! Ci sono stati momenti in cui l'ho odiato e altri in cui l'ho amato. E alla fine ho deciso di averlo amato. Lo stile è molto particolare e per essere un esordio certamente Ginevra Lamberti ha dimostrato un gran carattere. Il personaggio di Gaia è complesso, ma sempre di più si apre al lettore, che se non riesce in prima battuta a sopportare l'indolenza della ragazza, finisce per comprendere quantomeno i suoi disagi se non le motivazioni delle sue scelte. Ho finito per apprezzare il suo umorismo, per commuovermi per la sua storia, ma forse anche per arrabbiarmi davanti a chi come lei si accontenta di un presente grigio.
Originale. Prende il via come romanzo umoristico, con una lieve venatura surreale e un retrogusto amarognolo, e una grazia particolare. Poi si perde un po' per strada, raccontando di inutili e banali bevute tra amici, e cadendo in un tono un po' giovanilistico, un po' brillante-da-rivista-femminile. Nel finale si riprende, aumentando sia la venatura surreale sia il retrogusto amaro. Nel complesso lettura piacevole ma non certo imprescindibile.
Sembra di leggere il diario di un estraneo. La prima parte, un po' come accadrebbe per quelle stesse pagine rubate a questa persona ignota, provoca qualche sorriso, mentre l'ultima te lo toglie. Finale amaro. Forse è anche la parte più interessante.
quando ho letto la trama di questo libro mi aveva ispirata molto e mi ero fatta un’idea abbastanza precisa del racconto che mi sarei trovata davanti. purtroppo però questo libro è molto molto diverso da quello che mi aspettavo e ne sono rimasta molto delusa.
l’ho trovato molto frammentato, come parti di un diario personale scritte in momenti casuali, senza seguire un filo logico o una linea temporale precisa, sembra proprio di saltare da una cosa all’altra totalmente a caso. gli argomenti si fondono insieme, avvengono dei cambiamenti che non sono spiegati bene e viene data più attenzione a dettagli abbastanza futili e insignificanti. sembra proprio di essere all’interno della testa della protagonista nel mezzo della sua confusione. la stessa protagonista definisce questo racconto un diario e sottolinea che se mai fosse stato pubblicato avrebbe prima dovuto avere un editing che potesse renderlo più comprensibile. dal mio punto di vista sembra proprio che questo editing manchi e che sia stato pubblicato così com’era.
poi per carità ci sono degli spunti interessanti e che avrei voluto leggere più approfonditi, racconta un po’ quello che vive la mia generazione o quella subito precedente con qualche anno in più di età, però alla fine non trasmette granché. non c’è un’evoluzione né della protagonista né della storia in generale, è molto statico.
l’ho percepito proprio come un racconto egoistico, un registro di un periodo di vita della protagonista, non pensato per essere rivolto a qualcun altro.
⭐️ 3,5 É sicuramente una scrittura strana a cui non sono abituata. All’inizio pensavo di non continuarlo, e invece si é rivelato uno strumento utile per comprendere che non sono l’unica ad affrontare certe situazioni della vita. Non mi chiamo Giada e non vivo a Venezia, ma mi sono ritrovata nelle situazioni che la protagonista vive. Bello
Incipit Oggi mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di casa, sono uscita di casa, fuori di casa c’era la valle dove vivo. La questione più che altro Incipitmania
Una bellissima fotografia della difficile vita veneziana di chi da studente diventa lavoratore con mille difficoltà connesse, scritto con tono piacevole e sarcastico. Consigliatissimo
Scrittura brillante e fresca, mi è piaciuto molto l’approccio alla narrazione e lo stream of consciousness. A tratti un po’ lento. Ho amato le storie sulla nonna e l’università.
Ho apprezzato molto la scrittura di Lamberti, il modo disincantato di raccontare la sua inettitudine, la dolce amarezza che trasmette con l'ironia. Non banale.
La scrittura di Ginevra Lamberti è particolare. Racconta la storia di Gaia (che in realtà è la stessa autrice) con le sue difficoltà familiari, personali nella continua ricerca di un futuro migliore, più appagante. Le tematiche affrontate profonde con umorismo e un pizzico di leggerezza.
Una storia come tante altre ma raccontata con un linguaggio giocoso, canzonatorio, a volte quasi infantile. Un modo di raccontare il mondo di oggi originale e con una voce fresca. Forse diventa difficile capire le problematiche reali della protagonista, si fa un pò fatica ad immedesimarsi ma comunque è un libro che consiglio.