Pulcinella ha vinto. Ha liberato il rione Sanità dal boss Clemente Sparaco. Come per miracolo la camorra sembra sparita da tutta la città. Solo la bellissima, coraggiosa e imprudente Rosa Bellella non può essere felice. Pulcinella, di cui è perdutamente innamorata, è sparito a sua volta. Come se non fosse mai esistito. Ma Pulcinella esiste ed è Puccio D’Aniello, il “Tuttaio”, l’aggiustatutto a prezzi imbattibili, il cui negozio è al centro della Sanità. E sa che il suo lavoro non è finito. La camorra non è battuta. Anzi. Per la prima volta le diverse bande, da sempre in guerra l’una contro l’altra, si sono unite, perché hanno uno scopo comune: uccidere Pulcinella. Lo stesso scopo del Club di potenti di cui sono lo strumento più brutale. Scovarlo non è facile. Si nasconde nelle profondità ed è abile. Li ridicolizza ed è peggio che ammazzarli. Si muove nei sotterranei di Napoli come nessun altro. E come nessun altro hacker s’infila nei loro computer. Pulcinella è la nemesi. Ma non è invincibile. È solo un uomo che è deciso a dare tutto se stesso contro l’ingiustizia.
Sodoma e Gomorra. Ma senza incontrare i Guermantes, né Albertine, niente tempo perduto, o divino Marcel.
Un po’ Gomorra e un po’ Sodoma, Sodoma quasi più di Gomorra, non esiste Gomorra senza Sodoma… La serie tv si è dimenticata di un aspetto fondamentale e pregnante della camorra, la gomorra partenopea (della criminalità organizzata in genere): il machismo dominante (e quindi l’omofobia), la violenza espressa anche e particolarmente attraverso il sesso, il sesso trasformato in sopraffazione e punizione. Anche se a capo c’è una donna, il maschilismo domina sempre.
Pulecenella mi ha divertito anche questa volta. Il Pulcinella di Massimo Torre, che quello tradizionale invece mi accascia. La seconda avventura del supereroe con la maschera napoletana è all’altezza della prima e forse addirittura migliore.
Anche questa volta l’ironia s’incrocia con l’umorismo passando per il sarcasmo, e l’avventura all’azione attraverso il gotico. C’è buona cultura in queste pagine scritte da Torre, e conoscenza della sua città. Le scene ‘forti’, ben oltre l’hard, sono condite in modo tale da restare scolpite. La scrittura di Torre è un piacere che si ripete ogni rigo, l’innesto di parole del dialetto nella lingua nazionale avviene con rara maestria e naturalezza.
Il perché delle immagini che ho aggiunto è presto detto: ho letto il primo Pulcinella di Massimo Torre, Chi ha paura di Pulcinella?, un paio di mesi prima che a Napoli ci fosse il meeting del vertice della Banca Centrale Europea, durante il quale i manifestanti hanno spesso sfilato in corteo indossando questa maschera, Pulcinella invece del passamontagna – evidentemente questo supereroe che dice di avere la pancia piena di fame di giustizia intercetta un bisogno che corre per le strade.
RILETTURA Continua a colpirmi questo Pulcinella per la sua intelligenza e il suo humour. Attinge da più generi letterari (e cinematografici). Inventa il supereroe italiano prima di Jeeg Robot, lo fa senza ricorrere a superpoteri, ma a studio strategia tecnologia allenamento. Lo fa tirando in ballo una maschera italiana che è famosa in tutto il mondo, ma certo non per essere coraggiosa e risolutiva, generosa e micidiale. In questa seconda storia la camorra si riorganizza: Pulcinella ha eliminato il clan che comandava, la Compagneria di Clemente Sparaco, gli altri clan adesso vogliono riprendersi il territorio e sbarazzarsi di Pulcinella tutti insieme. Ma litigano tra loro e boss dei boss sembra che diventi una donna, molto bella e sensuale. Più bella di Rosa Bellella? Certo, non per il cuore del nostro eroe, che si è innamorato, prontamente ricambiato, al fatidico primo incontro, amore a prima vista. Ma sopra la camorra c’è la Chiesa, la Politica, il Potere… O invece è sotto che stanno? Certo sopra la camorra c’è il Club. Quello sta sopra tutto e tutti. Kingo Kongo, il gorillone liberato da Pulcinella, sembra non preoccuparsi né della camorra né del Club. E sembra che si sia innamorato anche lui. Ma non è una femmina di gorilla…
Nel passato di Pulcinella c’è anche questo: il duro addestramento di un legionario.
Nel passato di Pulcinella c’è anche questo: il circo, il funambolo, il trapezio, i salti...
Il secondo capitolo delle avventure del vigilante partenopeo mascherato che combatte contro la Compagneria camorristica che opprime il rione Sanità di Napoli, dove ebbe i suoi natali il grande Totò, ed il Club di uomini potenti senza scrupoli che governano il mondo da dietro le quinte (epigoni del Club Infernale dalle pagine degli X-Men), con l'aiuto dei fidi Diego Armando (Robin) e Kingo Kongo (gorilla intelligente ed ammaestrato che capisce il linguaggio dei sordomuti e che mi ha ricordato il Grogro di Cybersix), mi è piaciuto ancora più del primo. Pulcinella e Rosa Bellella sonnambula che saltano di tetto in tetto nella notte sembrano Daredevil ed Elektra, il Pantalone malvagio che tortura con i suoi scagnozzi il povero Don Andrea sembra un criminale scappato da Gotham City, ed il finale in una delle torri gemelle della nuova Napoli richiama alla mente The Raid, il più bel film action di tutti i tempi secondo il sottoscritto. Non siamo più dalle parti del giallo/thriller, questa è letteratura supereroistica con spruzzate di ultra-violenza e comicità.
Anche questa seconda puntata non mi ha pienamente convinto. Massimo Torre scrive abbastanza bene, in modo semplice, con incursioni gradevoli della sua lingua partenopea, conosce a fondo e ama la sua città, Napoli, e attraverso Pulcinella e gli altri personaggi, soffre della situazione in cui versa. Lo posso capire. Il supereroe ci sta bene, ma che debba abbassarsi allo stesso livello dei "malamente" per combatterli e sconfiggerli, è un po' deludente... Rischia... Questa avventura si è un po' ripresa nella seconda parte, più pulita, per certi versi più vicina ad una storia. Se non fosse per Kingo Kongo... Ma un po' di fantasy non guasta, a questo punto. Tanto, il romanzo ne è già pieno.