Mescolando l'esperienza dello scrittore con le intuizioni del credente, Ferruccio Ulivi si cala nell'anima di san Giuseppe, si aggira nell'ambito della sua quotidianità. Liberamente rispettoso nei confronti dell'esegesi biblica, Ulivi fa invece strage dei "clichés" popolari sulla mansuetudine, sulla taciturna pazienza del "vecchio" padre putativo. Il giovane Giuseppe, raffigurato nella prima parte del romanzo, rivela un'umiltà che non esclude affatto la fierezza, le passioni, i sentimenti. Egli sa di discendere dalla stirpe reale di Davide e si sente chiamato a una missione provvidenziale.