Manager, diplomatici, militari, accademici, studenti che vivono a cavallo tra varie lingue e culture spesso si illudono che basti saper parlare inglese per poter comunicare. Ma anche se le parole sono comuni, i significati e i valori di riferimento sono assai diversi. La globalizzazione ha portato tutti a usare una lingua franca, l'inglese, dimenticando che un cinese, un indiano, un arabo, un italiano, un americano conservano i loro occhiali culturali. Il volume affronta i problemi comunicativi dovuti sia ai "software mentali" di cui non siamo consapevoli e che crediamo naturali, ovvi, scontati, sia a linguaggi altrettanto significativi quali i gesti, il vestiario, gli status symbol, gli oggetti; linguaggi cui non prestiamo attenzione, convinti che basti usare le parole giuste per capirsi.
Il contenuto del libro è eccezionale, da 5 stelle, ma ne ho tolta una per gli innumerevoli errori di stampa (alcuni proprio di costruzione della frase), presenti soprattutto nei capitoli 2 e 3, che non rendono la lettura difficile in quanto facilmente correggibili ma danno una forte idea di sciatteria; ne ho tolta un'altra per la sparata a zero sul politically correct: va bene che il libro è di 6 anni fa, ma qualche riflessione più approfondita forse si poteva fare anche nel 2015.
Rimane comunque un testo imprescindibile per chi lavora in ambito multiculturale.
Questo breve volumetto ha un taglio stra-divulgativo. Presenta una miriade di temi di linguistica, antropologia, storia sociale, non approfondendone nessuno, ma suscitando la curiosità di chi ancora non conosce quegli argomenti. Può essere simpatico da leggere per chi parte veramente da zero e per chi vuole trovare spunti di approfondimento nella bibliografia.
Volume molto utile per chi si interessa alla comunicazione interculturale, per professione o per piacere. Pone molti esempi per far comprendere come non basta sapere l'inglese per comunicare con persone di nazionalità differenti, ma bisogna conoscere la cultura dell'interlocutore
Interessante e ricco di suggerimenti per approfondire. Peccato per quelle poche righe e insinuazioni polemiche nei confronti del politically correct che stridono con il contenuto, a maggior ragione in uno scritto sulla comunicazione. Check your privilege.
Il contenuto è molto interessante ma spesso la grammatica o la costruzione delle frasi sono sbagliate e rovinano un po' la lettura. Comunque consigliato.
Questo libro è adatto per coloro che vogliono conoscere meglio la comunicazione interculturale e sulle abilità da una persona deve avere per comunicare il più efficacemente possibile in un contesto internazionale.